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Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
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Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

HBO e Fox a caccia di idee in Israele

10 Aprile 2011

In principio era Be’Tipul, la serie drammatica (e a bassissimo costo) che nella seconda metà degli anni Duemila ha stregato Israele. E che nel 2008 l’americana Hbo, sinonimo di serie tv di qualità e non banali, ha acquistato, prima sottotitolando l’originale israeliano e poi trasponendo il format in un contesto statunitense. Il titolo, In Treatment, altro non era che la traduzione dell’originale in ebraico (Be’Tipul, appunto, “in trattamento,” nell’immagine qui a fianco vedete il loro logo). Il format era semplicissimo, forse troppo semplice: due persone che parlano sedute in uno studio, in altre parole una serie di sedute psicoanalitiche. I costi erano ridotti all’osso, tutto si giocava sulle doti degli attori e degli autori.

Nel caso israeliano, a reggere lo show erano soprattutto Assi Dayan, nipote del più celebre generale Moshe, e l’onnipresente Gila Almagor: due mostri sacri della cinematografia made in Tel Aviv. La produzione era affidata a Hagai Levi, un israeliano di antiche origini italiane, e tra gli autori c’era il mitico Ari Folman, che da regista avrebbe vinto un Golden Globe con il suo (indimenticabile) Valzer con Bashir.

La versione americana è praticamente un one man show dell’attore irlandese Gabriel Byrne (I soliti sospetti, Il Senso di Smilla per la Neve), anche se ha il pregio di avere lanciato la bravissima Mia Wasikowska, australiana, (che poi sarebbe diventata l’Alice di Tim Burton) e di avere recuperato dalla semi-oscurità Melissa Suzanne George, pure lei australiana, che avevamo già visto, dieci anni or sono, in Mulholland Drive. In molti all’inizio erano piuttosto scettici sulla possibilità di vendere un formato tanto israeliano, e diciamolo pure un tantino vecchia Mittle Europa (ragazzi… troppa psicanalisi, ditelo pure ad Ari Folman che ha infarcito di riferimenti freudiani il suo Valzer con Bashir, che pure ci è piaciuto lo stesso).  E invece In Treatment è stato un successone. Tanto che adesso l’Hbo si è ritrovata a doversi “inventare” da zero una terza stagione, visto che la serie israeliana di stagioni ne aveva solo due.

In principio, si diceva, era Be’Tipul e il successo dell’Hbo. Il risultato è che adesso altre case di produzione americane stanno andando a caccia di idee in Israele. Qualcuna ha già trovato quello che stava cercando. Per esempio Showtime, che sta lavorando all’adattamento americano della serie israeliana Hatufim: letteralmente “rapiti”,Hatufim racconta il dramma di alcuni soldati tenuti prigionieri in Siria e delle loro famiglie. La versione americana si chiamerà Homeland e avrà come protagonisti degli agenti della Cia.  Poi c’è la Fox, che ha già acquistato il format di una sit-com che ha avuto molto successo in Israele, Ramzor (semaforo), che negli Usa si chiamerà Traffic Light.

Resta da chiedersi come mai Fox, Hbo e altre grandi case di produzione vadano proprio in Israele, un Paese che dopo tutto ha poco più di sette milioni di abitanti, per trovare nuove idee. Una possibile risposta la fornisce, in un’intervista a The Wall Street Journal, Avi Nir, amministratore delegato dell’emittente israeliana Keshet:

A livello sociale, gli israeliani sono molto esigenti. Vengono scartati subito i programmi mediocri, obbligando i network a ritirarli o a proporre qualcos’altro. O si vince il jackpot o si è fuori del gioco.

Come dire: se un formato ha già il test del pubblico israeliano, Hbo e compagnia sanno di essere già a metà strada.

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