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I libri del mese

Cosa abbiamo letto a ottobre in redazione.

di Studio
31 Ottobre 2021

Jill Abramson, Mercanti di verità (Sellerio)
Trad. di Andrea Grechi, Chiara Rizzuto

Non facciamo che parlare di giornali che sbagliano titoli, che scrivono notizie in modo approssimativo, che fanno clickbaiting, ma è come se avessimo assimilato quasi dimenticandocene quanto il mondo dell’informazione, con le sue regole consolidate da più di un secolo di storia, sia stato messo sottosopra da internet. Un ottimo modo per ripercorrere i vent’anni di effetti dello tsunami digitale sulla stampa è questo librone dell’ex direttrice esecutiva del New York Times, Jill Abramson. Un’appassionante saga di 700 pagine che segue dagli inizi del Duemila le vicende di Buzzfeed, Vice, New York Times e Washington Post, giustapponendo due fortunatissime invenzioni dell’informazione digitale con due fondamentali divinità dell’Olimpo editoriale. A ripercorrerla “come se fosse un romanzo” è una storia esaltante e triste con i suoi eroi tragici e i suoi cattivi geniali (il mio preferito: Jonah Peretti di Buzzfeed), e che ha il pregio istruttivo di ricordarci quanto il cambio di paradigma portato prima dai blog (con il ruolo decisivo dell’Huffington Post), poi dai social (e dai gattini), abbia cambiato le nostre vite e forse definitivamente la nostra coscienza critica. (Cristiano de Majo)

Peter Cameron, Anno bisestile (Adelphi)
Trad. di Giuseppina Oneto

Nonostante si possa probabilmente convenire che non tutte le commedie di Woody Allen siano memorabili, dalla prima all’ultima – come La maledizione dello scorpione di giada, Omicidio a Manhattan, anche Irrational Man – ci hanno comunque insegnato non solo che i disastri e le tragedie possono capitare in contesti in cui mai ce li aspetteremmo, ma che di questi disastri potremmo persino riderne. È la stessa sensazione che si prova leggendo la storia raccontata da Peter Cameron nel suo Anno bisestile, una commedia pseudo romantica pubblicata in precedenza a puntate settimanali che cattura un anno di vita di un gruppo di newyorkesi persi nel crepuscolo degli anni Ottanta. Dai due reali protagonisti, Loren e David, che sono separati da diversi mesi, con David combattuto tra l’amore per la sua ex famiglia e la scoperta dopo 40 anni di essere bisessuale (ha un nuovo amante, Heath), e Loren che ora che ha una nuova storia con Gregory sembra non riuscire a smettere di amare David. Così fino a Lillian, l’amica comune e solitaria di David e Loren che consulta una banca del seme; Judith, la madre di Loren che ha preso un anno sabbatico dal suo matrimonio e ha iniziato una relazione con un immigrato asiatico di nome Fan; la perfida gallerista Amanda Paine e Solange e Anton Shawangunk, i suoi comproprietari così perversi, crudeli e ultra ricchi come gli Yuppies di Bret Easton Ellis. E moltissimi altri personaggi alleninani che Cameron, come all’origine della propria carriera da scrittore di commedie brillanti, incastra in un affresco in cui compaiono anche un assurdo rapimento e un tentato omicidio: delineando un anno bisestile che è frenetico, catastrofico, e che riesamina i desideri e i lamenti di un’intera generazione con estremo affetto e divertimento, come a dire “Pazienza, andrà meglio la prossima volta”. (Corinne Corci)

