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A giudicare dal trailer finale, Dune – Parte 3 di Denis Villeneuve è completamente diverso da Dune Messiah di Frank Herbert, tranne che per un fondamentale dettaglio Dettaglio che ovviamente riguarda il personaggio di Paul e che fu la ragione che spinse Herbert a scrivere un secondo libro con lui protagonista.
In India è uscito un videogioco ispirato alle proteste del “Partito degli Scarafaggi” in cui bisogna organizzare una manifestazione scansando i manganelli, i lacrimogeni e gli idranti della polizia Si parte da soli in una strada di Delhi, si raccolgono manifestanti e si scappa dalla polizia per arrivare a Jantar Mantar, luogo simbolo delle proteste nella capitale.
C’è una AI che si autodefinisce “rigenerativa” perché ogni 100 conversazioni fatte con lei finanza la piantumazione di un albero EcoGPT è un assistente AI come ChatGPT, ma usa modelli più piccoli e finanzia la piantumazione di alberi in Africa in base a quanto lo si usa. Un’idea simile a quella di Ecosia, che però non convince tutti.
I partiti palestinesi hanno ottenuto un successo senza precedenti alle elezioni in Israele e saranno determinanti per impedire a Netanyahu di tornare al potere Circa 8 palestinesi israeliani su 10 hanno votato e i partiti arabi hanno ottenuto il record di seggi nella Knesset. Il loro contributo farà la differenza.
Se la nuova campagna di Prada sembra fatta da Disney è perché è stata disegnata da un animatore Disney L'autore del mondo immaginario in cui sono immersi i modelli e le modelle è John Pomeroy, disegnatore di 75 anni che tra le altre cose lavorò a Winnie the Pooh and Tigger Too, Bianca e Berni e Pocahontas.
Finalmente è arrivata una delle settimane più belle dell’anno, quella in cui ci prepariamo a C2C Festival Ci siamo quasi: da giovedì 29 ottobre a domenica 1 novembre ci ritroviamo tutti a Torino, come sempre durante la Contemporary Art Week.
Molte persone stanno commentando l’arresto di Youssef Siher dicendo che aveva già spiegato tutto Marco Bellocchio in Sbatti il mostro in prima pagina Nel film un quotidiano di destra trova il colpevole di un omicidio in un giovane militante di sinistra, innocente. Cinquant’anni dopo, il racconto dell’arresto del ricercatore milanese ha riportato in tanti a quella storia.
Google ha abbattuto 400 mila alberi in Finlandia per costruire dei data center, e ora i lupi che abitavano in quelle foreste hanno deciso di “trasferirsi” in città La filiale finlandese di Google ha raso al suolo centinaia di ettari di bosco senza aspettare le valutazioni ambientali. Gli animali sono fuggiti e i lupi adesso si stanno avvicinando ai centri abitati in cerca di cibo.

Tutte le identità di Janelle Monáe

Musicista, ballerina, attrice, attivista: chi è l’artista protagonista di Moonlight e Il diritto di contare, due film candidati ai prossimi Oscar.

21 Febbraio 2017

Rileggendo le ultime interviste di Janelle Monáe c’è una frase ricorrente, che rende bene conto dell’agenda della trentunenne originaria di Kansas City. Dopo aver eluso la solita domanda sull’essere musicista e attrice allo stesso tempo, e quali delle due carriere eventualmente sceglierà, Monáe ha ripetuto spesso di considerarsi piuttosto «una che racconta delle storie, e che cerca di farlo nel miglior modo possibile». Non è un caso, allora, che sia fra le protagoniste di due dei film che il prossimo 26 febbraio si contenderanno l’Oscar come miglior pellicola, Il diritto di contare di Theodore Melfi e Moonlight di Berry Jenkins, una storia di riscatto la prima e un racconto di formazione il secondo. Nel film diretto da Melfi recita accanto a Taraji P. Henson e Octavia Spencer (quest’ultima candidata come “Miglior attrice non protagonista”) nel ruolo di una delle tre matematiche afroamericane assunte dalla Nasa durante la corsa allo spazio, in piena Guerra Fredda. Grazie ai loro calcoli, John Glenn sarà il primo astronauta americano a compiere un’orbita completa intorno alla Terra, nel 1962. È una storia poco conosciuta e, con le parole della stessa Monáe, portarla sul grande schermo è stata una responsabilità civica prima di ogni cosa, «cosicché nessuna ragazzina ignorasse l’esistenza di queste eroine americane», come ha raccontato a Dazed & Confused. In Moonlight, invece, interpreta la madre adottiva di un adolescente omosessuale in un quartiere difficile di Miami, una storia che le ha provocato una reazione viscerale sin dalla prima lettura dello script, «in parte perché conosco bene tutti questi personaggi», ha dichiarato ancora in un’intervista al Guardian.

