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20:57 mercoledì 16 settembre 2026
JD Vance si è prodotto in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.
Dopo che Ed Sheeran ha cacciato Macklemore dal suo tour per aver urlato Free Palestine dal palco, tutti i musicisti che lavoravano al tour lo hanno abbandonato per protesta Finneas O'Connel, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga si sono ritirati dal Loop Tour subito dopo la cacciata di Macklemore, in aperta polemica con Sheeran.
A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.

Killing Eve e la libertà di essere stronze

La prima stagione della serie di Phoebe Waller-Bridge riscrive il ruolo della donna-assassina, in meglio.

30 Maggio 2018

In una di quelle belle conversazioni organizzate dall’Hollywood Reporter, dove sono state chiamate attorno a un tavolo probabilmente le migliori attrici della televisione di oggi (da Elizabeth Moss a Thandie Newton), Sandra Oh ha detto che trovare il giusto ruolo, per chi fa il suo mestiere, «è come innamorarsi». A quattro anni dalla fine della sua esperienza in Grey’s Anatomy, dopo un periodo che lei stessa ha definito di “active waiting”, e cioè un’attesa vigile e consapevole, il colpo di fulmine si è consumato con il personaggio di Eve Polastri, protagonista di Killing Eve, la serie scritta e prodotta da Phoebe Waller-Bridge per Bbc America. «Quello di cui mi rendo conto adesso che ho più consapevolezza di me stessa, è che so cosa voglio da una relazione [lavorativa, ndr] e starò ad aspettare finché non ci saranno tutti i presupposti giusti, perché ora so che a certo punto arrivano», spiega Oh cercando conferma nelle colleghe, che annuiscono.

Sulla carta, Eve sembra non possedere nessuna peculiarità di quelle che siamo soliti associare a chi lavora nelle agenzie di spionaggio, come si chiamavano una volta: non è atletica né tantomeno spietata, non sembra avere un passato oscuro o una malattia da esorcizzare combattendo terroristi o sabotando intricati giochi politici, è persino sposata con un uomo mite del quale sembra sinceramente innamorata, con grande stupore della Carrie Mathison di Homeland. Eppure, quel ruolo ha segnato il ritorno di Oh al piccolo schermo dopo aver interpretato per 220 episodi uno dei volti più conosciuti della serialità televisiva, il chirurgo Cristina Yang. L’impacciata investigatrice, relegata ai piani bassi dell’MI5, conduce infatti una vita piattissima e non sembra neanche particolarmente dedita al suo lavoro (arriva in ritardo, non conosce le gerarchie), non fosse per una certa tendenza all’insubordinazione e, soprattutto, quel pallino per le donne che uccidono. Per lei Waller-Bridge ha immaginato allora un alter-ego formidabile: la splendida Villanelle, precedentemente conosciuta come Oksana Astankova, interpretata dalla bravissima Jodie Comer.

Esattamente come Eve, anche Villanelle esula dai contorni fittizi del personaggio che le è stato assegnato: è una sanguinaria, ma allo stesso tempo giocosa e irresistibile come il suo nome da cartone animato suggerisce, di quelle che alla fine non puoi che fare il tifo per lei. Una psicopatica e un’assassina, lei sì, senza scrupoli. Dietro il suo infantilismo provocatorio si intravede di rado un barlume di umanità, visto che per tutta la durata degli otto episodi della serie (che è già stata confermata per una seconda stagione), Villanelle usa la sua femminilità come un’arma a suo esclusivo beneficio (e non di chi la guarda), riuscendo a compiere atti orribili e a farla franca sfruttando la presunzione di innocenza legata al suo aspetto fisico. La sua smania omicida, così come una sua eventuale redenzione, non sono mai mitigate dal suo essere donna: Villanelle ama comprarsi cose di valore e travestirsi, flirta spassionatamente con chiunque quando può esserle utile, usa la tenerezza e la vulnerabilità come quotidiani strumenti del suo lavoro al pari di pistole e pugnali. Non sappiamo se stia scappando da qualcuno e/o qualcosa – al limite ci fa avvicinare all’assassino come fa il Barry di Bill Hader – sembra anzi piuttosto a suo agio nel ruolo di killer a pagamento, quasi si crogiola nella sua patologia («A noi psicopatici non piace essere chiamati così», dice a Eve durante una cena non convenzionale). Non è Wonder Woman, non è Nikita, non è Lorraine Broughton (la protagonista di Atomic Blonde interpretata da Charlize Theron) e non è nemmeno Ivan Drago, Dexter o John Wick: come ha scritto Hannah Giorgis sull’Atlantic «la disfunzionalità di Villanelle è tutta sua», e di nessun altro.

Killing Eve riesce così a scacciare via con intelligenza lo spettro dell’empowerment un tanto al kg che affligge quasi tutti i nuovi prodotti culturali che hanno le femmine come protagoniste: lo avevano previsto da IndieWire all’indomani di Wonder Woman e Atomic Blonde, quasi fosse una sorta di prezzo da pagare per una maggiore (e sacrosanta) rappresentazione. La tensione, anche sessuale, tra Eve e Villanelle vale da sola l’intera serie: il loro è un rapporto che attraversa i generi (nel senso di categorie di narrazione), dal classico film d’azione alla spy story fino all’antagonismo fumettistico tra il protagonista e la sua nemesi, modulato dalla scrittura leggera e mai scontata di Waller-Bridge. Niente a che vedere con la tristissima Dominika Egorova di Red Sparrow, interpretata dalla pur brava Jennifer Lawrence, mortificata da una sceneggiatura inutilmente sadica e voyeuristica. E no, non si tratta di centimetri di pelle scoperta, quanto piuttosto di libertà di essere. In questo caso una stronza fuori di testa.

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