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Jim Al-Khalili, il divulgatore scientifico che si diede alla fantascienza

Incontro con lo scienziato di fama mondiale, ha appena pubblicato Sunfall, che immagina nel 2041 una Terra alle prese con la sparizione del campo magnetico.

08 Agosto 2019

Non solo nel 2019 abbiamo celebrato i 50 anni dei primi passi dell’uomo sulla Luna, ma già nel 2022 avremo modo di festeggiare pure gli ultimi: sono dodici gli esseri umani che hanno messo piede sul nostro unico satellite, e lo hanno fatto tutti tra il 1969 e il 1972. Abbiamo iniziato e finito così velocemente di visitare altri corpi celesti per molte buone ragioni. Innanzitutto, sono spedizioni che comportano spese – è il caso di dirlo – esorbitanti; inoltre l’automazione ha sostituito l’uomo anche in questo campo, come dimostrano le missioni su Marte degli ultimi 25 anni.

Soprattutto, abbiamo scoperto che lo spazio è un luogo terribilmente inospitale, del tutto inadatto a fare da scenario ai sogni e alle ambizioni che l’umanità cullava durante l’era spaziale. Nessuna colonia o astronave erano nel nostro immediato futuro. L’evoluzione che porta dalle incredibili avventure di Guerre Stellari (George Lucas, 1977), all’incubo di Alien (Ridley Scott, 1989), fino all’esasperante ostilità della semplice orbita terrestre in Gravity (Alfonso Cuarón, 2013) è un po’ lo specchio di una presa di coscienza. Nello spazio fa freddissimo, non c’è aria, abbondano raggi cosmici letali; sulla Terra abbiamo per fortuna un’atmosfera e una magnetosfera che ci proteggono, niente di più.

In Sunfall, esordio narrativo di Jim Al-Khalili, docente di fisica all’Università del Surrey, presidente della British Science Association e divulgatore scientifico di fama mondiale, a venir meno sono proprio le nostre difese naturali: quella che sembrava inizialmente una normale inversione dei poli si rivela essere in realtà il principio di un’imminente sparizione del campo magnetico terrestre. Per fare della buona divulgazione scientifica bisogna essere capaci di trovare sempre dei buoni esempi in grado di far capire materie complesse a chi ne è a digiuno, e questo somiglia molto alla ricerca delle giuste metafore in un’opera narrativa; essendo Jim Al-Khalili un fuoriclasse in quel tipo di saggistica, si potrebbe considerare abbastanza naturale il suo passaggio al romanzo, ma oltre che delle somiglianze bisogna tenere conto anche delle importanti differenze tra i due tipi di scrittura.

«La mia decisione di scrivere un romanzo dopo molti saggi scientifici di successo è arrivata un po’ per caso. Il mio editore inglese mi aveva chiesto quale sarebbe stato il mio prossimo libro, e ho scherzato rispondendo che magari sarebbe stato un romanzo di fantascienza. All’improvviso mi sono trovato con il loro editor di fantascienza che mi chiedeva una sinossi. Con un po’ di arroganza e di ingenuità ho pensato che sarebbe stato facile», mi racconta Al-Khalili. «Come dici, illustrare complicati concetti scientifici consiste nel trovare descrizioni creative. Mi sono reso conto però che la scrittura di fiction richiede tutta una serie di abilità differenti. Invece di descrivere il mondo reale, ho dovuto fare i conti con un universo di mia immaginazione – un universo che obbedisce alle leggi della fisica, ma in cui l’autore descrive ciò che potrebbe essere, non ciò che è».

«Ho anche dovuto creare personaggi tridimensionali che non solo fossero credibili, ma con cui il lettore potesse empatizzare. Uno dei passaggi più belli del processo di scrittura di un romanzo, che non mi aspettavo, è quando i tuoi personaggi assumono una loro personalità, diversa da quella del loro creatore. Diventano persone reali. Ho anche dovuto imparare a rappresentare il mio mondo, trasferendo tutti i dettagli dalla mia immaginazione: le luci, i suoni, gli odori. Ho avuto modo di apprezzare come la realizzazione di un’opera narrativa sia diversa dalle spiegazioni della non fiction. Si tratta di un percorso che mi sono goduto».

