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In Uganda hanno deciso che l’unico modo per avere elezioni regolari e pacifiche è chiudere internet In tutto il Paese è impossibile connettersi già da martedì 13 gennaio e sarà così fino alla chiusura delle urne, prevista per la sera del 15.
C2C Festival festeggia il suo venticinquesimo compleanno svelando la line-up della seconda edizione del festival a New York L'8 maggio 2026 C2C Festival torna al Knockdown Center con un programma ancora più ambizioso. Tra gli ospiti più attesi Arca, Los Thuthanaka ed Elias Rønnenfelt.
Su Bandcamp sarà vietata la musica prodotta con l’intelligenza artificiale Con un post su Reddit, la piattaforma ha anche invitando gli utenti a segnalare tutte le canzoni sospettate di essere state fatte con l'AI.
Grazie al suo amore per i blockbuster, Zoe Saldaña è diventata l’attrice che ha “incassato” di più nella storia del cinema Dopo il successo del terzo Avatar, che si aggiunge a quello dei film Marvel e di Star Trek, l'attrice ha stabilito un record.
Uno dei segnali di distensione tra Usa e Venezuela è il ritorno dei politici venezuelani su X Compresa la Presidente ad interim Delcy Rodriguez, che ha ricominciato a postare a un anno dall'ultima volta.
Durante la visita a una fabbrica della Ford, Trump ha fatto il dito medio a un operaio che gli aveva urlato “protettore dei pedofili” L'operaio è stato poi sospeso dall'azienda e definito «un fuori di testa» dal responsabile della comunicazione della Casa Bianca.
Jafar Panahi ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire in Iran per «fermare il massacro» Nel suo appello, il regista ha spiegato di temere che la repressione sia soltanto all'inizio e che il peggio debba ancora arrivare.
Il Presidente della Groenlandia ha detto che se proprio i suoi concittadini dovessero scegliere tra Usa e Danimarca, sceglierebbero la Danimarca «Scegliamo la Nato. Scegliamo il Regno di Danimarca. Scegliamo l'Unione europea», ha detto Jens-Frederik Nielsen.

La forma di Emma Cline

Chi è l'autrice dell'acclamato bestseller Le ragazze, in uscita con Einaudi: più che un caso commerciale, la ventisettenne è un'esteta della giovinezza.

26 Settembre 2016

In un servizio apparso su Vogue Uk, la scrittrice Emma Cline è sdraiata su un divano di velluto con un abito color pesca e verde acqua: la combinazione è preraffaelita, l’atmosfera suicida. Nelle foto in cui appare vestita di pizzo e ha gli occhi aperti per sbaglio, tradisce una languida riluttanza all’esistenza e somiglia molto alle sue «ragazze», le protagoniste dell’omonimo romanzo in uscita il 27 settembre per Einaudi Stile Libero: tredicenni che leccano batterie per provare una sensazione simile all’orgasmo e attraversano la soglia iridescente della pubertà cospirando contro il proprio corpo o trasformandolo in uno strumento di lotta.

Negli Stati Uniti – oltre a vendere un numero osceno di copie – The Girls vanta il titolo di miglior esordio letterario dell’anno, ma la sua storia è già vecchia: come Città in fiamme, è stato letto e venduto molto prima di essere scritto e la sua gestazione quasi mitologica ha creato una serie di aspettative che l’autrice – a differenza del collega – non ha deluso. Stringere un accordo multimilionario e trasferirsi in una baracca a Brooklyn per scrivere non sono garanzie di successo, ma Emma Cline è riuscita a distillare la pressione dell’anticipo con gli anni di scrittura creativa alla Columbia e quelli trascorsi a revisionare i racconti spediti al New Yorker. Leggendola, viene l’impressione che quest’ultimo incarico l’abbia trasformata in una sorta di Frankenstein senza cicatrici che ha preso il meglio da altri aspiranti scrittori per assumere una forma non attribuibile, mostruosamente originale.

leragA favorire le circostanze del suo esordio ha contribuito anche il trend dell’amicizia tra ragazze che va dalla tetralogia di Elena Ferrante allo squad di Taylor Swift: se Cline avesse scritto la storia di una ragazzina che si infatua di Charles Manson invece che di una quasi coetanea tutta fiori, spazzatura e vestiti dell’usato, probabilmente avrebbe suscitato meno interesse. Invece la sua attenzione per la divina meccanica tra adolescenti, con le loro invidie e stilettate al cuore e quella forma di amore rancoroso, ha trovato un contesto già fertilissimo, in cui sta per affondare anche Zadie Smith con il nuovo romanzo Swing Time.

