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02:49 martedì 13 ottobre 2026
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».

La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time

Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.

27 Gennaio 2026

Se l’economia tedesca fatica a tenere il passo e non è più la locomotiva d’Europa, una parte della responsabilità sarebbe da attribuire anche alla diffusione del lavoro part-time. È da questa premessa che la CDU, principale forza della maggioranza, sta valutando un intervento su quello che oggi è un diritto garantito ai lavoratori tedeschi: la possibilità di richiedere e ottenere un orario di lavoro ridotto.

Secondo indiscrezioni riportate dal Guardian, il governo vorrebbe limitare o ridimensionare il cosiddetto «lavoro part-time come stile di vita», cioè la riduzione dell’orario scelta per motivi personali e non legata a esigenze specifiche come la cura di figli, familiari anziani o gravemente ammalati. La misura rientrerebbe in una strategia più ampia volta ad aumentare il numero complessivo di ore lavorate e a sostenere la crescita economica, incentivando chi può a lavorare di più. L’ala “imprenditoriale” della CDU ritiene che una quota significativa di lavoratori, soprattutto nel settore dei servizi, utilizzi il part-time per migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro, contribuendo però a ridurre la disponibilità di forza lavoro in una fase di carenza di personale qualificato e rallentamento economico. Negli ultimi anni il part-time è effettivamente cresciuto in Germania, arrivando a sfiorare il 40 per cento dei lavoratori totali nel 2025, anche per effetto dello spostamento dell’occupazione dall’industria al terziario, dove questa formula è più diffusa.

L’ipotesi allo studio sarebbe quella di mantenere le tutele per chi ha reali necessità di riduzione dell’orario, introducendo però limiti più stringenti per le richieste motivate da scelte personali. Una riforma di questo tipo ridurrebbe la libertà decisionale oggi garantita ai lavoratori, con un impatto potenzialmente maggiore sulle donne, che restano tra le principali utilizzatrici del part-time a causa del peso della cura familiare che grava soprattutto sulle loro spalle. La proposta ha già suscitato critiche da parte di sindacati e opposizioni, che parlano di un rischio di discriminazione indiretta e ricordano come, in molti settori, il ritorno al tempo pieno non coincida necessariamente con salari adeguati o con una reale disponibilità di ore di lavoro, traducendosi spesso in demansionamenti o in un carico di lavoro non riconosciuto.

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