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17:07 lunedì 13 aprile 2026
La foto di Silvia Salis che gongola per il successo del dj set di Charlotte de Witte a Genova è diventata il meme del momento Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".
Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
Il presidente del Nepal Balen Shah, che è un ex rapper, ha scelto come suo Ministro degli Interni Sudan Gurung, che è un ex dj E il suo primo provvedimento è stato ordinare l'arresto del suo predecessore, liberato solo dopo 12 giorni di prigione e interrogatori.
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.

Ci siamo già scocciati dell’Eurovision?

Da baracconata trash a messa cantata camp, con annessi tutti i ricatti e le incongruenze morali dell'epoca in cui attivismo e marketing coincidono. L'unica speranza, quest'anno, è la vittoria del surreale pezzo finlandese.

12 Maggio 2023

Abbiamo voluto l’Eurovision, abbiamo vinto l’Eurovision, ci siamo già scocciati dell’Eurovision? In effetti, quest’anno l’edizione è un po’ moscia, proprio come la ballata di Marco Mengoni. È anche vero che si tiene a Liverpool, e l’Inghilterra ha mandato in onda il vero grande evento già la settimana scorsa, con l’incoronazione di Carlo III. È anche vero che il Regno Unito tradizionalmente prende l’Eurovision un po’ sottogamba, mandandoci artisti di seconda e terza categoria, tranne l’anno scorso che ha schierato Sam Ryder, TikTok star e voce potentissima, che infatti è arrivato secondo e non ha vinto solo perché si doveva far vincere l’Ucraina. In Italia, l’Eurovision Song Contest ha raggiunto il picco massimo d’interesse nel 2021 con la vittoria dei Måneskin, e nel 2022 con l’edizione torinese. Il successo internazionale raggiunto dai Måneskin, e dal cantautore olandese Duncan Laurence (che ha vinto nel 2019, quando Mahmood si è classificato secondo), ha attirato l’attenzione anche dell’industria musicale statunitense, che ha iniziato a farci un pensiero (magari partecipare come l’Australia?), benché quest’anno l’American Song Contest sia stato sospeso.

Sicuramente, quello che era considerato fino a qualche anno fa un “baraccone trash”, oggi viene preso sul serio da tutti in quanto generatore di nuove pop star, evento che macina ascolti e porta soldi alla nazione ospitante. Se prima qualcuno provava a spiegare che l’Eurovision è anche una questione identitaria e di politiche internazionali, la reazione era certamente quella di uno scettico che annuisce e dice “sì, sì certo” solo per tagliar corto. Oggi a questo fatto ci credono tutti e non c’è più bisogno di spiegarlo. Ci credono soprattutto gli autori dei testi, se si va a vedere di cosa parlano quest’anno le canzoni: metà parlano di antimilitarismo, l’altra metà di fluidità di genere. Quest’anno l’edizione doveva svolgersi in Ucraina ma la guerra è ancora in corso, per cui si è ovviato facendola organizzare dalla nazione arrivata seconda (che meritava il primo posto): capolavoro di diplomazia, colorata dalla testa ai piedi di gialloblu. Si intuisce che siamo a Liverpool solo perché ogni tanto fanno vedere le statue bronzee dei Beatles sul lungomare. Ci sarà anche qualche omaggio musicale e ne farà uno anche Mahmood, che canterà “Imagine” (che non è dei Beatles ma di John Lennon). Ma non sarebbe stato più simpatico fargli cantare “Money (that’s what i want)”, nella versione beatlesiana? No, perché chiaramente a qualcuno dovevano pur far pronunciare il fatidico e ricattatorio verso lennoniano «imagine all the people living life in peace».

La sensazione è che l’Eurovision si sia trasformato da baraccone trash, però vivo e genuinamente diverso, a messa cantata camp con ricatti morali annessi. Il problema dello sposare le buone cause per marketing e per compiacere le community online è che poi apri le strade a incongruenze, tipo l’UK che sposa la causa ucraina per non far notare troppo che è ancora alle prese con Brexit. O l’antimilitarismo che viene disattivato un attimo prima che entri Israele e riattivato subito dopo. Ma perché poi uno deve essere costretto a confrontarsi con le agende politiche, la Nato e la Commissione europea. Non si potrebbero affrontare i grandi temi nei luoghi preposti, invece di infilarli a forza in una competizione canora, che stava riuscendo così bene nell’impresa di fare la Schengen della cultura popolare? Ridateci il baraccone trash, le canzoni agghiaccianti degli anni ’90, il death metal finlandese, le polacche procaci e l’intricata votazione col blocco scandinavo che fa le strategie.

Ormai abbiamo fatto diventare “la canzone che parla di orientamento sessuale” un clichè, come “la canzone che parla di droga”. Sembrano lontanissimi i tempi di Conchita Wurst, adesso c’è un’atmosfera da Met Gala con i partecipanti che si presentano con vestiti fuori tema. Un po’ Giorgia Soleri che fa la rivoluzione in vacanza a Ibiza, un po’ tormentone estivo di Fedez scritto con l’algoritmo sottomano, qualcosa in quest’edizione più che stonare, annoia. Anche la coppia di commentatori italiani, Corsi e Maionchi, sembra assortita male, con quest’ultima un po’ sottotono rispetto alla solita verve. Fa rimpiangere Cristiano Malgioglio che se la prende con la cantante spagnola, inveisce contro San Marino, urla di gioia alla vittoria dei Måneskin. Possibile che l’Eurovision abbia già saltato lo squalo? È una crisi da post-pandemia, un momento di passaggio o una vibe shift? Tutte le speranze sono riposte nella Finlandia che si è presentata con una roba a metà tra i Rammstein e la tecno, ma si intitola “Cha Cha Cha”; cantata in finlandese, lingua cult, e con una performance che è anche una probabile re-interpretazione demoniaca del famoso party con Sanna Marin. Alla Finlandia affidiamo le nostre speranze per un grandioso ritorno del baraccone trash, magari vincesse, così l’anno prossimo l’organizza e contestualmente potrà festeggiare anche l’ingresso nella Nato. Per l’Italia invece si auspica lo sganciamento dall’astronave madre, cioè Sanremo: magari potremmo presentarci con un neomelodico o con Tananai, intenzionato a diventare il nuovo Eros Ramazzotti della Gen Z.

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