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Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.
È stato indetto in Italia il primo sciopero generale dei meme per protestare contro un mondo ormai troppo assurdo anche per i meme Un giorno intero senza meme, perché a cosa servono questi in una realtà che è diventata più estrema pure della sua caricatura?
Michelangelo Pistoletto ha risposto a Britney Spears, dopo che Britney Spears ha chiesto «da dove ca**o salta fuori» la mela di Michelangelo Pistoletto in Stazione Centrale a Milano Con un post Instagram, l'artista ha rivendicato la paternità dell'opera e invitato la popstar ad andare a trovarlo a Biella.
Il regime iraniano sta facendo causa e confiscando i beni di tutte le celebrity che hanno sostenuto le proteste Attori, sportivi, imprenditori, figure pubbliche in generale: il regime sta punendo chiunque si sia espresso a favore dei manifestanti.
Su internet è in corso un’affannosa ricerca per scoprire di che marca sono gli occhiali da sole indossati da Macron a Davos Gli aviator sfoggiati dal Presidente sono diventati allo stesso tempo meme e oggetto del desiderio: sono Louis Vuitton? Ray-Ban? Baijo?
I monaci benedettini tedeschi sono stati costretti a vendere il più antico birrificio del mondo perché anche in Germania si beve sempre meno birra In attività da 975 anni, il birrificio Weltenburger vive una crisi talmente profonda da aver costretto i monaci benedettini a metterlo in vendita.
Aphex Twin ha superato Taylor Swift per numero di ascoltatori mensili su YouTube Music Merito soprattutto di una canzone, "QKThr", diventata una delle più usate come colonna sonora di video su YouTube.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto ad aprile in redazione.

di Studio
30 Aprile 2021

Rebecca Solnit, Ricordi della mia inesistenza (Ponte alle Grazie)
Trad. di Laura De Tomasi

L’autobiografia di Rebecca Solnit è principalmente la storia di com’è diventata scrittrice, e ancor di più di come ha scelto quali erano le cose di cui avrebbe voluto scrivere, gli argomenti a cui avrebbe dedicato la vita e le milioni di parole scritte su una scrivania bianca iper decorata regalatale da un’amica che è stata quasi uccisa dal suo compagno.

Ricordi della mia inesistenza è tuttavia un’autobiografia per certi versi non convenzionale, soprattutto per il tono che l’autrice utilizza nel riguardarsi indietro, nel riconoscere il fulcro delle sue ossessioni ma anche le lacune nelle sue interpretazioni del mondo e di sé stessa, mentre percorre le strade di San Francisco (alle quali ha dedicato un altro libro, Storia del camminare, uscito nel 2002) oppure osserva il suo quartiere dall’alto dei bovindi del suo minuscolo appartamento su Lyon Street, quartiere nero dove avrebbe vissuto per venticinque anni. Quando ci si è trasferita era una delle poche facce bianche in un manipolo di strade dove erano confluiti molti dei neri provenienti dal Sud del Paese, quando ancora la gentrificazione non era un fenomeno riconosciuto ma la segregazione era invece evidente, e San Francisco non si era ancora trasformata nella valle del tech. Soprattutto, è la storia di una donna che impara a riconoscere la violenza intrinseca allo stare al mondo che caratterizza quelle come lei, e cioè le altre donne, e la sistematica normalizzazione che la società ne fa: «Ho dovuto aspettare trent’anni perché si parlasse di tutto questo», scrive a un certo punto. Se il personale è politico, Ricordi della mia inesistenza è allora il racconto di un percorso che è intellettuale, intimo e collettivo, dove le questioni di genere si incontrano con quelle di razza e di classe. Con Gli uomini mi spiegano le cose Solnit ha coniato un termine, “mansplaning”, che oggi viene banalizzato in sterili battaglie social e meme, con questo onesto racconto di com’è diventata la scrittrice che è ci restituisce tutta la complessità delle sue, delle nostre, battaglie. (Silvia Schirinzi)

Fernanda Alfieri, Veronica e il diavolo (Einaudi)