Confrontato con la migliore fantascienza di questi ultimi anni, come la trilogia del Passato della Terra di Liu Cixin, o la Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, Sunfall mostra sorprendenti affinità con il capolavoro dell’autore cinese: la trama ha uno stile molto vicino al thriller; l’umanità si trova di fronte a una minaccia esistenziale; si valutano le possibili soluzioni e si varano programmi ambiziosi – da una parte il Progetto Asceti Impenetrabili, dall’altra il Progetto Odino – e in ogni caso tra i principali ostacoli ci sono intrighi politici e complotti orditi da esseri umani che cospirano contro la sopravvivenza della loro stessa specie; entrambi i romanzi inoltre sembrano partire da questioni realmente discusse nella comunità scientifica, come il problema dei tre corpi nella trilogia di Cixin e l’evento di Laschamp in Sunfall.

«In realtà sto leggendo solo adesso la trilogia di Liu Cixin, e sì, vedo dei paralleli», mi risponde Al-Khalili. «Quando ho iniziato a scrivere Sunfall, l’evento di Laschamp era qualcosa di cui ero al corrente. Di fatto, uno dei primi titoli per il libro in lavorazione era “The Laschamp Event”. Ma il mio editor mi ha convinto che, nella narrativa contemporanea in lingua inglese (non saprei se anche in italiano) vanno di moda titoli con una sola parola, per questo: Sunfall. Comunque, tutte le premesse basilari della storia, come la magnetosfera morente, l’evento di Laschamp, la materia oscura e il Progetto Odino (un altro titolo che avevo suggerito) sono state decise fin dal principio. I vari personaggi sono venuti dopo».

Per altri versi, la fantascienza di Liu Cixin e quella di Jim Al-Khalili non potrebbero essere più distanti: l’arco narrativo del Passato della Terra copre un periodo di 18 milioni di anni, e nel corso della storia la fantasia non viene mai tenuta a freno; Sunfall ha come ambientazione il 2041, e tutto ciò che accade è in una certa misura plausibile, anche se non auspicabile: i droni vengono usati per una videosorveglianza costante, le multinazionali siedono ai tavoli dell’Onu, la realtà aumentata è implementata nei nostri occhi, le intelligenze artificiali gestiscono i laboratori di ricerca, l’innalzamento del livello dei mari ha cambiato faccia al Pianeta sia dal punto di vista geografico che politico.

Per quanto sia impossibile resistere al fascino di una grandiosa costruzione speculativa come quella di Liu Cixin, è più facile trovare in opere come Sunfall o Gravity la fantascienza del nostro tempo, quella che ci aiuta a tenere nella giusta considerazione un pianeta che dopotutto rimane, a quanto ne sappiamo, l’unico nell’universo a ospitare la vita. Come se Al-Khalili avesse voluto usare la forma del romanzo non non tanto per narrare, quanto per espandere il dibattito culturale e scientifico attuale.

«Solo ora, in retrospettiva, mi rendo conto che inserire così tanta scienza in un romanzo può essere un modo originale per presentare quelle idee a un pubblico più ampio. Ma non era questa la mia motivazione», dice lui. «Quello che ritenevo importante (e lo penso ancora) era usare una scienza credibile. Come dici, tutto ciò che c’è nel libro potrebbe accadere. In alcuni casi ho inserito qualche forzatura, ma non ho violato nessuna legge della fisica e non ho descritto nulla che non potrebbe rivelarsi vero. Sono cresciuto leggendo i romanzi di fantascienza di Arthur C. Clarke, Carl Sagan, Larry Niven e Isaac Asimov. Tutti questi grandi autori possono essere annoverati nel cosiddetto genere della “hard sci-fi”, che si distingue dalla fantascienza troppo fantastica, quella delle storie con i viaggi nel tempo, i teletrasporti, le invasioni degli alieni, e così via».

«Per questo ho ambientato Sunfall in un futuro distante solamente due decenni. In questo modo ho potuto estrapolare alcuni temi della ricerca scientifica attuale (nanotecnologie, computer quantistici, realtà aumentata, intelligenza artificiale) e fare previsioni spero attendibili su ciò a cui assomiglierà il mondo nel 2041. Di certo la grande fantascienza è anche un’indagine sulla condizione umana, sull’etica e sulla moralità. Non sono sicuro di aver raggiunto questo livello di profondità intellettuale in Sunfall. Il mio scopo principale era davvero scrivere un thriller da cui il lettore venisse catturato, che gli facesse sempre venir voglia di voltare pagina. In questo sono stato molto influenzato da Stephen King. Era ed è ancora un maestro nel raccontare storie. Se potessi ottenere una frazione del suo successo sarei enormemente soddisfatto. Ma per ora voglio vedere cosa ne pensa il mondo di Sunfall. Credo che se venisse accolto abbastanza bene potrei scrivere un secondo romanzo».

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