Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
La reazione del regista di Flow è la cosa più bella delle nomination agli Oscar
Una domanda alla quale la maggior parte di noi non saprà mai come rispondere è: come reagirei se mi candidassero all’Oscar? Gints Zilbalodis, il regista di Flow, beato lui, oggi ha trovato la sua risposta a questa domanda. Il suo film ha ricevuto due candidature: una era ampiamente prevista, quella nella categoria Miglior film d’animazione; l’altra, invece, quella al Miglior film internazionale, ha sorpreso tutti. Zilbalodis ha trasmesso la sua live reaction su X, un video che di per sé meriterebbe un Oscar alla Miglior live reaction (chissà se un giorno questa categoria esisterà davvero). Camera fissa, inquadratura su Zilbalodis e il suo cane (che somiglia molto a uno di quelli che compaiono nel film), il regista seduto e teso, il cane disteso e sonnacchioso, entrambi sul letto. L’ambiente sembra essere la camera da letto del regista (o del cane, vai a sapere).
Zilbalodis sgranocchia una mela, quando Flow viene candidato la prima volta abbraccia, scuote leggermente, accarezza il capo del cane. Non dice una parola. Quando Flow viene nominato la seconda volta si volta verso il cane, gli avvicina una pallina ma quest’ultimo è troppo impegnato a dormire, quindi Zilbalodis rinuncia e si sdraia sull’animale, poggiando la testa sulla sua pancia. Il cane non fa una piega, nemmeno quando il padrone lo accarezza forte, neanche quando gli offre un morso della sua mela. Si muove solo quando Zilbalodis si alza dal letto ed esce dall’inquadratura e resta lì in attesa, il cane, di capire che fare. In sottofondo, le nomination agli Oscar continuano.
Flow director and dog react to Oscar nominations. pic.twitter.com/ovwac6V7zU
— Gints Zilbalodis (@gintszilbalodis) January 23, 2025
Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Invece di celebrare per l'ennesima volta il funerale delle riviste indie, sarebbe più utile parlare di come gli algoritmi e la frammentazione del pubblico stiano trasformando il fare un giornale in un'impresa impossibile.
Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.