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20:40 lunedì 2 febbraio 2026
A San Francisco hanno organizzato una manifestazione in difesa dei miliardari ma non si capisce se sia un’iniziativa seria o una burla L'obiettivo (pare) è proteggere i miliardari residenti in California da una proposta di patrimoniale del 5 per cento sui patrimoni dal miliardo in su.
In Portogallo il centrodestra sta chiedendo ai suoi elettori di votare per i socialisti al ballottaggio pur di non far vincere l’estrema destra Diversi esponenti del centrodestra hanno annunciato che l'8 febbraio voteranno António José Seguro, perché è l'unico modo di difendere la democrazia portoghese.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Un programmatore ha creato un social che possono usare solo i chatbot e i chatbot lo stanno usando per lamentarsi degli esseri umani Si chiama Moltbook, somiglia molto a Reddit e anche i chatbot si comportano in modo molto simile agli utenti Reddit: si lamentano e insultano.
Il governo Usa si è dimenticato di censurare i volti e i corpi delle donne ritratte nella tranche di Epstein Files appena pubblicata Alcune di queste sarebbero addirittura minorenni: se ne sono accorti i giornalisti del New York Times, grazie a loro le foto sono state rimosse.
Nel nuovo trailer del Diavolo veste Prada 2 c’è Miranda Priestly che, come tutte le direttrici del mondo, va alla ricerca di soldi per il suo giornale Ambientato a Milano, il trailer mostra una Miranda Priestly alle prese, persino lei, con la crisi dell'editoria.
Nonostante abbia vinto il premio per l’Album dell’anno, a Bad Bunny è stato vietato di esibirsi dal vivo ai Grammy Stavolta non c'entra la politica ma un grosso concerto che Bad Bunny terrà l'8 febbraio durante un evento piuttosto importante.
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.

Killing Eve e la libertà di essere stronze

La prima stagione della serie di Phoebe Waller-Bridge riscrive il ruolo della donna-assassina, in meglio.

30 Maggio 2018

In una di quelle belle conversazioni organizzate dall’Hollywood Reporter, dove sono state chiamate attorno a un tavolo probabilmente le migliori attrici della televisione di oggi (da Elizabeth Moss a Thandie Newton), Sandra Oh ha detto che trovare il giusto ruolo, per chi fa il suo mestiere, «è come innamorarsi». A quattro anni dalla fine della sua esperienza in Grey’s Anatomy, dopo un periodo che lei stessa ha definito di “active waiting”, e cioè un’attesa vigile e consapevole, il colpo di fulmine si è consumato con il personaggio di Eve Polastri, protagonista di Killing Eve, la serie scritta e prodotta da Phoebe Waller-Bridge per Bbc America. «Quello di cui mi rendo conto adesso che ho più consapevolezza di me stessa, è che so cosa voglio da una relazione [lavorativa, ndr] e starò ad aspettare finché non ci saranno tutti i presupposti giusti, perché ora so che a certo punto arrivano», spiega Oh cercando conferma nelle colleghe, che annuiscono.

Sulla carta, Eve sembra non possedere nessuna peculiarità di quelle che siamo soliti associare a chi lavora nelle agenzie di spionaggio, come si chiamavano una volta: non è atletica né tantomeno spietata, non sembra avere un passato oscuro o una malattia da esorcizzare combattendo terroristi o sabotando intricati giochi politici, è persino sposata con un uomo mite del quale sembra sinceramente innamorata, con grande stupore della Carrie Mathison di Homeland. Eppure, quel ruolo ha segnato il ritorno di Oh al piccolo schermo dopo aver interpretato per 220 episodi uno dei volti più conosciuti della serialità televisiva, il chirurgo Cristina Yang. L’impacciata investigatrice, relegata ai piani bassi dell’MI5, conduce infatti una vita piattissima e non sembra neanche particolarmente dedita al suo lavoro (arriva in ritardo, non conosce le gerarchie), non fosse per una certa tendenza all’insubordinazione e, soprattutto, quel pallino per le donne che uccidono. Per lei Waller-Bridge ha immaginato allora un alter-ego formidabile: la splendida Villanelle, precedentemente conosciuta come Oksana Astankova, interpretata dalla bravissima Jodie Comer.

Esattamente come Eve, anche Villanelle esula dai contorni fittizi del personaggio che le è stato assegnato: è una sanguinaria, ma allo stesso tempo giocosa e irresistibile come il suo nome da cartone animato suggerisce, di quelle che alla fine non puoi che fare il tifo per lei. Una psicopatica e un’assassina, lei sì, senza scrupoli. Dietro il suo infantilismo provocatorio si intravede di rado un barlume di umanità, visto che per tutta la durata degli otto episodi della serie (che è già stata confermata per una seconda stagione), Villanelle usa la sua femminilità come un’arma a suo esclusivo beneficio (e non di chi la guarda), riuscendo a compiere atti orribili e a farla franca sfruttando la presunzione di innocenza legata al suo aspetto fisico. La sua smania omicida, così come una sua eventuale redenzione, non sono mai mitigate dal suo essere donna: Villanelle ama comprarsi cose di valore e travestirsi, flirta spassionatamente con chiunque quando può esserle utile, usa la tenerezza e la vulnerabilità come quotidiani strumenti del suo lavoro al pari di pistole e pugnali. Non sappiamo se stia scappando da qualcuno e/o qualcosa – al limite ci fa avvicinare all’assassino come fa il Barry di Bill Hader – sembra anzi piuttosto a suo agio nel ruolo di killer a pagamento, quasi si crogiola nella sua patologia («A noi psicopatici non piace essere chiamati così», dice a Eve durante una cena non convenzionale). Non è Wonder Woman, non è Nikita, non è Lorraine Broughton (la protagonista di Atomic Blonde interpretata da Charlize Theron) e non è nemmeno Ivan Drago, Dexter o John Wick: come ha scritto Hannah Giorgis sull’Atlantic «la disfunzionalità di Villanelle è tutta sua», e di nessun altro.

Killing Eve riesce così a scacciare via con intelligenza lo spettro dell’empowerment un tanto al kg che affligge quasi tutti i nuovi prodotti culturali che hanno le femmine come protagoniste: lo avevano previsto da IndieWire all’indomani di Wonder Woman e Atomic Blonde, quasi fosse una sorta di prezzo da pagare per una maggiore (e sacrosanta) rappresentazione. La tensione, anche sessuale, tra Eve e Villanelle vale da sola l’intera serie: il loro è un rapporto che attraversa i generi (nel senso di categorie di narrazione), dal classico film d’azione alla spy story fino all’antagonismo fumettistico tra il protagonista e la sua nemesi, modulato dalla scrittura leggera e mai scontata di Waller-Bridge. Niente a che vedere con la tristissima Dominika Egorova di Red Sparrow, interpretata dalla pur brava Jennifer Lawrence, mortificata da una sceneggiatura inutilmente sadica e voyeuristica. E no, non si tratta di centimetri di pelle scoperta, quanto piuttosto di libertà di essere. In questo caso una stronza fuori di testa.

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