Hype ↓
00:21 giovedì 30 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Francesco Artibani e l’arte del fumetto popolare

Dialogo con il fumettista, sceneggiatore e scrittore di W.I.T.C.H., in occasione dei 20 anni della serie.

11 Aprile 2021

Quando parla di fumetti, di storie e di scrittura, Francesco Artibani – classe 1968, nato a Roma – dice: «Non dobbiamo dare al pubblico quello che si aspetta. Dobbiamo sorprendere chi ci legge». Nel corso degli anni, ha lavorato a storie di Topolino e ha firmato grandi successi editoriali come Monster Allergy. Si è diviso tra editoria e animazione. Ha fatto da sceneggiatore per la serie animata di Lupo Alberto, ha lavorato alle Winx e a Pikappa, ed è stato uno degli scrittori di W.I.T.C.H..

In questi giorni, Giunti ha pubblicato un volume speciale per festeggiare i vent’anni della serie. «Quello che ha funzionato è stata l’universalità dei temi e dei contenuti della storia», racconta Artibani. «Non stavamo inseguendo nessuna moda; il nostro non era un racconto generazionale, fatto per un target specifico. W.I.T.C.H. parlava a tutti. Si affrontavano la crescita, le difficoltà di ogni giorno e la sfida di trovare il proprio posto nel mondo; e si discuteva di relazioni, di famiglia, di amicizia».

ⓢ Qual è stata la più grande lezione di questo esperimento?
È un errore anteporre il marketing alle storie. W.I.T.C.H. è particolarmente significativa sotto questo punto di vista. Il fumetto funzionava, non faceva nessuna distinzione. L’adattamento animato, invece, era sbilanciato tutto da una parte. Il pubblico, anche quello più distratto, capisce quando una cosa è costruita, artificiale e farlocca.

ⓢ Con questa serie avete violato uno dei grandi tabù dei fumetti Disney: affrontare la morte.
Volevamo proporre qualcosa di più ardito, sì, ma non era niente di così nuovo. Molti dei film Disney parlavano o accennavano già alla morte. Quando ho avanzato la mia proposta, è stata immediatamente accolta. In parte, avevamo fatto una cosa simile anche in Pikappa. E lì c’era stata una resistenza maggiore.

ⓢ Perché?
Perché toccavamo la mitologia disneyana, con i personaggi classici già conosciuti al grande pubblico.

ⓢ W.I.T.C.H. però è andata oltre.
Abbiamo messo in scena anche tematiche familiari particolari. Abbiamo raccontato la storia di una mamma separata, una cosa che all’epoca rappresentava una novità. Prendevamo in giro certi cliché e certi luoghi comuni. I personaggi affascinanti e carismatici non erano per forza buoni, e i personaggi più strani e più oscuri non erano per forza quelli cattivi. La narrazione si muoveva in una zona grigia, sempre a metà.

ⓢ In un primo momento la storia doveva essere ambientata a Paperopoli.
E le cinque protagoniste, queste cinque adolescenti dotate di poteri magici, erano affiancate da Paperina. Ma i disegni di Alessandro Barbucci erano così potenti, così nuovi, da funzionare tranquillamente da soli. Anzi, mettevano in secondo piano Paperina, che addirittura rischiava di indebolire la storia.

ⓢ Secondo lei, oggi perché un esperimento del genere non viene replicato?
Nell’editoria italiana pensiamo sempre a successi generazionali, con una collocazione precisa nel tempo. Viviamo di periodi ed è una cosa abbastanza paradossale. C’è paura, ecco cosa. Non si prova a rilanciare e a reinvestire. Ma si cerca di gestire il successo ottenuto, di amministrarlo senza esagerare. Non c’è il coraggio di lanciarsi in altre imprese. L’editoria a fumetti è profondamente insicura, soprattutto in Italia.

ⓢ In che senso?
Siamo dei dinosauri consapevoli: conosciamo la nostra condizione e sappiamo che, prima o poi, un asteroide ci colpirà. E nonostante questo facciamo pochissimo. Vedo un grande sconforto in questo settore. Non riusciamo a liberarci di certe dinamiche e di certi meccanismi. Penso al marketing e alla comunicazione. Le medaglie di metallo dei personaggi bonelliani sono belle, per carità: ma sono le stesse di quarant’anni fa. Guardiamo il futuro con gli strumenti del passato.