23rd Annual Screen Actors Guild Awards - Arrivals

Moonlight ci consegna un ritratto insolitamente non monolitico di un microcosmo, quello dei quartieri a basso reddito delle grandi metropoli, dove proliferano i piccoli spacciatori ma esiste anche un forte senso comunitario, familiare tanto al regista Berry Jenkins, cresciuto solo qualche isolato più in là dal set del suo film, tanto a Monáe, venuta su in una grande famiglia guidata dalla figura carismatica della nonna, madre di undici figli e depositaria di moltissime storie, punto di riferimento «per chi uscisse di prigione o dal rehab, non avesse di che mangiare o un posto dove stare». Allo stesso tempo: «Gli spacciatori con i quali sono cresciuta vivevano di imbrogli e di scelte difficili, di cui certamente non andavano fieri, ma in qualche modo restituivano qualcosa alla loro comunità, facendo da “mentori” ai più giovani, pagando le bollette delle famiglie in difficoltà, quasi fossero dei genitori surrogati, proprio come in Moonlight».

Chi un po’ conosce Janelle Monáe musicista, la ricorderà vestita di bianco e nero in video come  “Thightrope“, nei panni del suo alter ego androide Cindi Mayweather, protagonista dell’album Metropolis. The ArchAndroid (2010), che completa la suite in tre parti iniziata con il primo EP Metropolis: Suite I (The Chase), con cui aveva debuttato nel 2007, dopo essere stata scoperta su MySpace da Big Boi degli Outkast ed essere passata quindi sotto la Bad Boy Records di Sean “Diddy” Combs. L’eleganza affettata e androgina allo stesso tempo, la capigliatura in perfetto stile Pompadour e una presenza scenica che mescola insieme le lezioni di James Brown, Prince e Grace Jones, d’altronde, erano già delle dichiarazioni artistiche piuttosto evidenti: Janelle Monáe è sempre stata un’attivista, a partire dalla scelta di indossare anche lei, come la madre bidella e il padre spazzino, un’uniforme ufficiale da lavoro. Nel suo caso si tratta spesso del tuxedo rivisitato, con il quale prendersi gioco anche degli stereotipi della popstar, uomo o donna che sia.

Women's March On Washington

Non sorprende che il suo debutto cinematografico, allora, avvenga con due pellicole dal forte spessore sociale e non sorprende neanche vederla tra le fila del Black Lives Matter o sul palco della Women’s March di Washington, il giorno dopo l’inaugurazione di Donald Trump: se c’è qualcuno a cui queste tematiche sono sempre state a cuore prima che diventassero potenti strumenti di comunicazione, ma anzi sono connaturate alla sua attività, beh, quella è proprio lei. Laureata in recitazione alla American Musical and Dramatic Academy di New York, non ha mai pensato alla sua carriera come a qualcosa di chiuso: con tre album alle spalle (l’ultimo è Electric Lady, del 2013, dove collabora fra gli altri con Erykah Badu) e sei candidature ai Grammy Awards, può essere considerata a buon diritto un’artista a tutto tondo, fondatrice e proprietaria della Wondaland Records, l’etichetta per la quale escono anche i suoi dischi.  Già l’alter ego di Cindi anticipava in qualche modo il ruolo del “computer umano” interpretato ne Il diritto di contare, e rappresenta di fatto la prima incarnazione di un’identità artistica sfaccettata, che sceglie oggi di manifestarsi in maniera multiforme utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione, dalle movenze di danza come quelle di “Dance Apocalyptic” al pacato linguaggio del corpo sperimentato in Moonlight. Come la prima della classe quale è.

Immagini Getty.
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Ratanà, Remulàss, Silvano e il Pastificio Ratanà: Cesare Battisti ha costruito negli anni una piccola galassia, incarnazione della sua filosofia culinaria. Lo abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del suo libro, Manifesto della cucina del futuro.