Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.
Tutti i colori di Infinite Jest
L’artista Corrie Baldauf ha cominciato il suo Infinite Jest Project nel 2013 come uno studio sull’ossessione umana e letteraria: la scelta dell’enorme opera di David Foster Wallace non è stata casuale, essendo un libro lunghissimo che aveva provato a leggere molte volte, bloccandosi o rinunciando ogni volta. Da qui l’ossessione per l’opera e il desiderio di completarla. Per aiutarsi nell’impresa, Baldauf ha cominciato a segnare ogni riferimento ai colori contenuto nel libro con un segnalibro colorato: essendocene circa 2600, il suo lavoro di segnalazione è presto diventato un’opera a se stante che ha trasformato il tomo in qualcos’altro.

L’ossessione per il libro e i suoi colori si è acuita nel corso della lettura, quando Baldauf si è resa conto di non voler smettere di segnare i riferimenti ai colori nemmeno dopo la 200esima pagina, e ha continuato a farlo fino alla fine del libro. Dopo aver terminato Infinite Jest, l’ha ricominciato da capo, questa volta facendo un live-tweeting della sua lettura; attualmente è impegnata in una terza lettura, anch’essa a sfondo cromatico. Il suo rapporto con il libro, ha spiegato a Hyperallergic, è presto diventata una forma di dipendenza, un’ossessione letteraria per un libro sulle ossessioni umani. Ha promesso che lo leggerà per una terza volta e poi basta, passerà ad altro. «Anche se questo», ha concluso scherzando, «è il genere di cose che dicono tutte le persone con problemi di dipendenza».
Immagini tratte da Infinite Jest Project: Phase 1 (scatti di PD Rearick)
Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.