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21:14 mercoledì 5 agosto 2026
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.

I’m Your Man è la commedia più intelligente dell’anno

Candidato come Miglior film straniero agli Oscar 2022 per la Germania, il film di Maria Schrader sulla relazione tra una donna e un robot è molto più che un aggiornamento di Her.

21 Ottobre 2021

Come tutte le storie, anche questa inizia con un primo appuntamento. E come la maggior parte dei primi appuntamenti, anche quello tra Alma, un’accademica del Pergamon di Berlino, e Tom è tutto fuorché perfetto nonostante sia stato davvero programmato per esserlo: Tom è infatti un robot umanoide sviluppato e progettato per rispondere ai gusti di Alma, che lei ha accettato di “testare” controvoglia in cambio della promessa di nuovi finanziamenti per la sua ricerca, e di un viaggio per vedere dal vivo le tavolette con scrittura cuneiforme persiana che ne sono oggetto. È questa la trama di I’m Your Man, il film di Maria Schrader ispirato a un racconto di Emma Braslavsky e già premiato in Germania (German Film Award per miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia e miglior attrice protagonista a Maren Eggert, che ha vinto anche l’Orso d’argento a Berlino), ora in sala e scelto per rappresentare il Paese agli Oscar 2022. Una commedia romantica apparentemente leggerissima che aggiorna il tema della relazione uomo/intelligenza artificiale di Her e riflette su quello delle relazioni in generale, parlando di amore, solitudine e obbligandoci a chiederci se un mondo in cui gli algoritmi possono conoscerci più di quanto potranno mai farlo i nostri partner sia davvero un mondo migliore.

Alma è cinica. Tom ha un database pieno di complimenti standardizzati, «i tuoi occhi sono come laghi di montagna in cui annegare» è una frase che piace all’80 per cento delle donne tedesche, anche se lui la pronuncia con lo stesso tono di cortese interesse per niente passionale che usa per calcolare l’angolo di sicurezza ottimale a cui Alma dovrebbe regolare il sedile dell’auto. L’uomo perfetto è quindi troppo perfetto, per questo, ogni volta che lei lo chiude in un armadio insieme al suo asse da stiro e rifiuta l’offerta di un bagno profumato con petali e candele, lui si aggiorna sulle sue risposte. Tanto che, proprio nel momento in cui grazie al proprio algoritmo costantemente calibrato sulle reazioni di Alma Tom si umanizza, riempiendosi di piccole tare, difetti e imperfezioni, lei, specchiandocisi dentro, se ne innamora. Ma, come si chiede la protagonista, così facendo non rischieremo di rendere l’altra persona (o robot che sia) soltanto un’estensione di noi stessi, trasformando ogni conversazione in un lungo interminabile monologo? Vale per le relazioni, e anche per gli algoritmi: il rischio di appiattirci l’uno sull’altro, di avere solo le cose che pensiamo di volere.

Ci sono diversi motivi per cui I’m Your Man, che prende il nome da una canzone di Leonard Cohen dedicata a quel tipo di uomo prosaicamente definito “lo zerbino”, è una commedia brillante e malinconica di cui si dovrebbe parlare di più, nonostante con molta probabilità, nelle poche sale italiane in cui è arrivata, sia stata relegata al ruolo di film su cui ripiegare quando si scopre che il nuovo James Bond dura 3 ore. Al contrario di Her con cui Spike Jonze ha realizzato uno dei migliori film del Ventunesimo secolo e che descriveva il futuro come qualcosa di esteticamente distante dal nostro, la commedia di Maria Schrader (autrice della serie di successo Unorthodox) si stabilisce in un mondo che è come quello che abitiamo, senza replicanti e tutti quegli elementi che accompagnano i racconti sci-fi sui robot che sono impercettibilmente macchine e più evidentemente umani. Ad I’m Your Man, in qualche modo, ci siamo già arrivati. Tra Netflix, TikTok, Facebook, Instagram, l’idea di un algoritmo progettato per mostrarci nient’altro di ciò che vogliamo vedere, che renda la nostra vita come una grande cassa di risonanza, non è poi così diverso dal ritrovarsi a credere alle dichiarazioni romantiche di un uomo come Tom, che è stato progettato per piacerci.

A raccontare tutto questo ci sono Maren Eggert (Alma), una delle migliori attrici tedesche attualmente in circolazione, Dan Stevens (Tom), la bestia del live action della Bella e la Bestia, attore in Downton Abbey e in Eurovision Song Contest (interpretava il personaggio migliore, la pop star dalla Russia), e persino Sandra Huller, (la sensazione è quella di averla già vista, e infatti potrebbe essere successo con uno dei film tedeschi di maggior successo degli anni recenti, Vi presento Toni Erdmann, su Amazon Prime Video). I dialoghi sono taglienti, rapidissimi senza che si abbia mai l’impressione che ci sia qualcosa di superfluo, con una conclusione ambigua – alla fine, anche se si tratta di intelligenza artificiale e di algoritmi, cosa c’è di sbagliato a volere un po’ di pace, comprensione, e qualcosa che ci semplifichi la vita – e intelligente come lo sono le commedie migliori. Un racconto amaro e delizioso molto meno sci-fi di quanto sembri sulla vita e sull’amore che ha tantissime altre letture (l’amore che non può nascere in assenza di un passato in quanto costantemente messo alla prova da traumi, ricordi ed emozioni che abbiamo già provato con persone precedenti). Che avverte di quanto un giorno potrà essere seducente la prospettiva di amanti su misura e che potrebbe anche incoraggiarci a uscire dai nostri rapporti disfunzionali con persone e algoritmi. Ma soprattutto che ci lascia pieni di domande, come tutti i primi appuntamenti.

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