«Per salvare l’anima di un feto bisognava squarciare il ventre della madre pur di battezzarlo, e garantirgli così vita eterna». È la tesi di Filippo Leonardi, chirurgo e professore di ostetricia alla Sapienza nella prima metà del 1800, bravo cattolico come si vede da questa sua attenzione a non perdere nemmeno un’anima. È una frase contenuta verso la fine di Veronica e il diavolo, che è il racconto di un esorcismo sulla giovane ventenne romana Veronica Hamerani fatto attraverso i documenti scritti dai gesuiti esorcisti e le ricostruzioni minute e attente di Fernanda Alfieri, che li ha ritrovati. Al centro del libro c’è Veronica, possibile indemoniata, ma soprattutto il corpo e l’anima delle donne, che sono le vere protagoniste di Veronica e il diavolo. Le donne che terrorizzavano non solo i preti, ma tutta la società: «Non guarderò mai alcuna donna in faccia», scrive l’altro esorcista Padre Manera, «se per accidente mi imbattessi a guardarla, mi rivolgerò a Maria con qualche giaculatoria». E poi ci sono il dubbio e la scienza, che a poco a poco allargano le crepe della religione post-Restaurazione, dubbi e scienze ancora zoppi, ancora fortemente cattolici, intrisi di pregiudizio. Un libro che non va letto per scandalizzarsi o indignarsi, ma per conoscere le radici del mondo in cui viviamo ancora, che sono meno progressiste di quanto spesso vogliamo pensare. (Davide Coppo)

Patricio Pron, Domani avremo altri nomi (Sur)
Trad. di Francesca Lazzarato

Domani avremo altri nomi è l’analisi di una frattura che va ben oltre l’amore. È piuttosto la mappatura sentimentale di una società di cui Lei e Lui, sempre protetti dall’anonimato, diventano espressione come due figure astratte, talmente tanto che riconoscersi è facilissimo. La storia incede nella banalità della rottura e nel profondo dolore che questa provoca, quando qualcosa finisce senza che ci siano motivazioni particolari, perché magari si cresce o si teme che proseguire in un modo monotono e abitudinario possa divorarci, o perché semplicemente non siamo di nessuno ed è un nostro diritto assecondare necessità e nevrosi. “Non siamo di nessuno” è una frase che Patricio Pron, vincitore con il suo romanzo del prestigioso premio Alfaguara, non scrive mai eppure sottintende. Non lo siamo, ma qualcosa di noi si perde tutte le volte che poniamo fine a una relazione – «una coppia è un animale bifronte» – ci sarà sempre qualcosa di te in me ma soprattutto ci sarà sempre qualcosa di me in te che non riavrò mai più indietro. E quindi che cosa rimane 24 ore, poi una settimana, cinque anni, sette mesi, sei minuti, altri sette mesi dopo (sono il lasso di tempo che dà il nome ai capitoli)? Resta tutto quello di cui parla Pron in un testo sottile e di grande spessore psicologico che riflette la nostra epoca. Un romanzo da cui possono nascere tantissime domande e da cui emerge come la fine di un amore non sia un fallimento, ma solo un nuovo modo per conoscersi. (Corinne Corci)

Tea Hacic-Vlahovic, L’anima della festa (Fandango libri)

La vita mondana della città che è mancata tremendamente quest’anno, è, per una strana coincidenza, la protagonista del romanzo d’esordio di Tea Hacic-Vlahovic. Sono le feste, le case degli sconosciuti, i cocktail del bar, i flirt, le battute acide che rivolgi a qualcuno in fila per il bagno: questo era il mondo prima ed è lo stesso che si ritrova intatto in L’anima della festa. L’anima della festa è Mia, una ragazza croata-americana arrivata a Milano a inizio anni Duemila per studiare, naturalmente, moda. Si muove di notte per la città come una Marchesa Casati milanese, entra nei locali dove tutti la salutano, le offrono cocktail, droghe, intrattiene rapporti con vari uomini emaciati e bellissimi. Inizialmente certa che le cose scintillanti come i suoi vestiti le bastino per scordare la catapecchia dove vive, le crisi di nervi, il ragazzo che sparisce e stage sicuramente affascinanti ma senza certezze, si scopre alla ricerca di qualcosa di interiore e finalmente autentico. Hacic, conosciutissima in Italia come autrice e performer, ha scritto il libro in inglese e l’ha fatto tradurre ad altri, che sono riusciti a restituire il suo solito linguaggio sarcastico, evasivo, follemente intelligente. (Francesca Faccani) 

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