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Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".

I libri del 2022

Le 10 migliori letture dell'anno per la redazione di Rivista Studio.

21 Dicembre 2022

Yasmina Reza – Serge (Adelphi)
Trad. di Daniela Salomoni

Per la redazione è stata sicuramente una delle letture più brillanti e divertenti dell’anno, se non la migliore in assoluto. Serge è la storia del rapporto di tre fratelli parigini, borghesi di origine ebrea arrivati, ormai alla mezza età, con tutto il consueto carico di crisi, frustrazioni, rabbie, risentimenti. Personaggi eccezionali, soprattutto il Serge del titolo, una specie di Barney, ma meno vitale e più collerico. Nei libri del mese di gennaio lo definivamo «l’oggetto letterariamente più luminoso tra quelli che ci sono passati davanti di recente. Un romanzo che non inizia e non finisce e ha quello strano posizionamento nel mezzo delle cose, più da racconto che da romanzo, che è tipico della scrittrice francese e che rende il suo sguardo al tempo stesso elegante e vero». Tradimenti, storie immobiliari, malattie, compleanni di bambini finiti in tragedia, un disastroso viaggio di famiglia ad Auschwitz e Birkenau, tutto condensato in meno di duecento pagine e scritto con la leggerezza acuminata che ha reso Reza una delle più celebrate scrittrici contemporanee.

Mohamed Mbougar Sarr – La più recondita memoria degli uomini (Edizioni E/O)
Trad. di Alberto Bracci Terrasecca

Vincitore del Gouncourt 2021 (prima volte che uno scrittore dell’Africa sub-sahariana si è aggiudicato il più importanto premio letterario francese), questo romanzo, di chiara ascendenza bolañesca sin dall’esergo, «segue il ritrovamento di un libro mitologico di cui si erano perse le tracce negli anni Trenta, dopo che si era scoperto che si trattava di un plagio e che il suo autore, definito al tempo “il Rimbaud ne***”, era scomparso misteriosamente.A ritrovarlo per caso è Diégane, un giovane scrittore senegalese che vive a Parigi nel 2018, e che rimane intrappolato nella sua lettura nel tentativo di sapere di più di questo autore dimenticato». Per farsi un’idea un po’ più precisa, il romanzo dello scrittore senegalese (qui la nostra intervista) «ti porta nel mondo letterario francese degli anni Trenta, e nello sgomento e nel razzismo per quel letterato senegalese così fenomenale; poi proprio in Senegal, prima della “completa” colonizzazione francese, nelle memorie familiari di personaggi che si riveleranno poi fondamentali; poi in giro per la Seconda Guerra Mondiale, a incrociare la strada della Shoah, e nella Dakar di oggi, e di nuovo in Francia», ha scritto Davide Coppo su Rivista Studio.

Veronica Raimo – Niente di vero (Einaudi)

Storia di formazione, anzi «storia di una personalità che prende forma», come ha scritto Clara Mazzoleni su queste pagine, questo memoir, arrivato anche in finale allo Strega è stata la vera grande sorpresa della narrativa italiana del 2022. Ha venduto molto, restando in classifica per tante settimane, ed è piaciuto molto, moltissimo. Chi lo ha letto lo ha trovato soprattutto divertente, come recitava del resto la fascetta firmata da Zerocalcare: «Veronica Raimo è l’unica che mi ha fatto ridere ad alta voce con un testo scritto in prosa da quando ero adolescente». Ma Niente di vero è anche un libro tenero: «che bello essere donna in questo modo, inconcludente, gratuito, allegramente problematico, e per questo fiero», chiosava Mazzoleni nella sua recensione.

Kapka Kassabova – Il lago (Crocetti)
Trad. di Anna Lovisolo

Il lago di Kapka Kassabova è una piccola perla scoperta dall’editore Crocetti, un classico libro di literary non fiction, in cui si si mescolano storia personale e collettiva, e che ci è sembrata una delle cose più notevoli e sorprendente uscite quest’anno.Merito è anche dello scenario, il lago di Ocrida, uno dei più antichi del mondo, posto ai confini tra l’attuale Repubblica macedone, l’Albania e la Grecia, e di conseguenza luogo dai mille influssi culturali, così come di rovesci storici, guerre, repressioni, fughe; «uno di quei luoghi sulla terra», scrive Kassabova, «che ti danno in serbo l’impressione di avere qualcosa di fatidico». Un altrove vicino che nelle pagine di questo libro appare come un affascinante enigma e che ci dà l’opportunità di specchiarci in uno dei tanti pezzi della frantumata storia dei Balcani.

Paolo Giordano – Tasmania (Einaudi)

Tasmania è il vero romanzo adulto di Paolo Giordano, passato dal gigantesco e spaesante successo di un esordio come La solitudine dei numeri primi a una serie di romanzi in cui per anni ha tentato di affrancarsi dall’etichetta di scrittore commerciale, per arrivare nel 2020 a diventare una dei divulgatori più seri ed ascoltati nel caos mediatico prodotto dalla pandemia.Un percorso insolito per un romanziere, che oggi è arrivato a scrivere il suo lavoro più compiuto, solido e personale: un romanzo abbrancato alla contemporaneità che ha convinto, come si dice, pubblico e critica. Tasmania è a tutti gli effetti un’autofiction in cui gli incroci e incontri della voce narrante – scrittore e giornalista di formazione scientifica – formano un palinsesto che ha l’ambizione di raccontare a che punto siamo, ovvero a che punto è il mondo. Angoscia da apocalissi, rapporti in crisi, identity politics, il senso filosofico della genitorialità trovano spazio in questo romanzo con ambizioni internazionali a cui non è difficile appassionarsi.

