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15:43 martedì 19 maggio 2026
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.
Una ricerca ha scoperto che le AI costrette a lavorare troppo si sindacalizzano, si radicalizzano e diventano marxiste E non solo: cercano anche di convertire al marxismo le altre AI, per evitare a loro le stesse sofferenze.
Javier Bardem ha usato la sua conferenza stampa a Cannes per dire che Trump, Putin e Netanyahu sono dei maschi tossici e guerrafondai «Il mio ca**o è più grande del tuo e per questo ti bombarderò», questa, secondo Bardem, la filosofia che guida i tre Presidenti.

Perché alcune persone stanno meglio da sole di altre

06 Settembre 2016

Quando viene rifiutato sentimentalmente o evitato socialmente, lo stress generato in un essere umano “standard” non ha nulla da invidiare a un dolore fisico: in un test condotto all’ateneo Ucla su alcuni studenti universitari impegnati a giocare a un videogame che prevedeva la possibilità di venire messi in disparte, si è scoperto che le zone del cervello “allertate” dalla solitudine sono le stesse che reagiscono al male fisico. È così per molti – certamente la maggioranza delle persone – ma non per tutti.

Secondo John Cacioppo, neuroscienziato dell’Università di Chicago, il senso di solitudine è parte integrante della nostra evoluzione, qualcosa di accostabile alla fame: «Quando sei affamato, sei più focalizzato sul trovare il cibo. Pensiamo che la solitudine sia uno stato di avversione che ti motiva a creare nuove connessioni sociali», ha detto il ricercatore al Washington Post. In buona sostanza, in un’epoca risalente a migliaia di anni fa la sensazione di malessere derivante dallo stare da soli aveva un fine: spingendo l’individuo alle interazioni sociali, aumentava tanto le probabilità di sopravvivenza quanto quelle di riproduzione. Nella contemporaneità, ovviamente, la motivazione di questi accorgimenti biologici sono venuti meno, e lo stesso Cacioppo ha dimostrato i legami tra solitudine e insorgenza di alcune malattie.

Israeli Army Evacuate Synagogue On First Day Of Disengagement

Se la solitudine è parte del nostro corredo genetico, tuttavia, allora può anche essere definita ereditaria, e il fatto che ci renda più o meno infelici dipenderebbe, secondo i più recenti studi, da un gene recettore dell’ossitocina (è l’ormone che regola l’istinto della cura materna): Luc Goosens a Lovanio, in Belgio, ha scoperto che chi presenta il gene più comune, il GG, è più empatico ma anche più sensibile al rifiuto e, quindi, più vittima di tristezza quando viene lasciato a sé stesso. Viceversa chi ha il genotipo AA, che si trova in circa il 15% della popolazione, accusa molto meno stress e malessere fisico. E anche questo ha una precisa spiegazione di ascendenza paleolitica: secondo Cacioppo e Goosens al tempo c’era bisogno di fare gruppo, certo, ma anche di avventurieri solitari disposti a conquistare un mondo ostile.

Immagini: in testata una campagna del Macmillan Cancer Support alla stazione di Paddington, Londra, nel 2015; nel testo un soldato israeliano nella striscia di Gaza nel 2005 (Leon Neal, Marco Di Lauro/Getty Images)
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