Quando ha accettato di difendere in tribunale i coniugi Maduro, l'avvocato Barry Pollack non immaginava che avrebbe dovuto farlo gratis.
A spingere Asif alla dichiarazione di guerra sarebbe stato un fantomatico tentativo dei talebani di destabilizzare il Pakistan. Asif accusa il regime talebano di aver arrecato danni «al benessere del popolo afghano e alla sicurezza regionale», trasformando il Paese in una «colonia dell’India per esportare terrorismo in Pakistan». L’alleanza segreta tra Kabul e Nuova Delhi è un chiodo fisso del governo pakistano, convinto che l’Afghanistan possa allearsi con lo storico nemico e portare instabilità entro i propri confini utilizzando come leva il gruppo militare Tehreek-e-Taliban (TTP), ovvero i talebani pakistani. Il gruppo armato punta a prendere il potere nel Paese e instaurare la legge islamica, minacciando esponenti politici pakistani e organizzando attentati terroristici. Asif ha inoltre collegato la situazione a questioni politiche più ampie, accusando i talebani di non rispettare i diritti fondamentali (in particolare quelli delle donne) e rivendicando il ruolo storico del Pakistan nell’accoglienza di milioni di rifugiati afghani.
I talebani afghani però non hanno mai confermato legami o supporto al gruppo Tehreek-e-Taliban e non esistono prove di un sostegno dell’India al regime dei talebani. A prescindere da cosa è vero e cosa no, da cosa è provato e da cosa no, la certezza adesso è che l’escalation tra Pakistan e Afghanistan è diventata guerra: «La pazienza di Islamabad è finita e che ora è guerra aperta tra noi e voi», scrive Asif nel suo post. Un’espressione che, pur non configurando una dichiarazione formale di guerra secondo il diritto internazionale, segna un punto di non ritorno. Il Qatar, mediatore nelle trattive che hanno portato all’ultimo accordo diplomatico tra Afghanistan e Pakistan, sta trovando sempre più difficoltà a convincere le parti a tornare al tavolo delle trattative. Come riporta il Guardian nella sua copertura in diretta della crisi, anche l’Iran si è fatto avanti come possibile mediatore per contenere l’escalation.