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23:02 mercoledì 4 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Quale sono le parole più usate scrittore per scrittore, secondo i big data

10 Marzo 2017

Nel 1995 uscì The Logophile’s Orgy, un libro di Lewis Burke Frumkes che raccoglieva le parole e le espressioni preferite da diversi scrittori celebri, da James Clavell a Margaret Atwood, e da Larry King a Joan Rivers. Tra gli altri, a contribuire all’opera ci fu Ray Bradbury: l’autore di Fahrenheit 451 spiegava che il suo vocabolo prediletto era “cannella”, e la sua passione per questa parola derivava dalle etichette dei barattoli che trovava nella dispensa di sua nonna, quand’era un bambino (per lo stesso motivo, nelle sue decine di libri si trovano parecchie menzioni di vaniglia, menta, liquirizia e noce moscata).

Vladimir NabokovOggi, a più di vent’anni di distanza da quell’opera, Ben Blatt si è cimentato in un’impresa simile, ma avvalendosi dei supporti tecnologici contemporanei: un software creato ad hoc gli ha permesso di pubblicare Nabokov’s Favourite Word Is Mauve, un libro che passa in rassegna migliaia di libri di autori famosissimi per trovare il loro equivalente della cannella. Come da titolo, Nabokov – che era sinestetico – usava “malva” 44 volte più spesso della media degli altri scrittori, e in generale riferimenti ai colori con una frequenza quattro volte più intensa.

A volte, spiega Blatt sul Guardian, le espressioni più usate da un autore non sorprendono, perché sono legate indissolubilmente al suo genere: Agata Christie ha scritto tantissimi “alibi” e “indagine”, nemmeno a dirlo; in altri casi, restituiscono un senso del tono delle opere: Charles Dickens prediligeva “dal cuore” e “ricongiungere”. John Updike preferiva invece “orlato”, “coglione” e “fottuto”. E già che c’era, Blatt ha dato uno sguardo all’uso di frasi fatte e cliché: in quest’ultimo campo a trionfare è James Patterson, che inserisce in media 160 cliché ogni 100 mila parole. Ma poi, ovviamente, ogni penna risulta avere la sua espressione preferita: per Jane Austen era “con tutto il cuore”; Dan Brown dice spesso “chiudere il cerchio”; Zadie Smith è appassionata di “occhiata”, Donna Tartt di “troppo bello per essere vero”; Salman Rushdie è riuscito a infilare “l’ultima goccia” in metà dei suoi romanzi.

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