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Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto a maggio in redazione.

31 Maggio 2022

Tove Ditlevsen, Infanzia (Fazi)
Trad. di Alessandro Storti

La tentazione di usare ingredienti già conosciuti per descrivere un piatto nuovo è forte, e diventa impossibile da resistere quando si tratta di un libro che parla di un’infanzia difficile e novecentesca, che oltre alla biografia della protagonista si porta in dote il contesto storico e sociale di un luogo e un’epoca. E quindi, per immaginare su quale scaffale può stare questo Infanzia di Tove Ditlevsen, primo capitolo di una trilogia che altrove è stata pubblicata in volume unico, si possono citare libri usciti recentemente o molto recentemente, a testimonianza, forse, che il mercato desidera storie intime e triste e tenere (e femminili?), per consolarsi dei tempi non proprio luminosi che viviamo e vivremo nel futuro prossimo: Génie la matta di Inès Cagnati (Adelphi), devastante infanzia nella Francia contadina e bigotta degli anni Settanta; L’amica geniale di Elena Ferrante (e/o), naturalmente; ma pure L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio, e certamente le parti legate all’infanzia dei diversi romanzi di Annie Ernaux, da Gli anni a Una donna. Nel romanzo-memoir di Tove Ditlevsen la bambina protagonista racconta l’iniziazione alla vita, all’amicizia, alla letteratura e al sesso nella Copenhagen proletaria del primo Novecento. «L’infanzia è lunga e stretta come una bara», dice, e il mondo degli adulti è lontano e crudele. La lingua è scarna e asciutta (per rimanere sullo scaffale delle storie tristi femminili e infantili, potrebbe riecheggiare quella di Fleur Jaeggy), e la piccola Tove cresce come la sua lingua: secca, di poche parole, impara presto a incassare i colpi e a trovare il modo di andare avanti. Infanzia è un libro disilluso ma pieno di sentimento e in qualche modo coinvolge anche emotivamente pur raccontando un mondo lontanissimo per molti. Perché da ogni infanzia, sembrerebbe, non se ne può uscire che deturpati. E ricordarla, e farci i conti, è un fatto raro e doloroso: «Dovunque ci si volti, si va a sbattere contro la propria infanzia e ci si fa male, perché è spigolosa e dura, e ci si ferma solo dopo esserne stati completamente lacerati». (Davide Coppo)

Tiffany McDaniel, L’eclisse di Laken Cottle (Atlantide)
Trad. di Clara Nubile

È quasi impossibile evitare di leggere nella pagina quello che succede nel mondo. È per questo che L’eclisse di Laken Cottle di Tiffany McDaniel è un libro buono per la catastrofe di oggi come per quella di ieri come per quella di domani: d’altronde le Apocalissi si somigliano tutte. Per di più, quella che fa finire il mondo di Laken Cottle si presta a ogni interpretazione: un buio «che dilaga dal Polo Sud come acqua versata in una caraffa già piena, tracima dai bordi» e inghiotte gli scienziati in missione nel deserto antartico, i cittadini di Montevideo che ballano in piazza, su fino agli Stati Uniti e verso l’altro capo del mondo. La storia di Laken è allo stesso tempo quella di una fuga e di un ricongiungimento, e quindi di morte e di redenzione. Consapevole che la fine è inevitabile, Laken cerca di tornare dalla sua famiglia, e da qui è venuto il paragone con Ulisse, con l’Odissea, con i classici. Ma L’eclisse è in realtà un racconto contemporaneo, in più di un senso. Alcuni di questi sensi li indica la stessa McDaniel, con i rimandi espliciti a H.G. Wells, a Spielberg, a L. Frank Baum, alla Guerra dei mondi e al Mago di Oz. Altri si trovano nell’approccio “hollywoodiano” alla materia, in quella capacità di mettere in scena i traumi interiori come viaggi epici che partono dal Montana e finisco nell’Apocalisse. In certi momenti L’eclisse sembra La strada di McCarthy, in altri Vita di Pi nella versione di Ang Lee, in altri ancora Annientamento di Villeneuve. Soprattutto, L’eclisse stupisce per l’approccio “controintuitivo” dell’autrice al racconto fantastico: mai esplicativo, come gran parte della narrativa di genere fantasy e sci-fi contemporanea. Talvolta persino criptico, come un disegno con i dettagli sempre in bella mostra eppure quasi impossibili da cogliere. E in effetti, tutta la storia di Laken è raccontata nelle prime pagine del libro in un disegno realizzato da suo padre Norman. Un vero e proprio storyboard cinematografico fatto di cani a quattro code e cavalli stellari che viene con un avviso su quello che succederà da lì in poi: «i disegni erano ricchi di particolari che solo chi presta molta attenzione riesce a catturare». (Francesco Gerardi)