Werner Herzog, Il crepuscolo del mondo (Feltrinelli)
Trad. di Nicoletta Giacon

Il meraviglioso e disturbante diario tenuto durante quell’impresa assurda e disgraziata che è stata girare Fitzcarraldo, pubblicato per desiderio di Herzog stesso a 20 anni di distanza dall’uscita del film (in Italia da Mondadori, nel 2007), si chiama La conquista dell’inutile: un titolo che funzionerebbe benissimo anche per la famosa storia di Hiroo Onoda, il soldato giapponese che per 29 anni ha difeso una piccola isola delle Filippine convinto che la Seconda guerra mondiale fosse ancora in corso. Una storia così herzoghiana che Herzog, a 79 anni, ha deciso di impossessarsene, proprio come fece con quella del peruviano Carlos Fitzcarrald, trasformandola in questo libro breve, pulito e poetico, tutto al presente, impreziosito da ipnotiche descrizioni di giungla, nebbia, pioggia, scritto a partire da una serie di conversazioni avute col vero Onoda, incontrato diverse volte prima della sua morte nel 2014. Una parabola sul tempo che funziona come un portale per entrare in una dimensione di sospensione quasi familiare: “Nessun segno del tempo che passa, se non il giorno che sta per finire, come se il tempo fosse qualcosa di proibito – nemmeno la realtà del presente sembra esistere, perché ogni movimento della mano è già il passato, e ogni movimento che segue è già il futuro”. (Clara Mazzoleni)

Simone Pieranni, La Cina nuova (Laterza)

Recentemente, è diventato virale su TikTok il video di un contadino dello Xinjiang che mangia un’anguria in un campo di cotone. Il video arriva da Douyin, la versione cinese di TikTok, ed è stato ricaricato (non da lui) sulla versione internazionale dell’app, senza contesto. Migliaia di americani l’hanno interpretato come uno sfottò allo schiavismo e ne è nata un’infinita serie di duetti che condannavano l’ignaro contadino. Alcuni creator cinesi, come questa ragazza, hanno poi spiegato l’equivoco: il contadino non si riferiva agli afroamericani, ma voleva promuovere i buoni frutti dello Xinjiang, con quella semplicità che spesso caratterizza gli account che raccontano, in primis ai cinesi, la vita nella Cina rurale. Come fa anche la vlogger Li Ziqi, attiva su YouTube ma soprattutto su Weibo, che riprende la sua vita in una campagna che sembra incantata. Di lei parla Simone Pieranni, scrittore e giornalista del Manifesto, nel suo La Cina nuova (Laterza). Pieranni parte proprio dal curioso rapporto che la Cina ha con il suo passato, un rapporto che è sempre stato “malleabile” e che oggi è nelle mani di Xi Jinping, per poi toccare i tanti argomenti che in questo ultimi due anni ci hanno fatto discutere: dal cyberpunk in versione cinese al mito della meritocrazia che governa il Pcc, dal ciclico ritorno del maoismo alle diseguaglianze sociali, dalla corruzione all’attacco del governo ai grandi del tech. «Con caratteristiche cinesi», si legge spesso nei discorsi di Xi: ecco, questo libro è un’ottima lettura per provare a capire quale futuro i cinesi immaginano per sé stessi e per il mondo. (Silvia Schirinzi)

Giuseppe Rizzo, I fantasmi non esistono (Mondadori)

Giuseppe Rizzo è una persona buona e lo si capisce anche se non l’hai conosciuto. Perché è uno delle pochissime voci in Italia a occuparsi in modo costante, appassionato, pure sofferente, di carceri, di chi non ha una casa, di chi ha disagi psichiatrici e si trova allora spesso nella periferia dell’assistenza statale. Questo impegno, spesso ospitato da Internazionale, è diventato un libro, I fantasmi non esistono, che si legge con commozione, rabbia, ammirazione e senso di colpa. La commozione è insieme alla rabbia per queste storie che non sono semplici dimenticanze bensì precise strategie di una politica che da decenni ha deciso scientificamente di ingrassare le carceri e chiudere gli occhi su migliaia e migliaia di persone che non torneranno mai alla vita che chiamiamo, con sufficienza, “normale”; di creare criminali per poter gridare all’emergenza sicurezza. Il senso di colpa può invece servire per iniziare a fare qualcosa. L’ammirazione non è soltanto per l’impegno, la sensibilità nel racconto queste vite, ma anche perché Giuseppe sa scrivere benissimo, e quella che fa non è “solo” denuncia o reportage, ma letteratura vera. (Davide Coppo)

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