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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

HBO e Fox a caccia di idee in Israele

10 Aprile 2011

In principio era Be’Tipul, la serie drammatica (e a bassissimo costo) che nella seconda metà degli anni Duemila ha stregato Israele. E che nel 2008 l’americana Hbo, sinonimo di serie tv di qualità e non banali, ha acquistato, prima sottotitolando l’originale israeliano e poi trasponendo il format in un contesto statunitense. Il titolo, In Treatment, altro non era che la traduzione dell’originale in ebraico (Be’Tipul, appunto, “in trattamento,” nell’immagine qui a fianco vedete il loro logo). Il format era semplicissimo, forse troppo semplice: due persone che parlano sedute in uno studio, in altre parole una serie di sedute psicoanalitiche. I costi erano ridotti all’osso, tutto si giocava sulle doti degli attori e degli autori.

Nel caso israeliano, a reggere lo show erano soprattutto Assi Dayan, nipote del più celebre generale Moshe, e l’onnipresente Gila Almagor: due mostri sacri della cinematografia made in Tel Aviv. La produzione era affidata a Hagai Levi, un israeliano di antiche origini italiane, e tra gli autori c’era il mitico Ari Folman, che da regista avrebbe vinto un Golden Globe con il suo (indimenticabile) Valzer con Bashir.

La versione americana è praticamente un one man show dell’attore irlandese Gabriel Byrne (I soliti sospetti, Il Senso di Smilla per la Neve), anche se ha il pregio di avere lanciato la bravissima Mia Wasikowska, australiana, (che poi sarebbe diventata l’Alice di Tim Burton) e di avere recuperato dalla semi-oscurità Melissa Suzanne George, pure lei australiana, che avevamo già visto, dieci anni or sono, in Mulholland Drive. In molti all’inizio erano piuttosto scettici sulla possibilità di vendere un formato tanto israeliano, e diciamolo pure un tantino vecchia Mittle Europa (ragazzi… troppa psicanalisi, ditelo pure ad Ari Folman che ha infarcito di riferimenti freudiani il suo Valzer con Bashir, che pure ci è piaciuto lo stesso).  E invece In Treatment è stato un successone. Tanto che adesso l’Hbo si è ritrovata a doversi “inventare” da zero una terza stagione, visto che la serie israeliana di stagioni ne aveva solo due.

In principio, si diceva, era Be’Tipul e il successo dell’Hbo. Il risultato è che adesso altre case di produzione americane stanno andando a caccia di idee in Israele. Qualcuna ha già trovato quello che stava cercando. Per esempio Showtime, che sta lavorando all’adattamento americano della serie israeliana Hatufim: letteralmente “rapiti”,Hatufim racconta il dramma di alcuni soldati tenuti prigionieri in Siria e delle loro famiglie. La versione americana si chiamerà Homeland e avrà come protagonisti degli agenti della Cia.  Poi c’è la Fox, che ha già acquistato il format di una sit-com che ha avuto molto successo in Israele, Ramzor (semaforo), che negli Usa si chiamerà Traffic Light.

Resta da chiedersi come mai Fox, Hbo e altre grandi case di produzione vadano proprio in Israele, un Paese che dopo tutto ha poco più di sette milioni di abitanti, per trovare nuove idee. Una possibile risposta la fornisce, in un’intervista a The Wall Street Journal, Avi Nir, amministratore delegato dell’emittente israeliana Keshet:

A livello sociale, gli israeliani sono molto esigenti. Vengono scartati subito i programmi mediocri, obbligando i network a ritirarli o a proporre qualcos’altro. O si vince il jackpot o si è fuori del gioco.

Come dire: se un formato ha già il test del pubblico israeliano, Hbo e compagnia sanno di essere già a metà strada.

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