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20:38 martedì 4 agosto 2026
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.

Lo spettacolo di una sfilata

Durante la stagione delle collezioni Resort, lo show di Gucci a Roma ci ricorda come la moda può diventare collettore di persone e visioni del presente.

30 Maggio 2019

Abbiamo passato gli ultimi anni a ripeterci che le sfilate erano finite e che la moda, qualunque cosa significasse oggi, si era spostata altrove. Rimane una constatazione vera, tanto più nella lunga stagione delle collezioni Resort (o Cruise), che si consuma stancamente nei mesi primaverili fino alle porte dell’estate e che negli ultimi anni è diventata una sorta di gara mirabolante fra le grandi conglomerate del lusso. A mostrare la propria capacità di spesa, tanto per cominciare, e a guadagnarsi quella rilevanza social che oggi, lo dice anche il Business of Fashion, costituisce il 65% della ragion d’essere di una sfilata. E se c’è un caso in cui quel passaggio da Instagram ai negozi è particolarmente cristallino da farlo sembrare quasi scontato – anche questo, ormai, lo ripetiamo da anni – è di certo quello di Gucci, così come l’ha costruito, anzi consapevolmente orchestrato, Alessandro Michele.

I ricavi del marchio, che nel primo trimestre del 2019 hanno segnato già i 2,3 miliardi di euro, così come le polemiche e i repost, non fanno altro che confermare il ruolo che Gucci oggi ricopre nella cultura pop, un campo minato dove gli oggetti di moda si confondono con le serie tv, gli articoli virali e quei (pochi) film che ha ancora senso vedere sul grande schermo, in un flusso continuo di contenuti cui spesso ci sottoponiamo involontariamente. Una sfilata di Gucci, e una sfilata di Gucci come quella andata in scena a Roma (città d’origine e d’elezione di Michele) nei restaurati Musei Capitolini, è uno streaming multiforme di segni e significati per un pubblico sempre più avido di rappresentazioni più o meno complesse e, a distanza di quattro anni da quel debutto a sorpresa, mantiene intatta la sua presa sul presente. Così di quello show tutto è condivisibile, nel senso che tutto ci spinge a volerne fare parte e a diffonderne le immagini, fosse solo per lamentarcene, a partire dalle foto di un parterre così largo e variegato da inglobare Renato Zero e A$AP Rocky, Ghali e Mariacarla Boscono, Matteo Renzi e Virginia Raggi, Alessandro Borghi e Stevie Nicks, quasi fossimo in una Hollywood ridisegnata a misura di italiani. Quella che una volta si chiamava Cinecittà, ed era un viavai di incontri e scontri culturali nella cui nostalgia siamo affogati per decenni.

Ed è singolare che quella nostalgia si cancelli proprio ai bordi di una passerella al buio – solo luce naturale per Alessandro Michele, come per gli sceneggiatori di Game of Thrones ma con l’intelligenza di fornire l’accessorio-torcia, non brandizzato – dove sfilano novantasette look come sempre stratificati, quelli sì complessi, felliniani e autoironici, ma anche letterali – “My body, My Choice”, la data della legge italiana sull’aborto, il ricamo a forma di utero fiorito, la scritta “Roma” impressa sulla bocca dei modelli – ché di questi tempi c’è bisogno di prendere posizione, ricordare l’ovvio, scegliersi la barricata e ribadire, come fosse necessario anche per chi è abituato a muoversi tra pretini e contesse, che il potere si può raccontare anche così, anzi che viene meglio spogliarlo di ogni sacralità, ridicolizzarlo, costringerlo al confronto con la grandezza museale del passato e farlo sentire piccolo, volubile, passeggero.

Hanno scritto molti commentatori che Gucci è tra i migliori testimonial della grandezza della capitale – insieme a Valentino di Pierpaolo Piccioli – e Giorgia Meloni se ne dovrà fare una ragione, che al sovranismo si risponde con i mocassini e la lingerie total-logo, che è più contemporaneo, e che dovremmo preoccuparci se non altro di come dirigerla, questa grande attività creativo-culturale-capitalista e come sfruttarla per riaprire le stazioni della metro chiuse da mesi. Eppure di collezioni belle in questa sonnolenta stagione ne abbiamo viste (soprattutto Louis Vuitton), ma si sono mantenute nel territorio, legittimo per quanto illusorio, di quell’esclusività figlia del Novecento che con internet abbiamo definitivamente smantellato, sparcellizzandola in mille piccoli pezzettini (post): il pop è un’arena di leoni e chi meglio di un romano sa come dominarla.

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