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20:17 domenica 6 settembre 2026
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

L’iPod è morto ma è la nostra madeleine

Apple ha annunciato che smetterà di produrlo, ponendo fine alla storia di un oggetto che è stato prima "mito di oggi", capace di trasformare abitudini e consumi, e poi "un aggeggio del tutto comune", superato dalla rivoluzione tecnologica che aveva contribuito a iniziare.

12 Maggio 2022

Al numero tredici della lista dei tweet con più like che siano mai stati pubblicati c’è quello in cui Macaulay Culkin, il 26 agosto del 2020, scriveva “Hey guys, wanna feel old? I’m 40. You’re welcome”. Chi ha vissuto la nascita dell’iPod come la “novità del momento”, la cosa più figa che si potesse comprare, forse destinata a cambiare per sempre la nostra fruizione della musica e tutto il resto forse proverà qualcosa di simile leggendo che l’era del più famoso e amato lettore mp3 della storia è giunta definitivamente alla fine: Apple ha annunciato che non verrà più prodotto in nessun formato, e una volta esaurite le scorte dell’ultimo Touch ancora in vendita si potrà a tutti gli effetti parlare di modernariato. Del resto sappiamo bene che questi ultimi vent’anni (il primo iPod fu presentato nel 2001) ci sembrano passati in un lampo.

L’iPod è stato un successo formidabile, un oggetto di culto, e in qualche misura anche un progenitore dell’iPhone: ha rinnovato il catalogo delle cose che la gente era solita tenere in tasca, ha inaugurato un design che ha cambiato il mondo, e ha contribuito in grande misura a rendere Apple quella sorta di monolite che è ora, qualcosa di veramente troppo smisurato per poter essere definito soltanto un’azienda – cosa che peraltro ha anticipato anche quello che è successo poi per i vari Meta, Google, Amazon… Forse quel cosetto che abbiamo cominciato a portarci in giro ha sancito il primo momento in cui le Big Tech hanno cominciato a diventare le realtà in grado di dominare il nostro mondo più di governi e istituzioni.

Come spesso accade, anche quella volta una rivoluzione economica, industriale, culturale e dei costumi è cominciata dalla musica. Era l’epoca in cui cominciavano a farla da padrone gli mp3, scaricati più o meno legalmente, e l’idea di potersi portare in giro centinaia di canzoni era davvero  dirompente rispetto al recente passato fatto di walkman e lettori cd portatili – improvvisamente le limitazioni con le quali si era convissuto per un paio di decenni ci sono sembrate preistoriche; e allo stesso tempo cominciavano a venire smantellate le sacre fondamenta del Formato Album, imperante dagli anni Sessanta. Con un certo entusiasmo proliferavano le analisi che vedevano ormai chiunque come “il dj di se stesso”, ci veniva detto che attraverso le playlist ognuno poteva costruirsi il percorso di ascolto desiderato, liberandoci così dalle catene imposte dalle tracklist dei dischi.

Di fatto è un processo da cui non siamo più tornati indietro, e pure se per l’industria il concetto di album funziona ancora, è perché dà possibilità più ampie per le creazioni di playlist, che sono poi il posto dove la musica, principalmente, continua a vivere. A posteriori possiamo dire che l’iPod è stato la prima pietra tombale sul formato fisico, ormai appannaggio soltanto di noi super appassionati, o strumento di marketing nei temibili firmacopie, o forse una specie di gadget come altri. La smaterializzazione di tutto, la fine del possesso, l’attuale non-proprietà di cose che stanno nel cloud ha cominciato i primi tentativi di approccio, l’avvicinamento per andare a modificare i nostri consumi, con quei file scaricati, buttati nello scatolotto tascabile, persi, cancellati, smaterializzati… Erano ancora un possesso, ma cominciavano ad abituarci all’idea dell’aleatorietà del tutto, a un mondo in cui non si ha più, davvero, una collezione di dischi, ma l’accesso a un catalogo.

Certo, teoricamente ad aver reso obsoleto l’iPod è il fatto che ora gli mp3 li possiamo tranquillamente mettere nel telefono o dove ci pare, senza più andare in giro con un oggetto fatto apposta per quello, ma in pratica è il fatto che siamo costantemente connessi, e quindi abbiamo accesso alla nostra piattaforma di streaming preferita, ad aver reso velocemente quella piccola (?) rivoluzione un buffo ricordo di un tempo che fu.

È curioso come già l’iPod fosse visto come qualcosa di decisamente meno romantico rispetto al formato fisico, ma ora possiamo rimpiangerlo come un oggetto pieno di fascino, rispetto alle semplici piattaforme di streaming (con le quali difficilmente creeremo intensi legami emotivi). Roland Barthes, nel celeberrimo Miti d’oggi del 1957, paragona la Citroen DS alle grandi opere d’arte e a una dimensione, appunto, mitica. Solo pochi anni dopo, nel 1960, scrive un saggio che in Italia è stato tradotto con il titolo L’automobile, un aggeggio del tutto comune: in pochi anni un mito, un oggetto del desiderio, una rivoluzione, è diventato per la classe media poco più che una componente di un pacchetto standard dei consumi della famiglia tipo, una specie di elettrodomestico. La traiettoria che in qualche anno porta dall’iPod allo streaming è simile: un oggetto di culto, di design, rivoluzionario, diventa una applicazione da tenere in background, che fa scorrere qualche riproduzione automatica dei nostri pezzi preferiti, mentre si scrollano i social durante un tragitto in metropolitana.

Eppure Apple ha dichiarato che lo spirito dell’iPod vivrà per sempre. In effetti, nel modo in cui gli aggeggi che ci teniamo in tasca hanno avuto un impatto sulle nostre vite, forse è più vivo che mai.

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