Hype ↓
22:07 lunedì 17 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Tutto quello che è stato Kentaro Miura

Il mangaka autore di Berserk, da poco scomparso, ha influenzato un’intera galleria di immagini della cultura pop moderna, che senza il suo fumetto oggi sarebbe completamente diversa.

20 Maggio 2021

Oggi la casa editrice giapponese Hakusensha ha dato la notizia della morte di Kentaro Miura, autore di Berserk: lo scorso 6 maggio il mangaka è stato colto da una «grave dissezione aortica», hanno scritto. Aveva 54 anni, di lui restano un’opera incompleta e un’immensa influenza artistica, eredità che va oltre i 40 volumi del suo magnum opus e i 50 milioni di copie vendute in tutto il mondo, in ogni lingua.

«Se dovessi raccontare l’Inferno senza pensarci, finirei a descrivere l’”Eclisse” di Berserk», ha scritto Tatsuki Fujimoto, autore di uno dei successi recenti del mondo del fumetto giapponese, Chainsawman. Fujimoto è nato il 10 ottobre del 1993, in quel giorno Berserk era già in edicola da quattro anni (dal 25 agosto del 1989, per la precisione) e Miura si divertiva a sconvolgere il mondo del manga con cadenza mensile. Monthly Animal House edita da Hakusensha era diventata la rivista indispensabile nelle liste d’acquisto di tutti quei fumettari che un giorno sarebbero diventati fumettisti. Ichigo Kurosaki di Bleach non avrebbe la sua gigantesca Zangetsu se non fosse esisto Berserk, e Kirito di Sword Art Online non si chiamerebbe lo Spadaccino Nero. La saga videoludica di Dark Souls non esisterebbe se Miura non avesse mai preso in mano una matita, Sandor Clegane de Il Trono di Spade non sarebbe fatto come è fatto se Miura non avesse usato quella matita per disegnare Guts (o Gatsu), il protagonista del suo manga. Un’intera galleria di immagini della cultura pop moderna non ci sarebbe stata o sarebbe stata diversa se Miura non fosse stato l’artista che è stato e se Berserk non fosse mai esistito.

Come sempre quando si tratta di un artista capace di esercitare influenza oltre i limiti del suo tempo e del suo spazio, una lista di ciò che da lui è venuto sarebbe inevitabilmente incompleta e confusa (anche perché è spesso chi legge a decidere le influenze di chi scrive): avete mai giocato a Final Fantasy o a Devil May Cry? Sapete chi è Mikasa di Shingeki no Kyojin o vi è capitato di vedere il trailer della nuova stagione di Castelvania su Netflix? Direste mai che il pezzetto di Avengers: Endgame in cui Thanos pronuncia la famosa «un’anima per un’anima» è un omaggio a Berserk? La confusione dell’influenza che Miura ha esercitato è inevitabile anche e soprattutto perché “confusionarie” sono state le influenze che lui ha subìto: ovviamente c’è Go Nagai e Guin Saga, ma poi ci sono Lady Hawke e Conan il Barbaro, Dante e la mitologia hindu, un miscuglio che farà di Berserk una cosa impossibile da inserire nelle categorie tradizionali di pubblico di riferimento e genere di appartenenza: “Seinen”, la parola che usano i giapponesi per indicare il fumetto che non è per ragazzi(ni) né ragazz(in)e, ma mica basta questo. “Dark fantasy”, perché c’è un energumeno bardato in armatura e armato di spadone sulla copertina del primo numero, ma certo non finisce lì.

Da una tavola di Berserk

Berserk è (stato?) una storia di cose impossibili. Nelle sue pagine Miura disegnava un mondo, con la matita più grossa che c’era e la mano che calcava più forte possibile: ci sono tavole in cui la pagina sembra stia per crollare sotto il peso delle linee pesantissime tracciate dall’autore, solchi nella terra, graffi sulla pelle. Nella sua storia Miura raccontava la vendetta di un eroe che è in realtà un mostro: Guts, che significa “fegato” nel senso di coraggio, quello che ci vuole per combattere in un mondo che brucia. Nella storia Guts combatte contro un nemico imbattibile (la morte? Il destino? La natura umana?) una battaglia impossibile che non è terminata, e forse è giusto che sia finita com’è finita: non sapremo mai che ne è stato dello Spadaccino Nero, forse perché era già tutto scritto e lo abbiamo sempre saputo, forse perché non si sarebbe mai potuto scrivere e non aveva importanza scoprirlo.

Berserk è (stato?) una storia di cose impossibili anche dal punto di vista editoriale: in un’industria squisitamente quantitativa come quella del fumetto giapponese contemporaneo, Miura ha creato un’opera la cui estetica pretendeva un impegno e una dedizione insostenibili con la cadenza regolare delle pubblicazioni, incompatibili con l’impegno prolungato del mercato dell’intrattenimento. Ma Berserk a un certo punto è diventato anche il manga impossibile da leggere: le pause tra la pubblicazione di un capitolo e quello successivo si facevano sempre più lunghe e sempre più frequenti, aprendo buchi nella memoria del lettore che si potevano colmare solo con una nuova lettura di quanto era già pubblicato. E alla fine Berserk era diventato una cosa da guardare più che da leggere, da ammirare più che da seguire: «Le sue tavole meritano di stare in un museo» è infatti il racconto più giusto, l’omaggio più bello che in queste ore si sta facendo a Miura.

Da Berserk

Miura aveva su di sé anche il peso di una storia e di una cultura impossibili da comprendere davvero al di fuori del Giappone: Guts è stato probabilmente la sua versione personale dell’urami, il rancore, il risentimento che attraversa la storia della letteratura giapponese, capace di produrre demoni, fantasmi, mostri. Lo spadaccino nero è stato la sua versione dell’eroe riluttante e del protagonista byroniano per tutti noi che viviamo in questa metà del mondo, ma probabilmente per lui era solo l’ennesimo omaggio al lupo solitario di Kazuo Koike e Goseki Kojima, uno dei capitoli iniziali di ogni storia del manga.

Quando aveva 18 anni, Miura andava in giro a far vedere gli schizzi di quello che sarebbe diventato Guts ad amici e colleghi, diceva «è soltanto una cosa che voglio impegnarmi a fare». E si è impegnato a farla per i 36 anni successivi, con la dedizione che trasforma un lavoro in missione, come il suo protagonista che scambia il mestiere di mercenario con la missione di vendicatore. Nel mezzo, l’ossessione per ciò che va fatto e la battaglia con ciò che impedisce di farlo: lo scorrere del tempo, il limite delle forze, il desiderio di altro. Ho letto un ricordo di Miura pubblicato da George Morikawa, l’autore di Hajime no Ippo. Morikawa scrive che sapeva che quella di Miura con la sua opera era “una lotta”, come tutte le cose fatte “alle proprie condizioni” quando quelle condizioni sono lo sforzo del cuore e la fatica della mente. E forse è giusto che l’ultimo capitolo di Berserk sia il frutto dello sforzo del cuore e dell’impegno della mente di tutti quelli che lo hanno letto, capito e amato in questi anni.

Articoli Suggeriti
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen

, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.

La Lista Nera che ha cambiato la storia di Hollywood, degli Stati Uniti e del mondo. In peggio

Raccontata in una retrospettiva al Festival di Locarno appena conclusosi, la Lista Nera che quasi distrusse il cinema americano 80 anni fa spiega moltissimo del nostro presente. E, forse, del futuro che ci aspetta.