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Sta per arrivare You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), il nuovo film di Nan Goldin Lo presenterà a novembre a Londra, alla Hayward Gallery del Southbank Centre, la sua prima grande mostra inglese in 24 anni.
Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».
Einaudi sta per pubblicare un nuovo libro di David Foster Wallace Esce il 25 agosto con il titolo Contro il fatalismo: è la tesi con la quale si laureò in metafisica, un saggio breve che affronta criticamente l’idea del fatalismo.
Le matite Ikea sono diventate uno degli strumenti più usati nelle sale operatorie perché sono gratis, sono piccole e scrivono benissimo sulle ossa A quanto pare, i chirurghi di mezzo mondo adorano questa matita e vorrebbero che Ikea ne producesse una linea pensata appositamente per loro.
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Questo fine settimana, tra le colline toscane, si tiene la prima edizione di Metallic Memories, un nuovo festival dedicato a musica, cibo e cultura palestinese Due giorni di festa nell'azienda agricola Terrafranta, vicino Firenze, organizzati da Palestinian Sound Archive/Majazz Project.
Per impedire alle AI di rubare i testi altrui, un designer ha inventato un font che le AI non riescono a leggere Si chiama Ghost Font ed è basato su un'illusione ottica, un "trucco" nel quale le intelligenze artificiali cascano il 100 per cento delle volte.
Cicciolina è la protagonista della nuova campagna di Vivienne Westwood Scattata da Juergen Teller nello showroom di Belloni, tra salotti, studi e boudoir, Ilona Staller posa insieme a «un mix di amici e persone selezionate per strada».

Davvero l’India vuole cambiare nome?

06 Settembre 2023

Tutto è cominciato con un invito a cena. L’ufficio del Primo ministro indiano Narendra Modi ha inviato ai leader dei Paesi del G20, che si riunisce in questi giorni a Delhi, un invito alla cena di Stato organizzata per l’occasione dal «Presidente del Bharat». Come riporta il Guardian, in questo invito non si fa menzione dell’altro nome del Paese di cui Modi è il Presidente: India, appunto. Data l’ufficialità dell’evento, ne è venuta fuori una notizia: l’India stavolta ha davvero intenzione di cambiare nome in Bharat? Se ne parla ormai da diverso tempo, anche e soprattutto per il fatto che Modi ha sempre preferito l’uso di Bharat – una parola sanscrita presente in antichissimi testi sacri –  a quello di India. Il Presidente e il suo partito (Bharatiya Janata) considerano questa parola un residuo del colonialismo britannico, parte di un’eredità che il governo sta cercando di eliminare dall’architettura urbana, dalle istituzioni politiche, dai libri di storia e anche dalla Costituzione. In quest’ultima, infatti, si legge che «L’India, che è il Bharat, dev’essere un’Unione di Stati […]».

Non c’è ancora una legge che sancisca la “cancellazione” dell’India. Secondo i media indiani, il governo ha convocato per la fine di settembre una sessione speciale del Parlamento: dovrebbe essere in questa occasione, riferiscono fonti anonime vicine all’esecutivo, che la proposta di «dare la precedenza» al nome Bharat diventerà ufficiale. Cosa ne sarà della parola “India” al momento non è dato sapere: verrà cancellata dal dettato costituzionale? Il governo si limiterà a uno scambio di posti, mettendo Bharat al primo e India al secondo? Si sistemerà tutto con una risoluzione speciale che imporrà alle pubbliche amministrazioni e agli apparati burocratici la precedenza di Bharat? In ogni caso, nel Paese non si tratterebbe di un cambiamento così radicale: in moltissimi Stati, Bharat è già il nome più usato.

Il processo di “decolonizzazione” dell’India prosegue ormai da decenni ed è stato portato avanti da governi sia di destra che di sinistra, nazionalisti e non, conservatori e progressisti. Di certo, però, i governi Modi ci si sono dedicati con una passione e una meticolosità senza precedenti: l’India deve sbrigarsi ad abbandonare la «mentalità coloniale» che l’ha sin qui contraddistinta, ha ripetuto Modi in tantissimi discorsi. Una mentalità coloniale il cui superamento passa dalla rimozione di strutture di architettura pubblica – è con il governo Modi che si è decisa la ristrutturazione del distretto parlamentare di Nuova Delhi, originariamente realizzato dagli inglesi, per rimuovere ogni traccia del passato coloniale –  e riforme legislative: lo scorso mese il ministro degli Interni Amit Shah ha definito la riforma della giustizia iniziata dal suo governo un passo necessario verso la liberazione dai «segni della nostra schiavitù». Nel nuovo codice penale che verrà scritto, infatti, saranno rimossi tutti i riferimenti alla corona britannica.

Le riforme nazionalistiche del governo Modi, però, non stanno cancellando solo il passato coloniale del Paese ma anche compromettendo il suo presente multietnico: è stata molto contestata, infatti, la decisione di cambiare i nomi islamici di piazze, strade e monumenti e sostituirli con nomi hindu. Decisione che secondo l’opposizione dimostra come la vera intenzione di Modi sia affermare la supremazia della maggioranza hindu, a discapito della minoranza islamica presente nel Paese.

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Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha aperto una sede a Firenze, ma siccome su internet la stanno recensendo come fosse una kebabberia, per Google adesso è una kebabberia

Ha già quasi trecento recensioni, tra chi consiglia «la salsa alla remigrazione» e chi commenta: «In Generale un buon kebab», con la G maiuscola.