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Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
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C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
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I libri del mese

Cosa abbiamo letto a febbraio in redazione.

28 Febbraio 2022

Garth Greenwell, Purezza (Einaudi)
Trad. di Matteo Colombo

Ci sono due motivi di interesse per dedicare un po’ del proprio tempo alla raccolta di racconti Purezza di Garth Greenwell (Einaudi), al secondo libro dopo il romanzo Tutto ciò che ti appartiene (Mondadori). Il primo è che la voce di questi racconti è quella di un americano a Sofia, Bulgaria, che proprio in questi giorni di orrore e follia in Europa orientale, ci dà una qualche eco di un mondo che, seppure considerato vicino, ci sembra sfuggente e troppo duro da sopportare per un occidentale. Quelli di Greenwell sono frammenti di spaesamento amoroso e geografico (e quindi morale), tra sigarette consumate fino al filtro, taxi bloccati nel traffico, ristoranti che sembrano scantinati, il tutto visto con gli occhi un professore di letteratura gay americano e riflesso dallo specchio deformante del suo desiderio. Il secondo motivo è, invece, un racconto in particolare intitolato “Gospodar”, che in bulgaro significa “Padrone” o “Maestro” e che andrebbe letto anche da solo. È strano scoprire in un’epoca in cui ci sembra di aver visto e provato tutto, che possa esistere ancora qualcosa in grado di tenerci attaccati a una pagina e di sconvolgerci. Questa storia che racconta di un incontro Bdsm a casa di uno sconosciuto, della paura dell’ignoto che lo precede, dell’eccitazione che lo percorre, e dell’oscurità a cui può portare il desiderio e a cui non sappiamo rinunciare, è invece l’incarnazione del potere magnetico e scandaloso che un testo può avere su un lettore. Strano ma vero. (Cristiano de Majo)

Daniel Kehlmann, Te ne dovevi andare (Feltrinelli)
Trad. di Monica Pesetti

Da più di una settimana, affetto da quella che sono sicuro qualcuno avrà già battezzato “war anxiety”, aggiorno con una compulsività che non aveva precedenti le applicazioni di quotidiani italiani e internazionali sullo smartphone, e la notifica sul tempo di utilizzo del telefono stamattina me l’ha ricordato con un bel 12% in più. Questo fine settimana mi sono preso due ore per staccare del tutto dagli scenari atomici che coinvolgono Europa, ex Impero Russo, Stati Uniti, Cina, insomma tutto il mondo, per chiudermi in questa piccola casa alla Shining sul cucuzzolo di una montagna, per le cento pagine scarse di questa novella di horror psicologico. Daniel Kehlmann nel 2005 aveva volato tra Americhe, Europa e Russia raccontando le vite di Gauss e Humboldt in La misura del mondo, poi nel 2009 aveva aveva ambientato Tyll durante tutta la Guerra dei trent’anni. Tra i due romanzi ha scritto Te ne dovevi andare, una gemmetta che scorre in fretta e ti cattura a fondo, con soltanto quattro personaggi e la capacità di tenere l’attenzione alta senza distrazioni. È difficile svelare un po’ di trama per un horror perché il rischio spoiler è molto alto, basti dire che gira tutto attorno alla casa, dentro la casa, come un’allucinazione domestica. Un libretto che è un esercizio, ma che dimostra come la brevità non sia antitetica al divertimento. (Davide Coppo)

