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In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.
In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.

Stanchi di Wes Anderson?

Il regista ha appena presentato a Cannes il suo ultimo film, ma forse non abbiamo più tanta voglia di immergerci nella sua estetica.

14 Luglio 2021

Leggendo del nuovo film di Wes Anderson appena presentato a Cannes, The French Dispatch, accolto a Cannes da una standing ovation di nove minuti, mi sono trovato a pensare una cosa che, per gioco più che per polemica, vorrei condividere. Non è che – fermo restando la sua grandezza – Wes Anderson – un genio, un artista, un regista capace non solo di girare tanti film memorabili, ma di costruire un’estetica e di renderla identificabile e riconoscibile – abbia, come dire, un pochino, non tantissimo, anche carinamente, stufato? Che ci sia, quantomeno, meno voglia del solito di vederlo nonostante Bill Murray, la cura minuziosa, l’armonia e i colori accesi?

Certo, non si parla senza aver visto il film, e sicuramente, se la situazione epidemiologica lo permetterà, come ormai tocca precisare, andrò a vederlo (leggo, tuttavia, che uscirà a novembre. Speriamo almeno di quest’anno), ma mi pare che la sensazione che ormai Wes Anderson trasmetta sia simile a quella della più buona cassata siciliana del mondo. Ne mangi una fetta e non vedi l’ora di mangiarne la seconda. Poi non vedi l’ora di tornare in quella pasticceria per riassaggiarla e la trovi più buona della prima volta, e ti riempi di nuovo. E così tre, quattro, cinque volte finché quella cassata, che non cambia mai perché non può cambiare, diventa stucchevole. Mai un po’ di salato, ma dolce, dolce, dolcissimo. Troppo dolce, troppo perfetta (perfettina, meglio), forse semplicemente non adatta al consumo ripetuto. È buona, sai che c’è se la vuoi, ma la curiosità vera ormai è altrove.

È, in parte, la solita maledizione dell’eccessivo successo: la sua estetica è stata talmente vincente e invadente, in grado di connotare tutto un filone, degli anni, un ambiente, le pubblicità, i locali, i bar, i musei che oggi genera stanchezza. Ma invece di essere stanchi degli epigoni, finiamo per essere stanchi del capofila. Si racconta spesso di come Fellini abbia detto, una volta, di quanto avesse desiderato diventare un aggettivo, ma si tralascia, per quanto questa cosa oggi possa apparirci assurda, che negli ultimi anni di carriera quella è stata anche una condanna per lui. Poi c’è di sicuro anche il meccanismo per cui i più strenui e accaniti fan generano una quantità eccessiva di contenuti nient’altro che kawaii – le Gif! Belle, eh, ma davvero un artista guadagna riconoscimento dalle serie di Gif carine? – e così la maniera arriva molto prima del contenuto e della sostanza. Ho davanti agli occhi decine di inquadrature del Grand Budapest Hotel, dall’albergo alle livree, ma non ricorderei neanche sotto tortura un solo aspetto della trama. In questo, anzi, c’è di sicuro una colpa del “suo” pubblico che vede i completi Lacoste di Djokovic o Uniqlo di Federer e pensano stiano imitando Richie Tenenbaum, oppure guardano il Partenone e pensano sia preciso come un’inquadratura di Moonrise Kingdom. Ha inventato lui, dopotutto, la sezione aurea, no?

Ecco, forse il problema principale è proprio questo. Wes Anderson non c’entra niente, c’entrano i suoi ammiratori che l’hanno reso come gli angioletti di Thun e a cui perciò vorrei dire: “fermatevi, vi imploro, prima di compromettere persino Bill Murray”.

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