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In Iran stanno arrestando i medici che hanno curato i manifestanti feriti durante le proteste

Almeno nove medici sarebbero stati arrestati come ritorsione per aver curato persone ferite. Uno rischierebbe addirittura la pena di morte.

29 Gennaio 2026

«Sembra una deliberata campagna di vendetta contro medici e personale sanitario che si rifiutano di abbandonare i feriti»: così Hossein Raeesi, avvocato iraniano per i diritti umani, commenta la notizia dell’arresto di almeno nove medici in Iran. Secondo quanto ricostruito dal Guardian a partire dalle poche notizie trapelate e verificate attraverso testimonianze di familiari, colleghi e organizzazioni per i diritti umani, medici e infermieri sarebbero detenuti con l’accusa di aver curato manifestanti feriti durante le proteste scoppiate a fine 2025 contro il regime.

Secondo le ricostruzioni, vengono convocati, interrogati e detenuti come forma di ritorsione per aver prestato cure a persone ferite dalle forze di sicurezza. In alcuni casi, gli arresti sarebbero avvenuti direttamente negli ospedali o negli studi medici, con accuse che vanno dalla collaborazione con elementi ostili fino alla minaccia alla sicurezza nazionale. Le organizzazioni umanitarie denunciano che queste pratiche violano il diritto internazionale e hanno un effetto intimidatorio sull’intero sistema sanitario, scoraggiando la già difficilissima assistenza ai feriti. Secondo il Guardian, la pratica si inserisce in una strategia più ampia volta a isolare i manifestanti e a rendere sempre più rischioso qualsiasi atto di assistenza durante le proteste.

Durante le proteste scoppiate in tutto il Paese a causa della situazione economica drammatica e della repressione sempre più dura del regime, molti medici sono rimasti in prima linea ad assistere i feriti, allestendo punti di primo soccorso improvvisati e diffondendo i propri contatti sui social per aiutare chiunque ne avesse bisogno. Tra di loro figura il chirurgo Alireza Golchini, violentemente percosso durante l’arresto avvenuto di fronte alla sua famiglia. Gli agenti avrebbero rotto il braccio all’uomo e lo avrebbero accusato di moharebeh, un “crimine contro Dio” per cui è prevista la pena di morte. A lanciare l’allarme è stata l’associazione norvegese Hengaw, a cui ha fatto eco l’appello del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, che su X ha chiesto l’immediata liberazione di tutti i medici arrestati.

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