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11:43 venerdì 2 ottobre 2026
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

La televisione ha vinto i Golden Globe

Ha vinto Sorrentino, certo, ma in generale i Golden Globe si sono riconfermati una serata in cui si premia la televisione (e si vedono Vip liberi di fare festa, anche alcolica).

15 Gennaio 2014

Com’era prevedibile, dopo la vittoria (ma ho imparato che è meglio scrivere “trionfo”) de La Grande Bellezza ai Golden Globe, gran parte dei nostri quotidiani si sono automaticamente riempiti di articoli, saggi, spiegazioni sulla questione. Parere sicuramente personale, ma da lunedì mattina ad oggi quasi tutto quanto abbiamo avuto l’occasione di leggere è stato altamente deludente. Questo per un semplice motivo: nel momento in cui la pellicola di Paolo Sorrentino ha vinto, la discussione s’è spostata. Invece di chiedere a qualche esperto della materia o a qualche critico cinematografico, si è preferito chiedere il parere alle cosiddette Firme importanti della stampa italiana. Sociologi, intellettuali, osservatori del mondo che dicono – in piccola parte – la loro sul film, citano un bel corso e ricorso storico (“ma era dai tempi di Nuovo Cinema Paradiso che…”) ma che soprattutto approfittano della vittoria de La Grande Bellezza per parlare del nostro Paese, degli Stati Uniti, dell’Arte, della Crisi e di tante altre cose che possiamo far iniziare con una lettera maiuscola. Ripetiamo: tutto prevedibile, tutto già visto. Ma anche tutto molto deludente. Speriamo comunque che la discussione sul film continui, anzi, che si cominci a discutere realmente di Cinema e auguriamoci che questa vittoria porti realmente qualcosa di buono alla nostra industria. Insomma, sull’argomento ci siamo già lungamente espressi, per cui limitiamoci in questa sede a fare i più sinceri complimenti a Sorrentino per la sua vittoria, e che inizino i pronostici per gli Academy Awards, dove per altro non ci sarà La Vie d’Adèle, sicuramente l’avversario più temibile.  Detto questo, diamo uno sguardo ai risultati più importanti o interessanti della manifestazione, ponendo l’accento proprio su quelle categorie ignorate dalla stragrande maggioranza della nostra stampa.

The 27 Best Moments From The Golden Globe Awards

Se è vero che i premi dedicati alla parte cinematografica dei Golden Globe di quest’anno sono stati tutto sommato piuttosto prevedibili o senza particolari sorprese (forse i meno prevedibili sono stati i due Protagonista e Non Protagonista maschili nella categoria Film Drammatici, dove hanno vinto Matthew McConaughey e Jared Leto per il bellissimo Dallas Buyers Club), alcuni dati interessanti li possiamo estrapolare dai risultati in ambito televisivo. Quest’anno è stato sicuramente l’anno della consacrazione definitiva di Breaking Bad che ha vinto come Miglior Serie Drammatica e come Miglior Attore Protagonista grazie al magnifico Bryan Cranston. Certo, ormai anche il vostro edicolante vi ha fermato un giorno per dirvi che Breaking Bad è la serie più bella che abbia mai visto in vita sua e attorno alla creatura di Vince Gilligan s’è scatenato un hype un po’ tardivo e spesso fastidioso. Però questa è la prima vittoria ai Globe per Breaking Bad e arriva dopo ben quattro candidature per Cranston e due per la serie in cinque anni di attività in cui s’è fatto quasi sempre incetta di Emmy Awards. Insomma, un riconoscimento che arriva tardi ma forse premia l’opera nel suo complesso, per la sua incredibile tenuta nell’arco di cinque lunghe stagioni, periodo in cui solitamente molti altri prodotti del genere incappano in pause riflessive o interlocutorie. Breaking Bad al contrario s’è distinta per essere una serie capace di crescere di stagione in stagione secondo un piano ben preciso e una scrittura estremamente efficace capace di penetrare un immaginario collettivo e creando personaggi primari e secondari (“Better call Saul!”) che difficilmente dimenticheremo. Peccato per il mancato premio al partner di Cranston/Mr. White, ovvero Aaron Paul/Jesse Pinkman che se ne torna a casa a mani vuote dopo una sola nomination, ma il premio è andato a un eccellente Jon Voight, che nella parte di un ambiguissimo padre ex galeotto in Ray Donovan ha dato semplicemente il massimo. Staremo a vedere cosa farà ora Gilligan; quello che è certo è che che con un precedente del genere, sarà difficile esprimersi agli stessi livelli.

