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18:44 lunedì 19 gennaio 2026
Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.
È morto Valentino Garavani «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota stampa della fondazione Valentino.
Il regime iraniano avrebbe intenzione di “scollegare” definitivamente il Paese da internet e farsi la sua Rete nazionale Il modello sarebbe l'internet della Corea del Nord e sistemi simili sperimentati in Russia e Cina: chiusi, inaccessibili, efficacissimi strumenti di censura.
Britney Spears si è chiesta «da dove ca**o salta fuori» la mela di Pistoletto in Stazione Centrale a Milano L'ha scritto sotto la foto di uno sconosciuto che, senza alcun apparente motivo, Britney ha voluto postare sul suo profilo Instagram.
Era dal 2013 che non si verificava un incidente ferroviario grave come quello in Andalusia Al momento sono 39 le vittime e 150 i feriti accertati nell'incidente, numeri che, purtroppo, quasi sicuramente saliranno.
Si è scoperto che a difendere la Groenlandia in caso di un attacco americano dovrebbe essere un viceammiraglio americano Doug Perry, 58 anni, veterano della navigazione sottomarina, è l'uomo che i Paesi membri della Nato hanno scelto per proteggere l'Artico.
Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.
Il miliardario Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha dovuto cambiare nome al suo megayacht dopo essersi accorto che leggendolo al contrario diceva “Im a nazi” Peccato, perché Izanami, divinità madre del pantheon shintoista, era proprio un bel nome. Almeno, lo era se lotto da sinistra a destra.

Il regime iraniano avrebbe intenzione di “scollegare” definitivamente il Paese da internet e farsi la sua Rete nazionale

Il modello sarebbe l'internet della Corea del Nord e sistemi simili sperimentati in Russia e Cina: chiusi, inaccessibili, efficacissimi strumenti di censura.

19 Gennaio 2026

In Iran prosegue da dieci giorni il blackout di internet e una fortissima limitazione delle linee telefoniche. Il blocco è iniziato l’8 gennaio, un tentativo da parte del regime di ostacolare le comunicazioni tra i manifestanti e impedire la circolazione sui social di foto e video che mostrassero la spietata repressione del regime. Secondo quanto riportato da Bbc, il blackout si sta dimostrando uno strumento estremamente efficace, capace addirittura di impedire la connessione tra i dispositivi e i satelliti Starlink. Talmente efficace che il regime sta pensando di continuare a usarlo per sempre, con l’evidente pretesto di «contrastare il terrorismo». Non ci sono ancora notizie ufficiali né fonti facilmente verificabili, ma Bbc riporta che dentro gli apparati di sicurezza iraniani l’idea sarebbe quella di non “riaccendere” internet – da sottolineare il fatto che, anche prima del blackout, l’accesso nel Paese era già fortemente limitato – e di creare una Rete nazionale, simile a quella costruita in Corea del Nord dal regime di Kim Jong-un.

Secondo Amir Rashidi, direttore per la sicurezza informatica e i diritti digitali di FilterWatch, le autorità iraniane starebbero puntando a un sistema “a livelli”, in cui l’accesso a internet globale non sarebbe più automatico ma subordinato ad autorizzazioni specifiche. Un modello che avvicinerebbe Teheran a sistemi già sperimentati in Cina e Russia, dove è possibile addirittura attivare un “kill switch” che taglia popolare dalla connessione globale, mantenendo inalterati i contatti commerciali con l’estero. Tuttavia, Rashidi e altri esperti ricordano che il controllo totale è sempre più difficile: i progressi delle reti satellitari LEO (low earth orbit), la possibilità per molti smartphone di inviare messaggi sos via satellite e la diffusione di app basate su tecnologia Bluetooth – in queste ore sono aumentati molto i download di Bitchat sia in Iran che in Uganda, altro Paese in cui si è deciso di spegnere internet, qui in vista delle elezioni – rendono sempre più complesso isolare completamente una popolazione. «È quasi inevitabile che l’accesso a internet diventi davvero universale», osserva Rashidi, «ma per i regimi repressivi resterà sempre un gioco del gatto e del topo».

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