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20:41 martedì 21 aprile 2026
Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.
Più di 200 scrittori francesi hanno abbandonato la casa editrice Grasset per protestare contro le posizioni destrorse del suo proprietario, il miliardario Vincent Bolloré Gli scrittori, 230 per la precisione, hanno anche annunciato che faranno causa all'editore per riprendersi i diritti di tutti i loro libri già pubblicati.
Per combattere la denatalità, in Giappone hanno iniziato a elargire bonus alle persone che si iscrivono alle dating app Tra i casi più recenti c'è quello della prefettura di Kochi, che rimborsa l'abbonamento alle app di incontri per tutti gli utenti residenti nel suo territorio.
In una recente battaglia tra esercito ucraino e russo, per la prima volta nella storia della guerra un battaglione di soli robot ha conquistato una postazione nemica Una squadra di robot di terra e un drone ucraini sono bastati a vincere una battaglia contro i russi nella regione di Kharkiv.
Madonna si è persa il vestito che indossava al Coachella e ha offerto una ricompensa a chi lo ritroverà Su Instagram ha detto che chiunque la aiuterà a ritrovarlo riceverà una ricompensa. Il cui ammontare, però, non è stato ancora specificato.
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.
Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto a marzo in redazione.

di Studio
31 Marzo 2021

Taffy Brodesser-Akner, Fleishman a pezzi (Einaudi)
Trad. di Gianni Pannofino

Un bel romanzone da combattimento ma soprattutto da divertimento, questo Fleishman di Taffy Brodesser-Akner, già ritrattista di celebrità per il Nyt e altri giornali di punta (ricorderete forse un suo pungente ma empatico Franzen) e adesso alle prese con un altro e più esteso ritratto, ma di finzione e più medio che mai, quello di Toby Fleishman, medico quarantenne, di origine ebraico-losangelina di stanza a New York, fresco di divorzio ed entusiasta frequentatore di dating app, raccontato dalla voce di una vecchia amica conosciuta in gioventù durante un viaggio in Israele, una ex-giornalista ritiratasi nei sobborghi per fare figli e famiglia a rimpiangere la new journalist che avrebbe voluto essere (il suo modello è il

fantastico giornalista d’invenzione Archer Sylvan che una volta in Cile ha mangiato il cervello crudo di una capra appena decapitata). Consigliato fortemente a donne e uomini tra i trentacinque e i cinquanta, mentre ai più giovani le vicende raccontate potrebbero apparire, appunto, cose da vecchi, oltre che  eccessivamente cis ed eterosessuali, con ruoli estremamente definiti e tic molto maschili/femminili. Ma consigliato soprattutto agli orfani del romanzo borghese ebraico americano, a chi sente la mancanza più che di Roth (con quel Lamento di Portnoy instancabilmente citato nel risvolto), di una Versione di Barney o di un Bellow d’antan, con un protagonista più sfigato di Panofsky, ma spassoso e umano come non si incontrava da tempo. (Cristiano de Majo)

Mary Gaitskill, Questo è il piacere (Einaudi)
Trad. di Maurizia Balmelli

Breve trattato sulla ripugnante arte del mansplaining è il titolo che la nuova opera di Mary Gaitskill, Questo è il piacere, dovrebbe avere in copertina, considerando che nelle sue intensissime 85 pagine dispiega come questo tipo di comportamento venga considerato da un punto di vista esterno, quello di una donna, e da uno interno, da parte dell’uomo ora accusato di molestie sessuali a causa di tutte quelle volte che con la sua confidenza si è spinto troppo oltre. Tranquilla, ci sono io. Fidati di me. Confessati. Apriti. Soprattutto apriti in un modo che è solo mentale, non fisico, così che io ti spinga ad abbandonare qualsiasi tipo di pudore per frugarti dentro e manipolarti soltanto per il gusto di sentirmi potente. Perché è proprio questo ciò che fa Quin, editore quarantenne che non è un predatore ma è piuttosto un flâneur, un voyeur, uno schifoso, uno sfigato assoluto nonostante abbia una moglie, una figlia e un lavoro splendidi. E la particolarità – e bellezza – del prezioso libro di Gaitskill è proprio la caratterizzazione umana di Quin, articolata all’interno delle nostre dinamiche sociali, con una totale assenza di giudizio e una grande ambiguità sia da parte dell’autrice che da parte di Margot, l’amica di Quin nonché altra voce del racconto, che a volte lo biasima, altre quasi lo comprende. Un libro in cui ci sono molti discorsi sul sesso ma pochi atti sessuali, in cui non ci sono risposte facili o certe (le due narrazioni dialogano, divergono, concordano e non sono d’accordo, coprendo ogni sfumatura sul tema) tanto che in meno di 100 pagine, Gaitskill realizza un’impresa superba sullo sfondo del #MeToo, in un racconto estremamente intelligente sulle conseguenze delle azioni e su come tali azioni vengono percepite. Rendere le donne dipendenti dal suo aiuto e provocarle fino a confonderle: questo è il piacere per Quin e questo è un libro per starne alla larga. (Corinne Corci)

Filippo Tuena, Ultimo parallelo (il Saggiatore)