La scrittrice ventisettenne porta in dote il mito della California in cui è nata, anche se la sua adolescenza ha ben poco del misticismo da piscina deserta alle due di pomeriggio: Cline viene dalla California del nord più umbratile e boschiva, favorevole ai campeggi libertari, alle comuni. Prima di esordire non era esattamente ricca: i suoi genitori producono vino e suo nonno materno ha contribuito a inventare la Jacuzzi, ma lei ha sei sorelle e fratelli; gli abiti smessi e le stanze che cambiano continuamente proprietario in cui è cresciuta denunciano quasi una routine da altra epoca. In assenza di maggiori informazioni, è uno scenario che fa pensare al film horror The Witch, in cui la cattiveria e la malizia della figlia adolescente sono legate a una dinamica familiare di gruppo, un sentimento che Cline ha trasfuso nel romanzo.

Della sua gioventù si sa che ha cercato di fare l’attrice, ha avuto un fidanzato hippie con cui ha viaggiato in autostop e prima di iscriversi a un corso di creative writing è stata a lungo indecisa sulla forma che avrebbe assunto la sua vita. Di queste informazioni esistono poche conferme e quasi mai retrodatate nel tempo: Emma Cline non ha Instagram e non ha Twitter, la sua pagina Facebook e il sito ufficiale sono gestiti da terzi e rivelano la stanchezza e l’opacità della promozione di prassi. Il suo passato è privo di calendarizzazioni e di vergogne, e se queste ci sono state, contengono comunque un’eco del suo talento: poco più che ventenne, Cline ha scritto un personal essay per Salon sulla sua relazione con un uomo più grande e già padre. Nelle interviste dice che il pezzo è acerbo, ma quando parla della convivenza in cui lei e il compagno comprano talmente tanta frutta che questa ammuffisce prima di arrivare a casa, già somiglia all’autrice di The Girls, la scrittrice che cuoce la decadenza al sole.

Con questa biografia e i numeri che attirano morbosità e persecuzione, Emma Cline non è stata liquidata come un caso commerciale, ma come un’esteta. E lo è: una pittrice della parola, una control freak della forma. Eppure, c’è in lei qualcosa quasi di militante nel modo in cui cerca di capire come si diventa ragazze. In una bella intervista alla Paris Review di qualche anno fa, Rachel Kushner disse che non aveva senso negare l’oggettivazione del corpo femminile; il punto era chiedersi: come rendere questa oggettivazione parte delle proprie strategie? Emma Cline affronta un problema simile attraverso lo snodo tra romanzo storico e l’emancipazione di un’adolescente, ma oltre a descrivere un certo immaginario, lo esegue anche con il suo corpo.

In Emma Cline c’è qualcosa quasi di militante nel modo in cui cerca di capire come si diventa ragazze

È un tassello che complica la sua vicenda editoriale anche se non dovrebbe, e che forse spinge tanti colleghi a radicalizzare ulteriormente un pregiudizio nei suoi confronti; scrittori che non vogliono leggerla perché se è brava soffrono e se invece non lo è, soffrono ancora di più: finché le accuse di macchinazione commerciale e di manipolazione della giovinezza e dell’avvenenza dell’autrice restano in piedi, le pagine non lette di questi autori sono salve. Non è vero che chi vende ha sempre ragione e, anche se fosse, non è vero che chi arriva primo in classifica ha vinto: Emma Cline sa che per far questo, deve sopravvivere al sospetto che il suo libro migliore lo abbia già scritto.

Dalla risoluzione di questo conflitto si capirà che tipo di scrittrice sarà da grande. Per adesso la ragazza del nord della California, così eterea e precisa, così innamorata del suono della sua voce e con tutto il diritto di esserlo, resta sdraiata su un divano di velluto pensando a come, in tanti sensi, somiglia davvero alle protagoniste del suo libro: come loro, si trova sulla soglia di una trasformazione che potrebbe coincidere con una catastrofe, ma adesso riluce solo di una sinistra e famelica bellezza.

Nell’immagine Emma Cline in un giardino di Brooklyn, 3 giugno 2016 (Sunny Shokrae)
Dal numero 28 di Studio, in edicola
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