I premi più inattesi e interessanti sono stati quelli in ambito comedy. Come Miglior Serie è stata premiata Brooklyn Nine-Nine, nuovo show creato dalla coppia Dan Goor e Michael Schur, già dietro il successo di Parks And Recreation. La storia è semplice: la “ordinaria” vita di una serie di poliziotti nel distretto del titolo, condita da un umorismo spesso surreale e da una galleria di protagonisti che molto ha a che condividere proprio con quelli di Parks And Recreation. Mi viene da definire Brooklyn Nine-Nine come carina, ma forse non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità oppure ho visto  pochi episodi della prima stagione per farmi un parere più completo, ma il dato importante è che ormai sembra veramente che il genere comedy sia incapace di staccarsi dal modello finto documentaristico diventato prassi da The Office in avanti. Altra prova di questo dato è la doppietta di premi ai Migliori Attori della categoria che sono andati a Andy Samberg proprio per Brooklyn Nine Nine e a Amy Poehler per Parks And Recreation. Partiamo proprio dalla Poehler che ha finalmente vinto dopo ben tre anni consecutivi di candidature. Peccato che il suo sembra quasi un premio postumo, che arriva nel momento in cui la serie forse subisce una flessione dovuta alla lunga durata (siamo alla sesta stagione) o anche un riconoscimento per il secondo anno di conduzione dell’evento in coppia con l’amica e collega Tina Fey, già dietro al successo di 30 Rock. Discorso differente per Samberg che vince il premio dopo solo un anno di Brooklyn Nine Nine, ma dopo aver indelebilmente segnato la comedy statunitense con le sue straordinarie partecipazioni al Saturday Night Live e al suo gruppo parodico musicale Lonely Island. Anzi, la notizia è proprio di ieri: dopo la vittoria ai Globe la Fox ha chiamato i Lonely Island (Samberg, Jorma Taccone e Akiva Schaffer) per affidargli la programmazione e la gestione dei contenuti dei canali digitali di tutta la Fox. Dopo quasi un decennio di risate garantite, rimane un ottimo traguardo per Samberg e soci e una speranza per la programmazione della Fox.

Concludiamo segnalando la vittoria sia nella categoria Miglior Mini Serie o Film per la Tv e per il Miglior Attore allo splendido Behind The Candelabra. Il film è la trasposizione cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Scott Thorson e Alex Thorleifson. Usiamo volontariamente la parola “cinematografico” anche se in realtà parliamo di televisione, perché raramente s’è visto un dispendio di forze del genere per un prodotto destinato al piccolo schermo. Lo dico da abituale detrattore del regista Steven Sodebergh, che qui però riesce a dare il meglio di sé con un budget di 23 milioni di dollari. Lo stesso lo si può dire per Michael Douglas, qui chiamato a vestire i panni del pianista Liberace in una parte estremamente difficile, azzardata ma portata avanti con estremo coraggio e convinzione. Due premi assolutamente meritati per un prodotto che forse avrebbe meritato una maggiore visibilità. In conclusione possiamo dire che quest’edizione dei Golden Globe è stata decisamente buona. Come detto, poche sorprese per quanto riguarda il Cinema (e la buona notizia di Sorrentino è tra queste), molto di più in ambito televisivo, territorio dove si continuano a fare scelte un poco più coraggiose. Per chi poi ha ancora la voglia o il coraggio di fare la nottata e guardare la premiazione in diretta, rimane la soddisfazione di vedere tutti i propri attori o registi preferiti in una situazione molto più rilassata e informale rispetto a quella degli Academy Awards. Anzi, ogni tanto viene il sospetto che i Golden Globe siano una scusa per i nostri migliori amici immaginari per prendersi una sbronza colossale in compagnia.


 

Immagine: Aaron Paul e Bryan Cranston festeggiano il loro premio per Migliore Serie Drammatica (Kevin Winter / Getty Images); Gif e Vine dalla serata (via).

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