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Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.
Le persone stanno scrivendo pessime recensioni di un hotel di lusso di Dubai perché ci cadono i missili vicino Le iniziali e autentiche lamentele degli ospiti della struttura sono presto degenerate in una marea di commenti lasciati da troll di tutto il mondo, che infatti sono stati tutti prontamente rimossi.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto ad aprile in redazione.

di Studio
30 Aprile 2021

Rebecca Solnit, Ricordi della mia inesistenza (Ponte alle Grazie)
Trad. di Laura De Tomasi

L’autobiografia di Rebecca Solnit è principalmente la storia di com’è diventata scrittrice, e ancor di più di come ha scelto quali erano le cose di cui avrebbe voluto scrivere, gli argomenti a cui avrebbe dedicato la vita e le milioni di parole scritte su una scrivania bianca iper decorata regalatale da un’amica che è stata quasi uccisa dal suo compagno.

Ricordi della mia inesistenza è tuttavia un’autobiografia per certi versi non convenzionale, soprattutto per il tono che l’autrice utilizza nel riguardarsi indietro, nel riconoscere il fulcro delle sue ossessioni ma anche le lacune nelle sue interpretazioni del mondo e di sé stessa, mentre percorre le strade di San Francisco (alle quali ha dedicato un altro libro, Storia del camminare, uscito nel 2002) oppure osserva il suo quartiere dall’alto dei bovindi del suo minuscolo appartamento su Lyon Street, quartiere nero dove avrebbe vissuto per venticinque anni. Quando ci si è trasferita era una delle poche facce bianche in un manipolo di strade dove erano confluiti molti dei neri provenienti dal Sud del Paese, quando ancora la gentrificazione non era un fenomeno riconosciuto ma la segregazione era invece evidente, e San Francisco non si era ancora trasformata nella valle del tech. Soprattutto, è la storia di una donna che impara a riconoscere la violenza intrinseca allo stare al mondo che caratterizza quelle come lei, e cioè le altre donne, e la sistematica normalizzazione che la società ne fa: «Ho dovuto aspettare trent’anni perché si parlasse di tutto questo», scrive a un certo punto. Se il personale è politico, Ricordi della mia inesistenza è allora il racconto di un percorso che è intellettuale, intimo e collettivo, dove le questioni di genere si incontrano con quelle di razza e di classe. Con Gli uomini mi spiegano le cose Solnit ha coniato un termine, “mansplaning”, che oggi viene banalizzato in sterili battaglie social e meme, con questo onesto racconto di com’è diventata la scrittrice che è ci restituisce tutta la complessità delle sue, delle nostre, battaglie. (Silvia Schirinzi)

Fernanda Alfieri, Veronica e il diavolo (Einaudi)

«Per salvare l’anima di un feto bisognava squarciare il ventre della madre pur di battezzarlo, e garantirgli così vita eterna». È la tesi di Filippo Leonardi, chirurgo e professore di ostetricia alla Sapienza nella prima metà del 1800, bravo cattolico come si vede da questa sua attenzione a non perdere nemmeno un’anima. È una frase contenuta verso la fine di Veronica e il diavolo, che è il racconto di un esorcismo sulla giovane ventenne romana Veronica Hamerani fatto attraverso i documenti scritti dai gesuiti esorcisti e le ricostruzioni minute e attente di Fernanda Alfieri, che li ha ritrovati. Al centro del libro c’è Veronica, possibile indemoniata, ma soprattutto il corpo e l’anima delle donne, che sono le vere protagoniste di Veronica e il diavolo. Le donne che terrorizzavano non solo i preti, ma tutta la società: «Non guarderò mai alcuna donna in faccia», scrive l’altro esorcista Padre Manera, «se per accidente mi imbattessi a guardarla, mi rivolgerò a Maria con qualche giaculatoria». E poi ci sono il dubbio e la scienza, che a poco a poco allargano le crepe della religione post-Restaurazione, dubbi e scienze ancora zoppi, ancora fortemente cattolici, intrisi di pregiudizio. Un libro che non va letto per scandalizzarsi o indignarsi, ma per conoscere le radici del mondo in cui viviamo ancora, che sono meno progressiste di quanto spesso vogliamo pensare. (Davide Coppo)

Patricio Pron, Domani avremo altri nomi (Sur)
Trad. di Francesca Lazzarato

Domani avremo altri nomi è l’analisi di una frattura che va ben oltre l’amore. È piuttosto la mappatura sentimentale di una società di cui Lei e Lui, sempre protetti dall’anonimato, diventano espressione come due figure astratte, talmente tanto che riconoscersi è facilissimo. La storia incede nella banalità della rottura e nel profondo dolore che questa provoca, quando qualcosa finisce senza che ci siano motivazioni particolari, perché magari si cresce o si teme che proseguire in un modo monotono e abitudinario possa divorarci, o perché semplicemente non siamo di nessuno ed è un nostro diritto assecondare necessità e nevrosi. “Non siamo di nessuno” è una frase che Patricio Pron, vincitore con il suo romanzo del prestigioso premio Alfaguara, non scrive mai eppure sottintende. Non lo siamo, ma qualcosa di noi si perde tutte le volte che poniamo fine a una relazione – «una coppia è un animale bifronte» – ci sarà sempre qualcosa di te in me ma soprattutto ci sarà sempre qualcosa di me in te che non riavrò mai più indietro. E quindi che cosa rimane 24 ore, poi una settimana, cinque anni, sette mesi, sei minuti, altri sette mesi dopo (sono il lasso di tempo che dà il nome ai capitoli)? Resta tutto quello di cui parla Pron in un testo sottile e di grande spessore psicologico che riflette la nostra epoca. Un romanzo da cui possono nascere tantissime domande e da cui emerge come la fine di un amore non sia un fallimento, ma solo un nuovo modo per conoscersi. (Corinne Corci)

Tea Hacic-Vlahovic, L’anima della festa (Fandango libri)

La vita mondana della città che è mancata tremendamente quest’anno, è, per una strana coincidenza, la protagonista del romanzo d’esordio di Tea Hacic-Vlahovic. Sono le feste, le case degli sconosciuti, i cocktail del bar, i flirt, le battute acide che rivolgi a qualcuno in fila per il bagno: questo era il mondo prima ed è lo stesso che si ritrova intatto in L’anima della festa. L’anima della festa è Mia, una ragazza croata-americana arrivata a Milano a inizio anni Duemila per studiare, naturalmente, moda. Si muove di notte per la città come una Marchesa Casati milanese, entra nei locali dove tutti la salutano, le offrono cocktail, droghe, intrattiene rapporti con vari uomini emaciati e bellissimi. Inizialmente certa che le cose scintillanti come i suoi vestiti le bastino per scordare la catapecchia dove vive, le crisi di nervi, il ragazzo che sparisce e stage sicuramente affascinanti ma senza certezze, si scopre alla ricerca di qualcosa di interiore e finalmente autentico. Hacic, conosciutissima in Italia come autrice e performer, ha scritto il libro in inglese e l’ha fatto tradurre ad altri, che sono riusciti a restituire il suo solito linguaggio sarcastico, evasivo, follemente intelligente. (Francesca Faccani) 

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