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21:22 giovedì 9 aprile 2026
Per la prima volta in dieci anni non c’è neanche un film italiano in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes Le ultime speranze riguardavano il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Che però, a quanto pare, non è ancora finito.
La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
L’autrice del best seller The Housemaid ha rivelato la sua vera identità perché era stanca di chi sosteneva che fosse un maschio Ha venduto milioni di copie in tutto il mondo con lo pseudonimo Freida McFadden, ma alla fine è deciso di rivelare il suo vero nome, Sara Cohen.
Un’importante associazione americana ha chiesto la rimozione di Trump in base al 25esimo Emendamento, quello che permette di destituire un Presidente perché mentalmente instabile La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata alle estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.

Nel 2017 il Giappone ha avuto 20 mila richieste di asilo ma ne ha accettate solo 20

16 Febbraio 2018

Per essere precisi, la cifra record delle richieste di asilo ricevute dal Giappone nel 2017 ammonta a 19.628. Averne accettate soltanto 20 significa aver preso in considerazione lo 0,1% delle persone in difficoltà. Cos’è successo? Perché i giapponesi hanno deciso di chiudere le porte in faccia a chi ha bisogno di aiuto (e soprattutto, ha il diritto di riceverlo)? Il problema ha le sue origini nel 2010, l’anno in cui il Giappone ha iniziato a concedere permessi di lavoro ai richiedenti asilo con visti validi per lavorare mentre le loro richieste erano in corso di valutazione, un cambiamento che secondo il governo ha alimentato un drammatico aumento delle domande false da parte di persone semplicemente in cerca di lavoro.

La politica di accettazione delle richieste è diventata via via più severa e i criteri per valutare chi ha davvero bisogno di asilo sono diventati sempre più rigidi, tanto che, come riporta il Guardian, un ragazzo scappato dal Burundi nel 2001, dopo 17 anni in Giappone si trova ancora in un limbo e la sua richiesta di asilo non è mai stata accettata (nonostante la situazione nella sua terra natale, negli due ultimi anni, non abbia fatto che peggiorare). Ma c’è di peggio: i richiedenti asilo rischiano di rimanere intrappolati in centri di detenzione per gli immigrati finché non scade il loro permesso di rimanere in Giappone.

Secondo Eri Ishikawa, dell’Associazione per i Rifugiati, questo atteggiamento fa parte di un piano più ampio per contrastare l’immigrazione voluto dal primo ministro Shinzo Abe, le cui posizioni fecero già un certo scalpore già nel 2015, quando affermò che il Giappone avrebbe dovuto migliorare le vite della sua gente – in particolare le donne e gli anziani – prima di accettare i rifugiati siriani.

Una marcia di protesta per i diritti dei rifugiati a Tokyo, 2016 (Getty)
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