Gerda Blees, Noi siamo luce (Iperborea)
Trad. di Claudia di Palermo

La cosa più strana dello stranissimo libro di Gerda Blees è che la storia che racconta (ispirata a un vero fatto di cronaca) viene riportata da 25 testimoni-narratori che a turno ricostruiscono i fatti. Parlano tutti in prima persone plurale e sono, ad esempio, i vicini di casa, la difesa della presunta colpevole, la scena del crimine. Nella maggior parte dei casi, però, sono ancora più strani di così: tra le voci narranti ci sono la notte, l’odore di arancia, una fetta di pane integrale, una farfalla, un violoncello, la resistenza emotiva, la luce, il dubbio, il World Wide Web e molti altri. Tutti raccontano lo stesso episodio dal loro specifico punto di vista. Eppure il racconto non è mai ripetitivo, anzi, perché ognuna di queste poetiche voci nota dettagli diversi e riflette su aspetti differenti della stessa storia. Si indaga su una donna di nome Melodie, violoncellista mancata che fonda la delirante comunità Suono e Amore, in cui guida i suoi tre compagni nella pratica della musica, della meditazione e dell’anoressia (durante il «processo dei 9 giorni», i quattro si sottraggono alla «dipendenza» dal cibo per vivere «un’esistenza più naturale e sostenibile, in sintonia tra loro e con il mondo»), tanto da arrivare a far morire di denutrizione sua sorella. È da questo caso, che all’inizio non si sa se considerare o meno un omicidio, che il racconto prende il via, dando forma a un’indagine più ampia che attraversa i disturbi alimentari, l’aspirazione a migliorarsi, il disperato bisogno di credere in qualcosa, il misterioso rapporto tra potere e fragilità mentale. (Clara Mazzoleni)

Giacomo Papi, Italica (Rizzoli)

Nell’ormai lontano 2004, Giacomo Papi pubblicava per Isbn un libro intitolato Accusare. L’idea brillante, ottimamente realizzata, consisteva in una raccolta di foto segnaletiche di personaggi storici, celebrità, ma anche di donne e uomini comuni, che messe insieme raccontavano una storia del Novecento fatta di singole storie da cui però si ricavava un quadro più largo e collettivo. Da un concept simile, quasi come se si trattasse di un seguito, sembra essere nato Italica, ugualmente una storia del Novecento, questa volta solo italiana, in cui però i “documenti” non sono le immagini ma i racconti, veri racconti scritti da veri scrittori. Si parte dalla nascente città industriale di inizio Novecento (del bellissimo racconto futurista di Rosa Rosà) e si arriva a Mani Pulite e alle prime migrazioni tra la fine degli ’80 e l’inizio dei ’90 (con un racconto micidiale di Vincenzo Consolo), attraversando eventi storici, svolte sociali e del costume: la guerre mondiali, la condizione femminile, la fabbrica, la mafia, il terrorismo, il tifo negli stadi, l’eroina (in uno struggente Tondelli). Un’antologia che include scrittori di peso massimo (Gadda, Morante, Calvino, Fenoglio, Malaparte) e altri che probabilmente non avrete mai sentito nominare, come la scrittrice di fantascienza Anna Rinonapoli o l’autrice di romance Mura, che incredibilmente, nel bel mezzo del fascismo, mette in scena un amore tra una bionda vedova italiana e un ingegnere africano nero, dando tra l’altro inizio alla censura (da allora gli editori dovettero aspettare un nulla osta prima di pubblicare qualsiasi libro). Un lavoro di ricostruzione affascinante e monumentale (notevolissime sono le introduzioni di Papi ai capitoli tematici, infarcite di dati, contestualizzazioni e anche di un pizzico di autobiografia) che trasforma l’invenzione letteraria in strumento storiografico e che all’ultima pagina fa venire voglia di andare ancora oltre, immaginando o giocando a indovinare quale racconto si potrebbe scegliere per raccontare le tappe fondamentali degli ultimi vent’anni: l’Undici settembre, o il mondo dopo internet, o la presa del potere dei grillini. (Cristiano de Majo)

Claudio Calò, La sfilata di moda come opera d’arte (Einaudi)

Parlando con Maria Luisa Frisa del suo ultimo libro, Le forme della moda (Il Mulino), è stato inevitabile tornare sull’argomento di quanta poca saggistica dedicata alla moda venga pubblicata in Italia, chiedendoci, per l’ennesima volta, il perché. Le motivazioni sono tante, in gran parte conosciute e ben documentate, a cominciare dal cronico ritardo delle istituzioni italiane nel riconoscere alla moda, come industria culturale, lo spazio accademico e museale che le spetta. Nell’attesa che quelle politiche cambino, – perché c’è bisogno dell’intervento politico affinché succeda – fa piacere leggere un saggio di introduzione alle questioni della moda contemporanea come quello scritto da Claudio Calò, critico esperto di semiotica, che oltre a collaborare con Vogue Italia, ha anche lavorato a lungo nella comunicazione di marchi come Ralph Lauren, Emilio Pucci, Giorgio Armani. Il suo La sfilata di moda come opera d’arte, pubblicato da Einaudi, è infatti un ottimo vademecum per entrare nella forma più eclatante e popolare della moda: la sfilata, appunto. Calò ne traccia la storia ma, soprattutto, l’evoluzione e i tanti legami che attraverso questa modalità di autorappresentazione la moda riesce a stabilire con tutto ciò che la circonda e, al contempo, con ciò che l’ha preceduta e quello che arriverà dopo. Cinema, teatro, letteratura, infine l’arte, con cui ha da sempre un rapporto ambivalente: la sfilata, messa a dura prova dalla pandemia, è uno strumento tentacolare e, nelle sue tante forme, il più adatto a esprimere la post modernità che viviamo. Una lettura consigliata a chi vuole entrare in un mondo complesso e leggerissimo, spesso banalizzato sia da chi la fruisce che da chi la racconta. (Silvia Schirinzi)

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