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21:24 mercoledì 29 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Il maschio secondo Woody Allen

In Blue Jasmine, che esce nelle sale italiane oggi e consigliamo di vedere, finalmente il regista ci regala personaggi maschili con un basso coefficiente di woodyallenismo. Un tram che si chiama desiderio dove lui chiede a lei: ma tu ami in me l'uomo o il tamarro?

05 Dicembre 2013

Era un ritaglio di quelli che mettiamo da parte e regolarmente spariscono quando servirebbero. Un cronista si era preso la briga di misurare il polpaccio, il torace, il collo, i bicipiti e i quadricipiti di Woody Allen e di Arnold Schwarzenegger. Poi aveva confrontato i centimetri, ricavandone una paginetta da collezione: il culturista austriaco e l’intellettuale newyorchese non sembravano appartenere alla stessa specie animale.

La pagina era vecchiotta. Da allora Mister Muscolo e Mister Cervello hanno infilato una galleria di personaggi agli estremi nella scala della mascolinità. Il massiccio Terminator tornava indietro nel tempo, per impedire al futuro capo della resistenza contro le macchine di nascere. Ovviamente il trucchetto non riusciva: i viaggi nel tempo combinano guai, e da Edipo in poi i tentativi di evitare una sciagura puntualmente la fanno succedere. L’omino con gli occhiali e i pantaloni di velluto a coste (o qualche altra mise paragonabile, se il film cambiava epoca) si interrogava sulla vita, la morte, l’arte, l’amore, l‘esistenza di Dio, i romanzi russi e l’impossibilità di trovare un idraulico durante i weekend. Woody Allen metteva in scena se stesso, anticipando Jerry Seinfeld e Louis C. K. (li accomuna un passato da stand up comedian, e il regista ormai più vicino agli 80 che ai 70 non esclude di tornare al genere, il più faticoso tra gli spettacoli comici).

Strategia autoreferenziale perseguita con crescente difficoltà man mano che passavano gli anni. A Woody Allen serviva una controfigura, ormai non aveva più l’età per corteggiare belle fanciulle più giovani di lui (già in Manhattan confondevano la rossa Rita Hayworth con la bionda Veronica Lake, nonostante un corso accelerato al cineclub). Fece un tentativo con Kenneth Branagh, scritturandolo per Celebrity. L’esperimento non funzionò benissimo e non fu ripetuto. Altro svicolamento: ripescò dal cassetto Basta che funzioni, un copione scritto parecchi decenni addietro per Zero Mostel (defunto nel 1977) e diede il ruolo del protagonista allo scorbutico Larry David della serie tv Curb Your Enthusiasm.

Poiché gli innamoramenti rischiavano il ridicolo, cominciò a infierire sugli artisti cialtroni. Il brutto Vicky Cristina Barcelona merita uno sguardo solo per la scena in cui Javier Bardem parla del padre poeta: le sue poesie sono bellissime, non fosse che nel tragitto tra la testa e la carta perdono ogni grazia. Scarlett Johansson, nuova musa del regista, viene insidiata da giovanotti di età acconcia. Woody Allen tiene per sé in Scoop la parte del mago Splendini, e la battuta più ferocemente autoironica: «Nasco ebreo ma crescendo mi sono convertito al narcisismo». Riappare in Hollywood Ending, regista che improvvisamente diventa cieco (malanno psicosomatico, neanche a dirlo). Tiene segreto il malanno e gira una pellicola inguardabile, scambiata a Cannes – dove il film vero e il film nel film vengono presentati – per opera d’avanguardia.

La svolta arriva con Blue Jasmine, l’ultima delle fatiche che Allen porta a termine con cadenza quasi annuale (più di quaranta titoli dal 1966, tengono lontani i cattivi pensieri meglio dello strizzacervelli). Film bellissimo, tanto che nessun recensore resiste al gioco “il miglior Woody Allen dopo …” (a voi la scelta: chi dice Match Point, chi celebra il ritorno a Manhattan dopo un grand tour finanziato dai sindaci in cerca di gloria, punto più basso To Rome With Love). Cate Blanchett è incantevole, Sally Hawkins pure. I maschi son totalmente privi di woodyallenismo.

La trama ricorda un Tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams: una sorella in pace con la propria vita, l’altra sorella incline a scambiare le proprie fantasie con la realtà. Jasmine-Cate Blanchett era sposata a un miliardario newyorkese, specializzato in truffe alla Madoff. Ginger-Sally Hawkins vive a San Francisco, dove si accompagna con uomini che alla sorella paiono infrequentabili (entrambe sono state adottate, la bionda fin da piccola ha fatto pesare alla bruna la propria superiorità, e alla prima occasione ha ripudiato il nome Jeannette per il più sofisticato Jasmine).

Alec Baldwin è il finanziere senza scrupoli, Bobby Cannavale, sempre in canottiera e con un taglio di capelli asimmetrico (ciuffo sugli occhi e una tempia rasata con la macchinetta) è il moroso di Ginger. All’inizio almeno, poi lei lo tradirà con Louis C. K, che la sorella considera un gradino più su nella scala sociale. C’è anche un ex marito di Ginger, l’attore Andrew Dice Clay (ramo edilizia). E due corteggiatori di Jasmine. Sull’orlo di una crisi di nervi quando il dentista che l’ha assunta come segretaria la bacia. Di nuovo pimpante e speranzosa quando incontra il ricco vedovo Dwight (Peter Sarsgaard).

Il catalogo è questo. Bella svolta per un regista che in Pallottole su Broadway faceva parlare di trame, copioni teatrali e arte della recitazione perfino la guardia del corpo dell’attricetta cagna imposta dal boss mafioso produttore dello spettacolo. Il gangster Cheech – Chazz Palminteri – ha idee chiare sui dialoghi ed è meno disposto ai compromessi del giovane John Cusack che si crede un genio. Nello stesso film ascoltavamo il tormentone: «Ma tu ami in me l’uomo o l’artista?». Riciclabile in ogni altra pellicola del regista, eccetto Blue Jasmine. «Ma tu ami in me l’uomo o il miliardario?» sarebbe più adatta. Unica variazione possibile: «Ma tu ami in me l’uomo o il tamarro?».

Dal numero 17 di Studio

Illustrazione di Elena Xausa

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