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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Finalmente apre al pubblico la casa di Giacomo Balla

Per la prima volta sarà possibile visitare l'abitazione romana trasformata dall'artista futurista in un'opera d'arte totale.

di Studio
14 Giugno 2021

Il protagonista del movimento futurista era anche il meno futurista di tutti. Giacomo Balla si è sempre distinto dagli altri componenti del gruppo per il suo sguardo tenero e spiritoso sulle cose quotidiane. A lui interessava esprimere il movimento, la luce e la velocità: il progresso industriale, la violenza e la guerra – che invece appassionavano la maggior parte dei suoi compagni di movimento – lo affascinavano molto meno. Una delle sue opere più conosciute, “Dinamismo di un cane al guinzaglio” del 2012 (ora conservata alla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo) esposta al MoMa nel 1949 all’interno della mostra Twentieth-Century Italian Art, è il tentativo di rappresentare con una sola immagine lo zampettare di un bassotto accanto alle gambe del suo padrone. In un certo senso Balla è stato anche un precursore dell’estetica gender fluid: nel 1914 pubblica Il vestito antineutrale, manifesto futurista corredato di figurini e modelli che propone una rivoluzione dell’abbigliamento in linea coi valori futuristi in cui teorizza la sostituzione dello stile vecchio, cupo e soffocante dell’abbigliamento maschile con uno più dinamico, audace, variopinto e asimmetrico.

La sensibilità di Balla nei confronti della moda nasce in famiglia: sua madre Lucia Giannotti è una sarta. Il padre, Giovanni, chimico industriale appassionato di fotografia, muore quando lui ha soltanto nove anni. Preoccupata e addolorata, Lucia decide di investire tutti i suoi averi nell’educazione artistica di Giacomo, e oggi possiamo dire che i suoi sforzi sono stati ripagati. Dopo il 1916, anno della morte di Boccioni, Balla diventa il protagonista indiscusso del movimento Futurista. Vende tutte le sue opere figurative all’asta e inizia a perseguire l’idea di un’arte totale, definita Arte-azione futurista. Da lì in poi, firma tutte le opere successive con lo pseudonimo FuturBalla, un nome in cui si riconosce così tanto che decide di farlo applicare, in forma di placca dorata, sulla porta di casa sua, uno dei tanti esempi che rivelano la sua intenzione di creare una fusione completa tra l’arte e vita quotidiana.

Ed è proprio la sua abitazione di Roma la protagonista di un evento attesissimo (è dagli anni ’90 che il destino della famosissima casa risultava poco chiaro) e senza precedenti: il 17 giugno, apre al pubblico per la prima volta. Dopo la morte delle figlie Elica e Luce (notare i nomi: altro indizio della fusione arte-vita), rispettivamente nel 1993 e nel 1994, che avevano vissuto lì per tutta la loro vita, la casa era rimasta chiusa. Nei 30 anni in cui ci ha vissuto insieme alla moglie e alle figlie – dal 1929 fino alla morte, nel 1958 a 87 anni – Balla (nato nel 1871) trasforma l’intera abitazione di famiglia  – un trilocale a forma di U al quarto piano di un anonimo edificio della metà del XX secolo, in via Oslavia, al 39b – in un’opera d’arte, un laboratorio di sperimentazione fatto di pareti dipinte, mobili stranissimi, utensili decorati a mano, abiti da lui disegnati e tanti altri oggetti che, insieme, danno forma a un progetto totale, un tripudio di forme coloratissime.

Per capire di cosa si tratta, basta guardare le foto pazzesche di Federico Ciamei pubblicate qualche giorno fa sul New York Times. La casa è ancora nelle mani degli eredi diretti dell’artista, che lamentano il disinteresse da parte delle istituzioni statali e del Comune di Roma: «Casa Balla è un’eredità impegnativa che richiede dedizione e continue cure che grava totalmente sulle nostre spalle», ha detto la nipote Patrizia Balla a Casa Vogue, «Sulla base del possesso dei diritti artistici dell’opera di Balla, abbiamo anche realizzato una tiratura di serigrafie, una produzione di tappeti annodati in Iran, per sostenere le spese di mantenimento di un contesto tanto prezioso e delicato, bisognoso di interventi continui». Oltre all’apertura al pubblico della casa, il progetto prevede un’importante mostra tematica ospitata nella galleria 5 del MAXXI che comprende le opere di una serie di artisti e creativi internazionali – Ila Bêka & Louise Lemoine, Carlo Benvenuto, Alex Cecchetti, Emiliano Maggi, Leonardo Sonnoli e Space Popular – che riflettono sulle numerose suggestioni di Casa Balla, e importanti prestiti di Giacomo Balla nello spazio della galleria.

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