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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Giovanni Gastel e il mito dell’eleganza

Tra i più famosi fotografi italiani e nipote di Luchino Visconti, è scomparso a Milano a 65 anni a causa del Covid-19.

13 Marzo 2021

Sembrava arrivare da un altro tempo per quei suoi modi garbati e aristocratici che tanto stridono con il caotico frastuono della nostra epoca. Giovanni Gastel, tra i più famosi fotografi italiani, è morto ieri pomeriggio intorno alle 17:00. Un maestro dal tocco inconfondibile che in ogni sua immagine ha saputo mescolare stile, glamour, ironia ed eleganza. Eleganza, appunto. È questa la parola magica. L’addensante che permette a ogni elemento di trovare il suo perfetto equilibrio. «Ognuno di noi costruisce la propria estetica su una parola», ha raccontato un giorno, «la parola che si cerca, la parola che ti rappresenta e fin da ragazzo per me è stata la parola eleganza che è anche un valore di tipo morale e non solo estetico».

Rassicurante, generoso, ma anche riflessivo e malinconico, definiva la fotografia una necessità: «Rendere eterno un incontro tra due anime mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto». Classe 1955, milanese, era l’ultimo di sette figli. Il padre, Giuseppe Gastel e la madre, Ida Visconti di Modrone, lo avevano reso contemporaneamente discendente degli Erba, titolari della prima azienda farmaceutica italiana, e di una delle più nobili famiglie milanesi. Come se non bastasse aveva anche uno zio celebre: Luchino Visconti, frequentato fin da ragazzo nella villa di famiglia a Cernobbio sul lago di Como. «Mio zio era un gigante la cui ombra ancora copre ognuno di noi», aveva detto di lui tempo fa. «Un uomo che mi ha insegnato a creare attraverso regole semplici e infallibili. Rigore, studio, adesione totale all’opera che deve diventare il centro dell’universo e anche il contenitore di ogni messaggio di sè al mondo. Una lezione straordinaria e perfetta».

Fin da giovanissimo vive immerso nei libri di poesia (a 16 anni pubblica la sua prima raccolta di versi) e di prosa. Frequenta teatro, scrittori e letterati. Eppure, alla fine, sceglie la fotografia. «Se la realtà è eterno movimento, la fotografia è eterna immobilità», dice. Nel ’75 vola a Londra dove lavora per qualche tempo da Christie’s, quasi una tappa obbligata per i figli di buona famiglia milanese degli anni Settanta. Nei primi anni Ottanta la svolta: un suo still life viene pubblicato sulle pagine di Annabella. È l’inizio. Carla Ghiglieri, la sua agente, lo introduce nel mondo della moda. Inizia a scattare per Vogue, W, Elle, Vanity Fair, Amica, Glamour diventando uno dei fotografi più ambiti dalle star e dai brand di moda. Firma le pubblicità di Dior, Krizia, Trussardi, Versace, Acqua di Parma. Dai primi anni Ottanta a oggi collabora con più di cinquanta testate italiane e internazionali, pubblica oltre 130 copertine, realizza più di cinquecento tra campagne e cataloghi per marchi di moda, beauty, gioielli e design. Quasi quattrocento i ritratti in bianco e nero e a colori creati dal suo teleobiettivo. Infiniti anche i premi e le mostre. Su tutte spicca la personale del 1997 alla Triennale di Milano curata da Germano Celant.

Nel 2015, in occasione dei suoi sessant’anni, si concede il lusso di un’autobiografia Un eterno istante. La mia vita, scritta in sole quattro settimane a Filicudi. Fino allo scorso 5 marzo il Maxxi di Roma ha ospitato “The People I Like”, la sua ultima mostra. Una carrellata di duecento ritratti di attori, cantanti, politici, giornalisti, designer, cuochi realizzati in oltre quarant’anni di carriera. Una sorta di canto del cigno. Proprio un mese fa, sul suo profilo Facebook, il fotografo aveva scritto un pensiero. Un suo personalissimo e poetico inno alla vita, che letto oggi ha il sapore amaro dell’epitaffio: «Se potessi raccontarvi una storia \ una storia bella con un finale lieto come nei film americani \ vi racconterei di un bambino malinconico che dalle sponde di un lago ha visto la bellezza venirlo a cercare. \ Lei gli ha detto – Seguimi non ti prometto la pace ma attimi di intensa gioia che valgono una vita. \ Lui l’ha seguita e lei l’ha difeso dalla durezza del vivere. \ Non ha vissuto felice e contento. \ Ma ha vissuto con grande intensità quel viaggio sublime che chiamiamo vita».

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