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17:37 lunedì 10 agosto 2026
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.

Israele piace a tutti ma non interessa a nessuno

Nel giorno delle elezioni, com'è cambiata la percezione del Paese sul piano "estetico" e su quello "politico".

09 Aprile 2019

Martedì si vota in Israele: la cattiva notizia è che Netanyahu, il primo ministro amico di Trump, Putin e Salvini che governa il Paese dal 2009, potrebbe essere rieletto e dice che annetterà la Cisgiordania. L’unico che ha qualche possibilità di sconfiggerlo, perché la speranza è l’ultima a morire, è un generale centrista a capo di un partito chiamato, non sto scherzando, “resilienza”, che si tiene sul vago su molte cose, mentre la sinistra è ridotta a un ruolo marginale.

Nella mia bolla non se ne sta parlando. Il dato interessante è che nella stessa bolla – un mondo che ruota attorno a riferimenti culturali, estetici e politici globalizzati, più o meno giovani e più o meno di sinistra – Israele è diventata una presenza fissa. Sono sempre più gli amici e i conoscenti che vanno a Tel Aviv, e a differenza di qualche anno fa non sono più soprattutto gli ebrei e/o i gay: gli arrivi turistici in Israele sono aumentati di quasi il 40 per cento tra il 2016 e il 2018, toccando un record di quattro milioni di presenze. Questo weekend a Tel Aviv c’era pure la Ferragni e il mese prossimo ci sarà l’Eurovisione: trovo bellissimo che ci manderemo un tipo di nome Mahmood. Poi c’è il cibo, che ha portato l’israelianità nelle città (e nelle timeline) globali: in principio era Yotam Ottolenghi, adesso è soprattutto Miznon, la catena di street food nobilitato che ha lanciato il cavolfiore arrostito, il piatto più instagrammato del biennio scorso.

Oggi Israele è cool, e il paradosso è questo: mai quanto oggi Israele è stata popolare in un certo mondo, quello dei liberal under-40 cittadini del mondo; eppure mai quanto oggi Israele è stata politicamente lontana dalla sensibilità anti-populista di quel mondo. Bella novità, dirà qualcuno: Israele ha sempre avuto un rapporto difficile con la sinistra, ma la cultura israeliana è sempre piaciuta, guarda un po’, a sinistra. Quello di cui stiamo parlando però è una cosa diversa, più recente. Gli scrittori e registi israeliani che andavano per la maggiore un decennio fa erano più cosa da secchioni impegnati che da connaisseur globetrotter: si leggevano i romanzi di Yehoshua e di Oz anche perché si seguiva il conflitto israelo-palestinese e dava soddisfazione sentirselo raccontare da voci critiche, mentre l’israelianità che piace oggi sembra uscita da un universo parallelo dove il conflitto israelo-palestinese neanche esiste. Israele – più che altro Tel Aviv – piace perché è modernità godereccia e internazionale, crogiolo di lingue e culture vegan-friendly, gay-friendly e Instagram-friendly (magari un po’ meno immigrant-friendly, però mica si può avere tutto): cose che rimandano a un’altra idea di sinistra, in guerra più con i sovranisti provinciali che con l’occupazione della Cisgiordania.

Il lungomare di Tel Aviv (foto di Chris McGrath/Getty Images, 2017)

Quando parliamo di sinistra e Israele, dobbiamo precisare quale sinistra. Con i socialisti e socialdemocratici europei, lo Stato ebraico ha un rapporto difficile almeno dalla guerra dei Sei Giorni (era il 1967). L’Italia meriterebbe un discorso a parte, vista la tradizione filoaraba del PCI e dei suoi eredi, che si è interrotta con Renzi. Però la sinistra liberal, quella dei Democratici americani e dei blairiani, ha sempre amato Israele e soprattutto la sinistra israeliana. Quello che sta succedendo oggi, invece, è che sono proprio i cosiddetti liberal ad allontanarsi politicamente. In America, c’è un partito Democratico sempre più tiepido: un sondaggio commissionato a YouGov dall’Economist segnalava un tracollo nel sostegno a Israele tra i liberal e i millennials, un po’ perché c’è uno slittamento a sinistra dei giovani di sinistra, un po’ perché c’è uno spostamento a destra di Israele. E l’Europa? Il Labour britannico lasciamolo stare, che c’è Corbyn (questione da approfondire), ma la situazione della sinistra italiana la racconta bene Emanuele Fiano, parlamentare PD e segretario di Sinistra per Israele: «Non c’è una forte antipatia nei confronti di Israele, ma c’è nei confronti del governo Netanyahu, più che altro per questioni di posizionamento internazionale». Tradotto, Netanyahu è vicino a Putin e a Trump, va d’accordo persino con la destra polacca e con Orban (altra questione da approfondire: come fanno a piacergli quegli antisemiti?), cosa che lo mette automaticamente nel campo avversario: «Oggi la sinistra italiana è fortemente anti-Trump e anti-Putin, e questo sta producendo contrarietà», dice Fiano in una chiacchierata telefonica. Da sottolineare che questi imbarazzi non c’entrano con la questione palestinese, anche perché «sul Medio Oriente la sinistra è sempre più confusa» e visto il caos che c’è nella regione «non è così semplice capire dove deve stare».

Riassumendo: Israele, come destinazione e prodotto culturale, è sempre più parte della bolla anti-populista, eppure Israele è membro dell’internazionale populista, e il risultato è qualcosa a metà strada tra San Francisco e Visegrad. Queste elezioni potrebbero cambiare le cose, ma fino a un certo punto, perché il Paese è sempre più a destra e, se anche dovesse vincere, lo sfidante di Netanyahu, il generale Benny Gantz, non porterà rivoluzioni. Del resto, è il mondo che va a destra. È stato questo l’errore più grande della sinistra israeliana, contare su una comunità internazionale liberal che non esiste più, racconta Anshel Pfeffer, corrispondente dell’Economist ed editorialista di Haaretz: «Per trent’anni la sinistra israeliana ha detto che se non avessimo messo fine all’Occupazione la comunità internazionale avrebbe reagito, che Netanyahu ci avrebbe portato all’isolamento», dice Pfeffer al telefono. «Evidentemente, non è successo: Israele è tutto fuorché isolata, va d’accordo con l’America, con la Russia e persino con i sauditi. La verità è che è un buon momento per Israele, anche l’economia va alla grande». Basta fare un giro per Tel Aviv, dove in pochi votano Netanyahu ma non sono in tanti quelli che rimpiangono l’era precedente, per rendersi conto che le cose vanno bene. Se uno ci pensa, e non è una cosa facile da buttare giù, la coolness israeliana è perfettamente compatibile con dieci anni di governo sovranista. Forse è addirittura il prodotto di quel decennio.

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