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Sta per uscire il nuovo album di Thomas Bangalter dei Daft Punk ed è di nuovo la colonna sonora di un balletto Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.
La costumista del Diavolo veste Prada 2 ha detto che i brand di moda si sono fatti la guerra pur di comparire nel film con i loro vestiti e accessori Molly Rogers ha detto che per la prima volta nella sua carriera si è trovata ad affrontare un eccesso di scelta che l'ha costretta a scartare molti capi nonostante fossero perfetti.
Uno dei soldati che hanno partecipato alla cattura di Maduro ha vinto 400 mila dollari su Polymarket scommettendo sulla cattura di Maduro Il sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke ha piazzato ben 13 scommesse sulla cattura di Maduro. Ovviamente le ha vinte tutte.
Il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha assunto nel suo staff il creatore di È quasi magia Giany, un profilo Instagram di meme su di lui Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Secondo una ricerca, l’unico risultato che l’AI otterrà sicuramente e immediatamente è aumentare il numero di miliardari nel mondo Le proiezioni indicano che entro il 2031 i miliardari passeranno dagli attuali 3 mila a 4 mila. Tutto grazie agli investimenti in AI.
I produttori di Project Hail Mary stanno facendo di tutto per candidare all’Oscar come Miglior attore non protagonista James Ortiz, che però non è un attore ma il burattinaio che nel film muove l’alieno Rocky E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.
Il prezzo dei preservativi aumenterà (almeno) del 30 per cento a causa della guerra in Medio Oriente Lo ha detto una fonte abbastanza attendibile: Goh Miah Kiat, il Ceo di Karex, il più grande produttore di preservativi del mondo.

Un’intervista con Han Kang

Dai nostri archivi, una conversazione con la scrittrice, all'epoca vincitrice a sorpresa del Man Booker International Prize con La vegetariana e adesso neo premio Nobel per la letteratura.

10 Ottobre 2024

Han Kang, sudcoreana del 1970, è l’autrice del romanzo del momento. Uscito in patria nel 2007, La vegetariana ha vinto quest’anno, nella sorpresa generale, il Man Booker International Prize. Il libro racconta la storia di una donna che prima decide di diventare vegetariana, poi vegana, poi direttamente una pianta. È uscito da Adelphi qualche giorno fa e non sorprende che le reazioni dei primi lettori italiani siano contrastanti. C’è chi ha avvicinato il libro a certi film horror orientali per le sue atmosfere raggelanti, chi lo ha accostato ad Antichrist di Lars von Trier, c’è addirittura chi ha smesso di mangiare carne dopo averlo letto. E c’è chi, come il sottoscritto, nel leggerlo si è soprattutto divertito parecchio. Han Kang potrebbe trovarsi d’accordo con ciascuno di noi.

Ho amato moltissimo il tuo libro perché non spiega le cose fino in fondo. Dalla prima all’ultima pagina è attraversato da un forte senso dell’ignoto. Ti fanno paura i romanzi che spiegano troppo?
Sì, perché i libri non devono affatto spiegare tutto. Mi piace lasciare uno spazio vuoto al centro delle mie storie. È anche il motivo per cui non ho voluto usare un metodo di scrittura tradizionale per La vegetariana.

Tradizionale in che senso?
La protagonista è sempre vista dagli altri, se ci hai fatto caso, a cominciare dal marito. Il fatto che venga sempre vista dagli altri la rende soggetta a continui malintesi, anche da parte del lettore. Tutti gli sguardi in contrasto tra loro falliscono quando vogliono dirci la verità su qualcuno o qualcosa. Succede anche a Yeong-hye, quando smette di mangiare carne. Lo spazio vuoto di cui parlavo prima è fondamentale affinché il lettore resti libero di tracciare il “suo” personale volto della protagonista, che non racconta mai in prima persona. Voglio che sia il lettore a decidere quali sono le ragioni per cui Yeong-hye smette di mangiare carne e in virtù delle quali spinge fino all’estremo questa scelta.

Anche perché Yeong-hye non è pazza, tutt’altro. Vero?
Non è pazza. No, Yeong-hye non è affatto pazza. Se mai le sue azioni sono coerenti con i codici dell’universo in cui è sprofondata. In questo senso è anche sin troppo sana di mente, al punto da non poter accettare la violenza del mangiare carne.

L’universo in cui sprofonda è un sogno, una visione notturna che le indica la strada…
Sì, ma nel sogno lei trova solo la motivazione per agire come poi agirà.

Si tratta proprio di un sogno? Tu stessa hai appena accennato a un secondo universo…
Non è un sogno, hai ragione. È un’esperienza ben precisa, e molto concreta, che definisce meglio la sua individualità e il suo rapporto con la violenza.

Ma, perdona la domanda, perché mangiare carne dovrebbe essere meno violento del mangiare una pianta? È un obiezione da “uomo della strada”, la mia, me ne rendo conto…
(ride) È vero, è un problema! Ma vedi, sangue e carne cruda sono decisamente peggio della verdura. Diciamo che Yeong-hye fa la cosa meno insopportabile. Fin quando non decide di trasformarsi lei stessa in una pianta, perché a un certo punto si rende conto proprio di questo, e cioè che per sopravvivere bisogna esercitare violenza. Lei vuole solo ossigeno, e acqua.

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Ecco, l’hai detto. Lei rinuncia a vivere. Gli uomini dovrebbero sentirsi in colpa anche solo nel cogliere un frutto da un albero. In fondo, come si permettono Adamo ed Eva di allungare la mano? La storia degli uomini è anche la storia della necessità di restituire a Dio quello che hanno preso… È quello che accade a Yeong-hye?
(ride, poi si fa seria, abbassa lo sguardo) La cosa divertente è come il mio libro venga letto in modi tra loro opposti in base alla provenienza geografica dei lettori. Gli inglesi, ad esempio, sentono molto la questione del ruolo della donna e tutta la componente femminista. Invece in Argentina un lettore mi ha parlato di sacrificio e di atto di penitenza, come stai facendo tu adesso. È molto interessante, mi piace la tua interpretazione…

Hai una bellissima scrittura. Leggera, ma anche carica di terrifiche sfaccettature…
Credo che ogni scrittore ricerchi una sua atmosfera specifica. Io ricerco sempre un’intensità sobria, chiamiamola così. Sai, ho cominciato come poetessa. Tutti in Corea del Sud abbiamo cominciato come poeti…

In che senso?
Da noi non esiste una vera e propria tradizione del romanzo. Chi vuole scrivere si cimenta nella poesia o nel racconto breve. Ma mica il racconto alla Carver, parlo proprio del bozzetto liricheggiante. I romanzi sono eccezioni.

Sai perché prima ti facevo riflettere sul senso di colpa? Perché il mondo in cui hai calato i tuoi personaggi è così fortemente religioso, nonostante quella sul vegetarianesimo sia per lo più una battaglia laica.
Vedi, io sono stata buddhista e chissà, forse lo sono ancora. Ma non mi considero una persona religiosa. Nel buddhismo esiste questa colpa, la colpa dello strappare con violenza le cose a Madre natura. E a volte sì, mi sento in colpa anch’io.

Immagini dalla serie di Nobuyoshi Araki da cui è stata tratta la copertina del libro Adelphi.

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