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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

I dolori del giovane Hervé Guibert

Una mostra al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma rende omaggio al fotografo, scrittore, critico, amante di Foucault e protagonista della vita culturale parigina, una delle figure più rilevanti e tragiche del Novecento francese.

09 Marzo 2023

Diceva che una buona fotografia non è necessariamente quella che rende visibile una persona o un luogo, ma quella che è «fedele alla memoria della propria emozione». Hervé Guibert era così. Andava a caccia dell’essenza dell’animo umano tralasciando aspetti che la maggior parte delle persone avrebbe considerato essenziali. Più che una poetica artistica, quasi il manifesto di un’esistenza intera. Scrittore, sceneggiatore, giornalista, critico e fotografo, Hervé ha scosso la letteratura europea fin dalle sue fondamenta grazie a una crudissima e illuminante esplorazione del corpo, del sesso e della morte. Scomparso nel 1991 a soli 36 anni a causa dell’Aids, in pochissimi anni ha conquistato – soprattutto in Francia – un ampio pubblico, affascinato dalle gesta creative di questo Rimbaud dei giorni nostri, seducente e sovversivo.

Il Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma ora gli rende omaggio con la mostra Hervé Guibert: This and More, dove è presentata una selezione delle sue foto più commoventi. È conosciuto soprattutto per i suoi ritratti, ma stavolta a Roma vengono messi in scena i luoghi. Un nucleo di opere inusuali, in cui l’artista cattura prima l’assenza e poi l’essenza dell’essere umano. Protagonisti sono quindi gli oggetti inanimati, gli interni e gli spazi domestici. E al pubblico è affidatoil compito di immaginare le persone che li hanno vissuti e abitati. Il progetto espositivo, curato da Anthony Huberman, è realizzato in collaborazione con il CCA Wattis Institute for Contemporary Arts di San Francisco e con il KW Institute for Contemporary Art di Berlino, dove l’esposizione si sposterà dal 9 giugno fino al 20 agosto 2023.

Viso etereo, corpo diafano, nel corso della sua brevissima esperienza terrena, Guibert ha avuto il beau monde degli intellettuali parigini ai suoi piedi. Amante di Michel Foucault, amico di Isabelle Adjani e Sophie Calle, cresciuto fra Parigi e La Rochelle, ha vissuto per lungo tempo in Italia: un po’ all’Isola d’Elba e un po’ a Roma, dove è stato in residenza a Villa Medici tra il 1987 e il 1989. Appassionato di fotografia (per otto anni ha fatto il critico per il quotidiano Le Monde), ha avuto un rapporto tumultuoso con la scrittura, che è riuscito a rendere tanto intima quanto coinvolgente. Una scrittura profondamente influenzata da spunti autobiografici (il primo libro, La Mort propagande, lo ha pubblicato nel ’77 a soli 22 anni), culminati nel 1990 con la scoperta della sua sieropositività. Guibert l’ha raccontata nelle pagine del libro À l’ami qui ne m’a pas sauvé la vie recentemente tradotto in italiano con il titolo All’amico che non mi ha salvato la vita (GOG edizioni) – che lo ha consacrato ed è riuscito a cambiare l’atteggiamento dei francesi nei confronti dell’Aids, allora considerata quasi una punizione divina. «La vita non sa che farsene dell’ingombro di un’agonia», scrive. Ma l’agonia, in casi rari, può trasformarsi in letteratura vigorosa. E così è stato per lui.

Il romanzo À l’ami è il primo di una trilogia che riunisce anche Protocole compassionnel (Le regole della pietà, portato in Italia nel 1995 da Marsilio) e l’Homme au chapeau rouge. Opere in cui racconta in modo dettagliato, ma senza alcuna deriva patologica, l’andamento della malattia. «Temo il momento in cui questa possa negarmi la libertà del suicidio», scrive in quei mesi. La sua è una discesa agli inferi lucidissima. Hervé morirà due settimane dopo aver tentato il suicidio il giorno del suo compleanno. Le ultime energie le offre a Le Pudeur ou l’Impudeur, un film girato da lui per raccontare se stesso, realizzato mentre stava perdendo la sua battaglia contro l’Aids e che tutti considerano il suo testamento visivo. È sepolto presso il cimitero dell’eremo di Santa Caterina d’Alessandria a Rio nell’Elba, un piccolo paese dell’amatissima Isola d’Elba. In totale ha lasciato più di venticinque romanzi e racconti, sempre in prima persona, tra cui Suzanne et Louise (1980), L’Image fantôme (1982), Des aveugles (1985), Fou de Vincent (1989) (cinque scritti solo nell’ultimo anno di vita). E decine e decine di scatti a colori e in bianco e nero. Molti dei quali saranno esposti proprio negli spazi di via Nizza fino al 21 maggio, dove mai come stavolta le assenze e gli spazi vuoti si riveleranno più importanti delle presenze.

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