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Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Il whisky è dei giapponesi

Perché quello nipponico sta battendo anche il classico scotch. Abbassando i prezzi e alzando la qualità

13 Aprile 2012

L’edizione giapponese di Whisky Magazine da diverse stagioni sta divorando una fetta notevole del mercato di riviste specializzate per bartender, e non. Ma è normale visto che attualmente il Giappone ha tre etichette pregiate in cima alla classifica dei distillati più apprezzati, e qualitativamente degni di nota, del mondo. Perché tra 300 etichette presenti all’ultimo World Whiskies Awards a vincere il migliore single malt è stata la giapponesissima Yamazaki Suntory. Una conferma che pesa perché a riconoscere il successo raggiunto sono state le antiche famiglie (di liquori) scozzesi.

Elogio alla lentezza pura per la Yamazaki Suntory, una distilleria nata nel 1923 che ha atteso molti anni per diventare “da cultori” e che, ora, riesce a sopravvivere sul mercato internazionale anche lontano dalla valle di Yamazaki – sopra Kyoto, praticamente nota più per la battaglia cinquecentesca ampiamente coperta da filmografie e miniature vendute da Sotheby’s. Un angolo di Giappone che ha ruscelli pulitissimi (essenziali per il maltaggio in puro stile scozzese) e soprattutto un’umidità tale che sommata alle colline verdi ha fatto di Yamazaki la copia certosina dell’ecosistema delle Highlands. Risultato:  un whisky da record che ha in comune moltissimo con l’originale (se ne esiste uno), che oltre a invecchiare bene di 18 anni ha raggiunto anche le cifre di 13mila dollari a bottiglia come nel caso di Yamazaki 50 years old. Consequenziali successi che hanno portato questa distilleria a superare il classico scotch.

La familiarità con le scritte da whisky – di solito scontrose, un po’ rudi, quasi mai benevole – ha reso scettici quelli che guardando l’ariosa etichetta di uno Yamazaki 12 years (tra i più venduti) al primo sorso “dovevano” tacciarlo di retrogusto un po’ toffee: per nulla torboso, ovvio, perché la torba c’è solo in Scozia, lamentavano. E poi, non è un buon segno che al bancone di un whisky bar di Tokyo gli sgabelli siano pochissimi, tanti quanti gli eletti in grado di reggere il secondo bicchiere di Ichiro’s Malt 23 Year Old. Fisici non abituati ma che hanno continuato a testare il proprio livello alcolico allenandolo prima con elaborati cocktail dalle preparazioni lentissime, per arrivare poi pronti a ordinare un solo scotch da sorseggiare in tempi ancora più dilatati. Se il successo di etichette e classifiche ha premiato gli sforzi nipponici, quello dei consumatori giapponesi è diventata un rigoroso (e un po’ ostinato) votarsi a nuove abitudini in fatto di bar. Meglio allora consumare meno e continuare a produrre elementi per cocktail di altissimo livello: come i bar tools, sofisticati oggetti di design, alias strumenti per creare drink, che nel loro essere esteticamente belli e minuziosamente precisi “traslano” l’accortezza del rito del tè a quello della preparazione di cocktail.

I bar dunque sono rimasti (anzi si sono moltiplicati) ma i nipponici hanno provato a smettere di inseguire il culto del whisky “alla” scozzese, pur mantenendo il maltaggio da tradizione gaelica, e hanno continuato a cercare nuovi primati. Come cambiare i prezzi e mettere sul mercato il compromesso del whisky:  bouquet di albicocca e vaniglia, etichetta eterea e tappo bianco. Segni particolari: solo una scritta nera minimale e un prezzo imbattibile: meno di 14 dollari. Così il Nikka Yoichi (must lo Yoichi 1990) in versione single malt ha (ab)battuto un altro record: l’immaginario old e cupo per il distillato-da-sigaro. E il Giappone si è preso oltre alla testa della classifica anche un target che al whisky non aveva ancora pensato.

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