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Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
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La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
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Jafar Panahi ha detto che dopo gli Oscar tornerà in Iran e andrà di nuovo in carcere

Mentre era a New York per una premiazione, ha scoperto di essere stato condannato a un anno di carcere per «attività di propaganda».

03 Dicembre 2025

Lunedì 1 dicembre, mentre era a New York a ritirare i tre Gotham Award vinti per Un semplice incidente (Miglior film internazionale, Miglior regia, Miglior sceneggiatura originale), Jafar Panahi ha scoperto di essere stato di nuovo condannato al carcere in Iran. Mostafar Nili, l’avvocato di Panahi, ha detto che il regista ha ricevuto una condanna a un anno di carcere, a cui si aggiunge il divieto di lasciare l’Iran, per «attività di propaganda», cioè per aver fatto un film in cui ancora una volta critica aspramente e apertamente il regime dell’ayatollah. Nili ha già detto che farà ricorso in appello, mentre Panahi ha fatto sapere che al termine della stagione dei premi – cioè dopo la notte degli Oscar – tornerà in Iran e, se dovesse essere ancora valida, sconterà la sua pena come ha già fatto due volte in passato. Il regista ha detto di non aver nessuna intenzione di chiedere asilo politico in nessun Paese.

Dei soprusi che Panahi ha subìto in passato dal governo del suo Paese abbiamo parlato dopo la vittoria di Un semplice incidente al Festival di Cannes e poi di nuovo nella nostra recensione del film e ancora nell’intervista che il regista ci ha concesso. È chiaro che il regime non ha intenzione di lasciare in pace Panahi: non ci sono soltanto le condanne, infatti, ma anche i diversi e numerosi tentativi di censura ai suoi danni. Gli è successo praticamente con tutti i suoi film, ma con Un semplice incidente la situazione si è fatta particolarmente grave: le autorità non gli hanno concesso le autorizzazioni necessarie a girare il film, che quindi Panahi ha realizzato in clandestinità. Durante le riprese (già dopo il primo giorno di riprese, a essere precisi), membri della troupe e del cast sono stati arrestati e interrogati dalla polizia. Adesso, proprio mentre Panahi può finalmente viaggiare per presentare il suo film in tutto il mondo (cosa che in passato non ha potuto fare, viste le restrizioni alla sua libertà personale), arriva questa nuova condanna.

Ovviamente, viste le buonissime probabilità che Un semplice incidente ha di ricevere almeno una candidatura all’Oscar per il Miglior film internazionale (ma si parla anche di altre nomination, tra le quali Miglior film e Miglior regia), ci si chiede: se Panahi dovesse vincere una statuetta, rientrare in Iran, entrare in carcere, cosa farà il regime? Farà un’eccezione e gli permetterà di portare l’Oscar in carcere con lui? O l’attenzione mediatica e le pressioni internazionali porteranno a una sospensione o all’annullamento della pena?

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