Che le storie di fantasmi siano narrate dagli scrittori è la norma, ma le cose si fanno più interessanti se sono le storie degli umani a essere narrate da un fantasma. In breve, queste sono le regole con cui Filippo Tuena inizia Ultimo parallelo, romanzo uscito originariamente nel 2007, di critica fortunatissima, ripubblicato dal Saggiatore nel 2021. Vi si racconta la spedizione al Polo Sud di Robert Falcon Scott, spedizione tragica e fallimentare in cui morirono tutti, o quasi, i partecipanti. Condizioni atmosferiche da spazio aperto, psicologia fragile quanto sottile, un terrore e un disagio che si percepiscono chiaramente dalla pagina. Che sia un libro straordinario l’hanno scritto in molti sia quattordici anni fa sia di nuovo adesso, ma la cosa interessante, in questa uniformità di giudizio, è la diversità delle motivazioni. Tuena in diverse interviste disse di aver scritto un libro d’avventura stevensoniano, eppure non è sbagliato vederci il contrario del classico libro d’avventura, ossia un’epica rovesciata, in cui in effetti il narratore, fantasma o essere divino, racconta di gesti che nessun umano ha potuto raccontare in vita. Il motivo per leggere Ultimo parallelo è quindi il risultato perfetto della finzione, anche fantastica, che si annoda con la non-fiction, l’avventura raccontata utilizzando di tanto in tanto le lettere (queste vere) degli esploratori che di lì a poco moriranno, la logistica delle merci, la poesia che ogni tanto compare a sostituire la prosa. Sempre in un’intervista, sentii Tuena dire che il suo libro era disseminato di “trabocchetti” per il lettore. Naturalmente questo lettore deve cadere in tutti, non evitarli, solo così funziona il meccanismo letterario di Ultimo parallelo, che è elegante e geniale: mostrare quello che nessuno ha potuto testimoniare. (Davide Coppo)

Elizabeth Hardwick, Notti insonni (Blackie Edizioni)
Trad. di Claudia Durastanti

Ci sono libri che fanno venire voglia di leggere e libri che, in più, fanno venire voglia di scrivere (maledetti!). Questo è uno di quelli. Conviene farsela passare, però, questa voglia, e continuare a leggere, perché qui, a ripercorrere la sua vita – è la più influente critica letteraria americana del secolo scorso – e i suoi ricordi sono anche le fotografie dell’atmosfera di un’epoca e di una città, New York, che ti viene voglia di rimpiangere anche se non l’hai vissuta. Il mood è quello di Una specie di solitudine di Cheever mescolato alla trilogia di Rachel Cusk, ma meno egocentrico, più lieve, decisamente votato all’osservazione dell’altro, sia esso il clima, l’arredamento, o un altro essere umano (Billie Holiday, ad esempio). Elizabeth Hardwick ha passato la vita a scrivere e a parlare di libri – faceva parte del gruppo di intellettuali che nel 1963 fondò la New York Review of Books, suo marito era il poeta premio Pulitzer Robert Lowell – e si vede. Nel 1979, a 63 anni, pubblica un oggetto che nessuno riesce a definire: saggio, lettera, memoir, romanzo. Uno strano gioiello che riemerge nel 2021, racchiuso da una prefazione di Joan Didion e una postfazione di Claudia Durastanti, che l’ha tradotto (impresa non facile, si capisce leggendo l’originale: ha un inglese tutto suo), per aiutarci a vivere un periodo altrettanto indefinito e indefinibile: Notti insonni è il libro perfetto per accompagnare i pensieri sconnessi, le poche ore di sonno, il senso di connessione col resto dell’umanità. Didion lo rinomina “meditazione su una vita”. Se questa situazione di attesa ci sta portando a meditare sulle nostre vite come mai prima, almeno facciamolo con una guida d’altissimo livello. (Clara Mazzoleni)

Candice Carty-Williams, Queenie (Einaudi)
Trad. di Maria Grazia Perugini 

È facile riconoscersi nei problemi di Queenie, la protagonista del romanzo d’esordio di Candice Carty-Williams, scrittrice britannica classe 1989. Libro dell’anno e debutto dell’anno ai British Book Awards, finalista al Women’s Prize For Fiction e al Costa First Novel Award, Queenie è la storia di una venticinquenne brillante ma molto insicura, alle prese con il suo primo lavoro da adulta nella redazione culturale di un giornale e con la separazione dal suo fidanzato. Queenie è una giovane donna nera dalle forme abbondanti, come lei stessa si definisce, perennemente in conflitto con la sua identità e in cerca di affermazione dall’esterno: è insomma una perfetta rappresentate di un una generazione di irrisolti, la stessa che i critici culturali descrivono abbarbicata sulle proprie posizioni e incapace di mediazione, ma che Carty-Williams racconta invece in tutte le sue, delicate e confuse, intersezioni. Le chat di gruppo, il profilo su OkCupid dove la maggior parte degli uomini le manda messaggi terribili, di cui a lei non resta che ridere salvo poi sentirne il peso, le mail di flirting con il collega sono infatti la controparte dei rapporti personali che Queenie intrattiene con chi la circonda, mentre cerca faticosamente di venire a capo della sua identità, tra le zie giamaicane che l’hanno cresciuta, le amiche (così diverse l’una dall’altra) che vogliono salvarla da sé stessa, i fidanzati bianchi e per di più Gemelli, le pasticcerie dell’infanzia che spariscono inghiottite dalla gentrificazione e un corpo dal quale spesso si sente tradita, ma che imparerà a riconoscere come suo. (Silvia Schirinzi)

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