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19:16 giovedì 23 luglio 2026
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.
Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Ad aumentare il rischio di incendi adesso c’è anche il fatto che sui “mercati predittivi” si può scommettere sugli incendi Quanti acri consumeranno le fiamme, quali quartieri verranno raggiunti, quando gli incendi saranno domati: ci sono piattaforme sulle quali si può scommettere su tutto questo.

Non ci stancheremo mai di In the Mood for Love

Una storia in cui il desiderio d’amare è più forte quanto meno trova appagamento: a più di vent'anni dalla prima uscita, il capolavoro di Wong Kar-wai resta il film d'amore perfetto.

30 Aprile 2021

Nonostante in molti credano si trovi a Hong Kong come suggerisce la storia, una delle scalinate più famose del cinema è in realtà nascosta in un fatiscente vicolo di Macao. Le autorità cinesi richiedevano la supervisione anticipata della sceneggiatura, completa, di un film prima di autorizzarne le riprese, ma Wong Kar-wai non ha mai voluto lavorare in questo modo. Non utilizzando sceneggiature ma piuttosto canovacci embrionali da cui lasciarsi ispirare ripresa dopo ripresa insieme al direttore della fotografia, Christopher Doyle, decise che la soluzione migliore sarebbe stata quella di cambiare location, di girare tra Bangkok e Macao, territorio portoghese fino al 1999. L’anno successivo, durante il festival di Cannes del 20 maggio del 2000, avrebbe presentato uno dei film considerati tra i migliori realizzati di sempre. Riconosciuto universalmente come un capolavoro, dal 28 aprile è possibile finalmente rivedere In the Mood for Love sul grande schermo (qui la lista completa delle sale), distribuito dalla Tucker Film in versione restaurata grazie alla Criterion di New York e al laboratorio L’immagine ritrovata di Bologna, partiti dal negativo originale e supervisionati dallo stesso regista.

«Certe cose succedono così» è la frase che risuona dopo aver abbandonato il proprio posto in sala, sia per quanti l’abbiano visto per la prima volta – che invidia – sia per chi ha superato la dodicesima visione sfiorando l’accanimento terapeutico. Ispirato al romanzo breve Intersection di Liu Yichang e secondo capitolo della “Trilogia dell’amore” del regista, In the Mood for Love è la storia semplice di un segreto, di un sentimento nascosto e platonico tra la Signora Chan (Maggie Cheung), segretaria in una compagnia di navigazione, e il Signor Chow (Tony Leung), caporedattore di un giornale che sogna di fare lo scrittore. Si conoscono da quando, lo stesso giorno, si trasferiscono in due appartamenti attigui nello stesso palazzo, nella comunità di Shanghai della Hong Kong del 1962, approfondendo la propria conoscenza – che non diventa mai carnale eppure proprio per questo è tra le più sensuali rappresentate dal cinema – una volta scoperto che i rispettivi coniugi sono amanti.

La Signora Chan, interpretata da Maggie Cheung

È l’anatomia di uno stallo, dove il desiderio d’amare è più forte quanto meno trova appagamento. Ogni interazione che i due protagonisti hanno, dal passarsi accanto l’un l’altro per strada, scendere e risalire la scala che conduce a un banco di cibo e ravioli d’asporto, oppure sedersi stando sempre l’uno di fronte all’altra in un ristorante o in una camera d’albergo, incarna il brivido dell’attrazione e la malinconia della solitudine. E le loro performance raffinate e complesse trovano modo di esprimersi anche solo nei gesti e negli sguardi che Wong Kar-wai cattura tenendo la telecamera vicinissima o di lato o fissa su uno specchio come per ascoltare una conversazione bisbigliata.

Dove Terrence Malick può prendere un deserto rurale dimenticato da Dio e farlo sembrare un paradiso al servizio di nobili concetti filosofici, il regista di Hong Kong può incatenarci allo schermo in virtù di come Maggie Cheung muove le mani aggrappandosi alle inferiate di una finestra, o di come entrambi, rimasti da soli per settimane, si osservino a dimostrarci che a volte abbiamo solo bisogno di un altro paio d’occhi che ci confermi. Raccontando una storia indimenticabile e universale ambientata in un momento passato in cui vigeva la legge del pudore, e presentata alle soglie di un secolo in cui ci sarebbe stato tutto un modo nuovo di intendere i rapporti.

Una scena da In the Mood for Love

Vent’anni l’anno scorso, quando venne proiettato a Cannes, i motivi per cui In the Mood of Love non ci stancherà mai risiedono in quello che si vede, nella nuova versione che dà particolare risalto ai dettagli e ai colori, e in quello che non si vede ma si percepisce e ci tormenta e ci fa stare male ed essere felici come riescono a fare solo alcuni film, mentre cerchiamo di decifrare i comportamenti della coppia attraverso ogni particolare, tanto che il Guardian, annoverandola tra le migliori storie d’amore di sempre, ha scritto che la fotografia di Doyle ha la minuzia di quella di un investigatore privato.

Poi la colonna sonora, decisiva per la costruzione del mito dal tema portante composto da Shigeru Umebayashi (su Youtube qualcuno ne ha creata una versione da oltre un’ora), agli intermezzi di Michael Galasso fino a “Quizas, quizas, quizas”. Quindi il cibo, street food cinese, da cui sembra si sparga un odore vero. Infine i costumi indossati da Maggie Cheng, che sono l’unico elemento a segnare il tempo che passa, «noti le cose se presti attenzione», dice lei ed è come se lo dicesse Wong Kar-wai che ha paragonato il film a una sfilata di moda. La Tucker Film porterà sullo schermo anche le prime due opere del regista, As Tears Go By e Days of Being Wild, mai uscite in Italia, ma è più bello ritornare al cinema con un film già amato così tanto.

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