Hype ↓
03:43 martedì 24 febbraio 2026
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).

Non ci stancheremo mai di In the Mood for Love

Una storia in cui il desiderio d’amare è più forte quanto meno trova appagamento: a più di vent'anni dalla prima uscita, il capolavoro di Wong Kar-wai resta il film d'amore perfetto.

30 Aprile 2021

Nonostante in molti credano si trovi a Hong Kong come suggerisce la storia, una delle scalinate più famose del cinema è in realtà nascosta in un fatiscente vicolo di Macao. Le autorità cinesi richiedevano la supervisione anticipata della sceneggiatura, completa, di un film prima di autorizzarne le riprese, ma Wong Kar-wai non ha mai voluto lavorare in questo modo. Non utilizzando sceneggiature ma piuttosto canovacci embrionali da cui lasciarsi ispirare ripresa dopo ripresa insieme al direttore della fotografia, Christopher Doyle, decise che la soluzione migliore sarebbe stata quella di cambiare location, di girare tra Bangkok e Macao, territorio portoghese fino al 1999. L’anno successivo, durante il festival di Cannes del 20 maggio del 2000, avrebbe presentato uno dei film considerati tra i migliori realizzati di sempre. Riconosciuto universalmente come un capolavoro, dal 28 aprile è possibile finalmente rivedere In the Mood for Love sul grande schermo (qui la lista completa delle sale), distribuito dalla Tucker Film in versione restaurata grazie alla Criterion di New York e al laboratorio L’immagine ritrovata di Bologna, partiti dal negativo originale e supervisionati dallo stesso regista.

«Certe cose succedono così» è la frase che risuona dopo aver abbandonato il proprio posto in sala, sia per quanti l’abbiano visto per la prima volta – che invidia – sia per chi ha superato la dodicesima visione sfiorando l’accanimento terapeutico. Ispirato al romanzo breve Intersection di Liu Yichang e secondo capitolo della “Trilogia dell’amore” del regista, In the Mood for Love è la storia semplice di un segreto, di un sentimento nascosto e platonico tra la Signora Chan (Maggie Cheung), segretaria in una compagnia di navigazione, e il Signor Chow (Tony Leung), caporedattore di un giornale che sogna di fare lo scrittore. Si conoscono da quando, lo stesso giorno, si trasferiscono in due appartamenti attigui nello stesso palazzo, nella comunità di Shanghai della Hong Kong del 1962, approfondendo la propria conoscenza – che non diventa mai carnale eppure proprio per questo è tra le più sensuali rappresentate dal cinema – una volta scoperto che i rispettivi coniugi sono amanti.

La Signora Chan, interpretata da Maggie Cheung

È l’anatomia di uno stallo, dove il desiderio d’amare è più forte quanto meno trova appagamento. Ogni interazione che i due protagonisti hanno, dal passarsi accanto l’un l’altro per strada, scendere e risalire la scala che conduce a un banco di cibo e ravioli d’asporto, oppure sedersi stando sempre l’uno di fronte all’altra in un ristorante o in una camera d’albergo, incarna il brivido dell’attrazione e la malinconia della solitudine. E le loro performance raffinate e complesse trovano modo di esprimersi anche solo nei gesti e negli sguardi che Wong Kar-wai cattura tenendo la telecamera vicinissima o di lato o fissa su uno specchio come per ascoltare una conversazione bisbigliata.

Dove Terrence Malick può prendere un deserto rurale dimenticato da Dio e farlo sembrare un paradiso al servizio di nobili concetti filosofici, il regista di Hong Kong può incatenarci allo schermo in virtù di come Maggie Cheung muove le mani aggrappandosi alle inferiate di una finestra, o di come entrambi, rimasti da soli per settimane, si osservino a dimostrarci che a volte abbiamo solo bisogno di un altro paio d’occhi che ci confermi. Raccontando una storia indimenticabile e universale ambientata in un momento passato in cui vigeva la legge del pudore, e presentata alle soglie di un secolo in cui ci sarebbe stato tutto un modo nuovo di intendere i rapporti.

Una scena da In the Mood for Love

Vent’anni l’anno scorso, quando venne proiettato a Cannes, i motivi per cui In the Mood of Love non ci stancherà mai risiedono in quello che si vede, nella nuova versione che dà particolare risalto ai dettagli e ai colori, e in quello che non si vede ma si percepisce e ci tormenta e ci fa stare male ed essere felici come riescono a fare solo alcuni film, mentre cerchiamo di decifrare i comportamenti della coppia attraverso ogni particolare, tanto che il Guardian, annoverandola tra le migliori storie d’amore di sempre, ha scritto che la fotografia di Doyle ha la minuzia di quella di un investigatore privato.

Poi la colonna sonora, decisiva per la costruzione del mito dal tema portante composto da Shigeru Umebayashi (su Youtube qualcuno ne ha creata una versione da oltre un’ora), agli intermezzi di Michael Galasso fino a “Quizas, quizas, quizas”. Quindi il cibo, street food cinese, da cui sembra si sparga un odore vero. Infine i costumi indossati da Maggie Cheng, che sono l’unico elemento a segnare il tempo che passa, «noti le cose se presti attenzione», dice lei ed è come se lo dicesse Wong Kar-wai che ha paragonato il film a una sfilata di moda. La Tucker Film porterà sullo schermo anche le prime due opere del regista, As Tears Go By e Days of Being Wild, mai uscite in Italia, ma è più bello ritornare al cinema con un film già amato così tanto.

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