ⓢ Lei ha altre storie in mente?
Certo, ma non per cose – diciamo così – nuove, attuali. A me interessa raccontare qualcosa di appassionante e di universale. Non ho storie ambientate nell’immediato presente, nel 2021. I fumetti devono fare i fumetti. Non devono imitare la tv, il cinema o altri linguaggi. Si perde in partenza, in quel modo.

ⓢ Che cosa devono fare i fumetti?
Devono intrattenere. E intrattenere, attenzione, non significa far ridere. Significa riuscire a coinvolgere il lettore, ad appassionarlo. Non tutti i grandi fumetti sono fumetti divertenti, pensiamo a Maus di Art Spiegelman.

ⓢ Da dove bisogna partire?
Dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti; i fumetti non possono e non devono raccontare tutto. Dobbiamo scriverli conservando la nostra coscienza. E lo so che questo è il mio lavoro, ma non riesco a parlarne bene: abbiamo perso quella scintilla di creatività che una volta avevamo. C’è un’artificiosità, oggi, che non mi piace.

ⓢ In questi anni ha avuto molta fortuna un certo autobiografismo.
Sì, ma quando scrivi un’autobiografia devi avere qualcosa di particolare da dire. Una storia d’amore, di per sé, non basta. Personalmente non ho mai rotto i coglioni con le mie storie d’amore. Ho sempre usato le mie esperienze per i miei fumetti, per renderli credibili, ma senza mai mettermi in primo piano.

ⓢ Perché?
Perché ho rispetto per il lettore. Spende dei soldi e deve avere un fumetto che vale la pena leggere.

ⓢ Di cosa c’è bisogno?
Di editor e soprattutto di editor onesti. Un editor non può essere un fan degli autori che segue; deve essere pronto a intervenire, deve essere pronto a correggere. E poi sempre più spesso si cade nell’errore di far coincidere i follower di, non so, Instagram con i lettori: non è così.

ⓢ Il problema qual è?
Sono i danni collaterali dei social. Non voglio fare nessun discorso da vecchio, ma oggi tutti vogliono essere protagonisti, tutti vogliono parlare solo di sé.

ⓢ Rispetto ad altri mercati, in Italia non si riesce a portare il fumetto al cinema o in televisione con successo.
E abbiamo un potenziale incredibile. Abbiamo ore e ore di fiction e di serie animate pronte, ma stiamo ancora scontando il peccato originale del fumetto: non ci crediamo; lo consideriamo come un linguaggio di serie B. Il settore dell’animazione dipende quasi esclusivamente dalla Rai. Ed è una cosa folle, se ci pensiamo. Ora Netflix sta sviluppando la serie di Zerocalcare, ma è un’eccezione.

ⓢ Un’altra eccezione sono le Winx, di cui lei è sceneggiatore.
Ho appena finito di scrivere il soggetto della nona stagione. Le Winx dimostrano che lavorare in un determinato modo funziona. La storia è stata ripresa e riadattata in una serie live action da Netflix. La crescita di Rainbow è un caso abbastanza unico. Iginio Straffi ha investito tutto in questa idea. E la sua più grande fortuna è stata la sfortuna più grande della Rai, che non ha voluto comprare i diritti delle Winx.

ⓢ Perché non riusciamo a costruire un’offerta valida?
Perché i tentativi che sono stati fatti in questi anni, fino a questo momento, hanno attinto a storie poco popolari o di nicchia. Una cosa che va benissimo, per carità. Ma dobbiamo anche ragionare in un quadro più ampio come fanno in Giappone e negli Stati Uniti.

ⓢ La Bonelli ci sta provando.
Un’azienda come la Bonelli non può vivere di soli annunci. Sono anni che si parla del suo universo cinematografico. E non abbiamo ancora visto niente. Quattro anni fa, ho lavorato alla sceneggiatura della serie animata di “Dragonero”: l’abbiamo corretta, in parte riscritta, e ancora non siamo andati avanti.

ⓢ Qual è la verità?
Siamo i reucci del nostro condominio: i nostri vicini ci rispettano e ci salutano quando ci vedono. Ma se usciamo in strada, nessuno ci riconosce. Siamo ancora malati di provincialismo.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi

Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo

Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy

Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.

Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan

Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile

The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.

Park Chan-wook è finalmente riuscito a trovare i soldi e il cast per girare il film western a cui sta lavorando da dieci anni

Sessanta milioni di dollari, un cast composto da Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal e un titolo: The Brigands Of Rattlecreek.