Diane Johsnon, Lorna Mott torna a casa (Atlantide)
Trad. di Chiara Manfrinato

È davvero strano, ma la scrittrice americana classe 1934, finalista per due volte al National Book Award e al Pulitzer, co-autrice della sceneggiatura di Shining e guest editor di Mademoiselle per un mese a New York insieme ad altre giovani vincitrici del premio tra cui Sylvia Plath (che poi l’avrebbe raccontato in The Bell Jar) non è mai stata pubblicata in Italia. I suoi romanzi più famosi, in realtà, sono altri: Persian Nights del 1987, il besteller Le Divorce del 1997 (diventato un film di James Ivory con Kate Hudson e Naomi Watts), che insieme a Le Mariage del 2000 e L’Affaire del 2003 compone la trilogia di Parigi: donne americane in Francia alle prese con complicate relazioni amorose. Ora Diane Johnson torna a casa: Lorna Mott Comes Home, il libro con cui approda per la prima volta in Italia nella traduzione di Chiara Manfrinato, è la storia di una quasi settantenne storica dell’arte che dopo una vita in Provenza torna a San Francisco intenzionata a rilanciare la sua carriera. Così come ho empatizzato con la disperazione della protagonista di Euphoria, una tossicodipendente di diciassette anni, non ho avuto nessuna difficoltà a riconoscere la sensazione di aver definitivamente perso la capacità di sentirsi al passo col presente descritta dalla Lorna di Diane Johsnon e compatire l’ingenua determinazione con cui prova a dimostrare a se stessa che «ci si può rifare una vita a qualsiasi età». Chissà se anche Diane Johnson, negli ultimi anni, si sentiva a un punto morto della sua carriera: è probabile, anche perché ormai va per gli 86. A quanto pare, però, alla fine, se n’è sbattuta altamente, e ha continuato a scrivere. (Clara Mazzoleni)

Frank Westerman, Noi, umani (Iperborea)
Trad. di Elisabetta Svaluto Moreolo

Frank Westerman è stato spesso paragonato a Ryszard Kapuściński, talmente spesso che ormai all’accostamento si è abituato pure lui: quando gli chiedono di trovare una definizione per il suo ultimo libro, Noi, umani (edito in Italia da Iperborea), Westerman prende in prestito la «letteratura fattuale», un’idea, appunto, di Kapuściński. Una forma di letteratura «tenuta stretta dai fatti», aggiunge Westerman. E in effetti Noi, umani è un’indagine, cioè il tentativo di rimettere i fatti in ordine cronologico, di accertare i legami di causa-effetto che li tengono attaccati. In uno dei passaggi più accattivanti di tutto il libro, Westerman è seduto a un tavolo sopra il quale sono disposte riproduzioni e ricostruzioni di una decina di teschi di ominidi: milioni di anni di evoluzione umana esposti in un albero di ossa, da quelle dell’australopiteco Lucy ai sapiens dai quali discendiamo tutti. Escluso dal tempo e dalla causalità, il teschio di Flo, il nomignolo dell’Homo floresiensis (conosciuto anche come lo hobbit), l’antico abitante dell’Isola di Flores, in Indonesia, oggetto della letteratura fattuale di Westerman. Nel tentativo di trovare il posto di Flo in quella fila di teschi (era un sapiens affetto da nanismo? Era un’altra linea, possibile e interrotta, dell’evoluzione della specie?), Westerman racconta una storia che, proprio come Flo, è difficile piazzare in un punto della mappa letteraria: diario di viaggio e gonzo journalism, per certi aspetti un giallo (si comincia da una cadavere per poi risalire all’identità del morto) e per altri un saggio socioculturale sull’importanza del punto di vista e la conseguente definizione di devianza, per altri ancora un manuale di scrittura (la cornice della storia è il corso tenuto dall’autore all’Università di Leida in qualità di guest writer, il primo della storia dell’ateneo a ricevere l’invito pur non avendo mai scritto un romanzo). Una storia che –  come Westerman ripete più volte – dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio la superiorità della realtà rispetto alla finzione. Isole che sembrano uscite da un romanzo pulp degli anni ’50, missionari cattolici che vivono la vita come Indiana Jones, scienziati disposti a mettere a repentaglio la vita altrui pur di scavare un metro più in profondità, orrori e rancori post-coloniali che determinano la direzione del dibattito scientifico: «Storie realmente accadute così inverosimili che, se immerse nella finzione letteraria, perderebbero subito ogni brandello di credibilità». (Francesco Gerardi)

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