In tutto il Paese è impossibile connettersi già da martedì 13 gennaio e sarà così fino alla chiusura delle urne, prevista per la sera del 15.
Il regime iraniano avrebbe intenzione di “scollegare” definitivamente il Paese da internet e farsi la sua Rete nazionale
Il modello sarebbe l'internet della Corea del Nord e sistemi simili sperimentati in Russia e Cina: chiusi, inaccessibili, efficacissimi strumenti di censura.
In Iran prosegue da dieci giorni il blackout di internet e una fortissima limitazione delle linee telefoniche. Il blocco è iniziato l’8 gennaio, un tentativo da parte del regime di ostacolare le comunicazioni tra i manifestanti e impedire la circolazione sui social di foto e video che mostrassero la spietata repressione del regime. Secondo quanto riportato da Bbc, il blackout si sta dimostrando uno strumento estremamente efficace, capace addirittura di impedire la connessione tra i dispositivi e i satelliti Starlink. Talmente efficace che il regime sta pensando di continuare a usarlo per sempre, con l’evidente pretesto di «contrastare il terrorismo». Non ci sono ancora notizie ufficiali né fonti facilmente verificabili, ma Bbc riporta che dentro gli apparati di sicurezza iraniani l’idea sarebbe quella di non “riaccendere” internet – da sottolineare il fatto che, anche prima del blackout, l’accesso nel Paese era già fortemente limitato – e di creare una Rete nazionale, simile a quella costruita in Corea del Nord dal regime di Kim Jong-un.
Secondo Amir Rashidi, direttore per la sicurezza informatica e i diritti digitali di FilterWatch, le autorità iraniane starebbero puntando a un sistema “a livelli”, in cui l’accesso a internet globale non sarebbe più automatico ma subordinato ad autorizzazioni specifiche. Un modello che avvicinerebbe Teheran a sistemi già sperimentati in Cina e Russia, dove è possibile addirittura attivare un “kill switch” che taglia popolare dalla connessione globale, mantenendo inalterati i contatti commerciali con l’estero. Tuttavia, Rashidi e altri esperti ricordano che il controllo totale è sempre più difficile: i progressi delle reti satellitari LEO (low earth orbit), la possibilità per molti smartphone di inviare messaggi sos via satellite e la diffusione di app basate su tecnologia Bluetooth – in queste ore sono aumentati molto i download di Bitchat sia in Iran che in Uganda, altro Paese in cui si è deciso di spegnere internet, qui in vista delle elezioni – rendono sempre più complesso isolare completamente una popolazione. «È quasi inevitabile che l’accesso a internet diventi davvero universale», osserva Rashidi, «ma per i regimi repressivi resterà sempre un gioco del gatto e del topo».
Sono settimane che sui social si vedono solo foto e video risalenti a quell'anno, diventato improvvisamente l'età dell'innocenza. Ma chi c'era, e ricorda, sa che fu l'anno in cui iniziarono buona parte delle disgrazie che ci affliggono oggi.