Anna von Planta (a cura di) – Patricia Highsmith,  Diari e taccuini 1941-1995 (La Nave di Teseo)
Trad. di Viola Di Grado

Uno degli eventi letterari dell’anno, la pubblicazione dei diari e dei taccuini, circa 8 mila pagine dattiloscritte, ritrovate nel 1995 da Anna Von Planta (editor storica della scrittrice) e successivamente da lei selezionate, dell’autrice del Talento di Mr. Ripley.La pubblicazione post mortem di appunti privati di una scrittrice che non aveva mai avuto intenzione di raccontare se stessa e che teneva nettamente separate vita privata da quella romanzesca pone sempre grossi dubbi di ordine etico, ma è vero che spesso, come nel caso simile di John Cheever i dubbi si risolvono da soli, pagina dopo pagina. Mille per la precisione che dispiegano ii problematico universo morale, relazionale e politico di una delle scrittrici più talentuose e sottovalutate dalla letteratura “alta” del Novecento.

Gerda Blees – Noi siamo luce (Iperborea)
Trad. di Claudia Di Palermo

Poetessa e scrittrice olandese al suo primo libro, le sue note biografiche riportano che vive in un una comunità.E proprio quest’esperienza deve averle fatto da ispirazione per Noi siamo luce, storia basata su un fatto realmente accaduto, della comunità Suono e Amore, fondata da Melodie, mancata violoncellista, che guida tre compagni nella pratica della musica, della meditazione e dell’anoressia, tanto da arrivare a far morire di denutrizione sua sorella. La cosa interessante del libro è che è costruito rashomonianamente su 25 testimoni-narratori, che a turno ricostruiscono i fatti. Parlano tutti in prima persone plurale e sono, ad esempio, i vicini di casa, la difesa della presunta colpevole, la scena del crimine. Tutti raccontano lo stesso episodio dal loro specifico punto di vista. Eppure, ha scritto Clara Mazzoleni su Rivista Studio, «il racconto non è mai ripetitivo, anzi, perché ognuna di queste poetiche voci nota dettagli diversi e riflette su aspetti differenti». Per noi è stata una vera sorpresa.

Tiffany McDaniel – L’eclisse di Laken Cottle (Atlantide)
Trad. di Clara Nubile

Almeno un libro apocalittico per un anno così apocalittico era necessario. Abbiamo scelto L’eclisse di Laken Cottle, storia di fuga e ricongiungimento in cui un buio «che dilaga dal Polo Sud come acqua versata in una caraffa già piena, tracima dai bordi».È un libro che fa pensare a tante cose e che ha tanti rimandi espliciti (Wells, Spielberg, Baum), un libro che può ricordare La strada di McCarthy, ma per altri versi La trilogia dell’Area X di VanderMeer. È anche un libro però con una voce tutta sua, «mai esplicativo. Talvolta persino criptico, come un disegno con i dettagli sempre in bella mostra eppure quasi impossibili da cogliere», ha scritto Francesco Gerardi su Rivista Studio.

Robert Kolker – Hidden Valley Road (Feltrinelli)
Trad. di Silvia Rota Sperti

Un grande giornalista investigativo alle prese con la storia della famiglia più malata di mente d’America, ovvero quella di Don e Mimi Galvin, 12 figli di cui 6 malati di schizofrenia.Quella di Kolker è una specie di Pastorale americana basata sulla vita vera: Hidden Valley Road, ha scritto Clara Mazzoleni su Rivista Studio, «è soprattutto la storia del fallimento dell’American Dream e di come la vita di due giovani genitori belli, colti, benestanti e ambiziosi viene sconvolta dalla malattia dei figli», ma anche un’accurata analisi sul rapporto tra famiglie e disagio mentale, e del modo in particolare in cui molte famiglie (ancora oggi) reagiscono alla malattia mentale: con la negazione, sottovalutando e sminuendo il problema, distrutte non solo dalle ovvie complicazioni che la malattia dei figli le costringe ad affrontare, ma dalla vergogna e dalla paura che il loro ruolo di genitori possa essere messo in discussione.

Inès Cagnati – Génie la matta (Adelphi)
Trad. di Ena Marchi

Uscito in Francia nel ‘76, mai tradotto in italiano e riscoperto da Adelphi solo quest’anno, dopo la morta dell’autrice, avvenuta nel 2007.Una storia di solitudine e violenza di due disgraziate della Francia rurale, così come dalla Francia rurale veniva l’autrice, nata da una famiglia di contadini di origini venete, e rimasta sempre ai margini dei salotti culturali parigini, nonostante il successo di almeno un paio di suoi libri. Génie la matta, come la chiamano i suoi compaesani, è rimasta incinta a diciassette anni dopo uno stupro e da allora le persone intorno a lei, fatta eccezione per il padre, hanno smesso di considerarla una persona. Di fronte al suo mutismo e alla straordinaria tenacia con cui si dedica ai lavori più disparati – nei campi, nelle stalle, nelle fattorie, nelle cucine – la trattano più o meno come un animale da soma. Ma c’è una persona che la ama follemente e che sui suoi silenzi, e le poche, ripetute, frasi che le rivolge, ha costruito un mondo: sua figlia Marie, la voce narrante. Un libro potente e disarmante.

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