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18:54 mercoledì 8 luglio 2026
Fred Again ha fatto uscire tre nuove canzoni, però le ha sentite solo chi era alla sfilata di Dior alla fashion week di Parigi Ha anche creato nuove versioni di “Summer Never Dies” e “y como te digo que” dei Latin Mafia, più alcune collaborazioni inedite e ancora senza titolo.
Finalmente uscirà anche in Italia l’autobiografia di Hayao Miyazaki Due volumi per ripercorrere la storia del maestro del cinema d'animazione contemporaneo: arrivano in libreria con La nave di Teseo, il primo sarà disponibile dal 28 agosto.
A Bologna ha aperto la Biblioteca Eco, dove verranno conservati gli oltre 32 mila libri appartenuti a Umberto Eco Migliaia di volumi disposti secondo il principio del "buon vicino" usato da Eco: libri messi l'uno vicino all'altro in base alla loro affinità tematica.
Nel sequel di Heat Leonardo DiCaprio e Christian Bale erediteranno i ruoli che furono di Al Pacino e di Val Kilmer Adesso resta solo da scoprire chi interpreterà il giovane Neil McCauley, il personaggio che nel film del 1995 fu di Robert De Niro.
La tregua tra Stati Uniti e Iran è saltata perché in un mese di trattative sullo Stretto di Hormuz non si è fatto praticamente nessun passo avanti A ufficializzare la fine della tregua, le solite parole di Trump, che ha definito i vertici iraniani «gente malata».
Ci sono diversi indizi di un grande tour europeo degli Oasis nel 2027, con due date molto probabili a Roma Una risposta data da Liam Gallagher su X ad una fangirl che si lamentava ha dato speranza su due nuovi concerti allo Stadio Olimpico.
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella a Parigi, la sera sul red carpet a Londra: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.

Elogio del saccheggio

Non credete alla dicitura: «Ogni somiglianza con fatti e persone reali è puramente casuale»

26 Settembre 2011

Qualche anno fa, prima di diventare un autore del Saturday Night Live, il comico John Mulaney parlava spesso del suo folle amore per Law & Order, individuando il motivo di quell’amore nel fatto che ogni puntata di Law & Order è affollata dallo stesso tipo di personaggi-base: cambiano i nomi e le facce, non la sostanza. Tra questi personaggi, Mulaney citava «giudice che permette qualsiasi cosa durante un processo», «facchino che continua a scaricare casse mentre risponde alla polizia», e il suo preferito, «barista di New York che riconosce chiunque sia mai entrato nel suo bar». E noi, più spesso che no, accettiamo queste bizzarrie per quello che sono: un trucchetto che fa risparmiare tempo agli sceneggiatori. Sono momenti che noi aspettiamo con il sorriso, anzi, se mai, ci insospettiamo se qualcuno sembra troppo sconvolto quando gli viene mostrata la foto di un cadavere.

In effetti il successo mostruoso di Law & Order – un franchise che negli anni d’oro produceva quattro puntate diverse alla settimana, e che ora punta su una sola serie, Unità vittime speciali – dipende anche da un secondo elemento: la tecnica del saccheggio, cioè il setacciare la vera cronaca nera in cerca di ispirazione. Magari a inizio puntata ci sarà un cartello che recita «i fatti narrati in questo episodio sono da considerarsi pura finzione», ma la promozione di quell’episodio userà con grande aggressività la frase ripped from the headlines, direttamente dalle prime pagine. Hai appena visto una storia al TG o sui giornali, e cinque minuti dopo trovi la stessa storia a nomi cambiati in prima serata, con il poliziotto/a dalla faccia triste che scuote la testa in segno di cordoglio. Dove andremo a finire.

Prendere le distanze dalla Storia Vera può aiutare in termini economici, perché evita il passaggio di denaro verso un parente o una vittima come consulente / garante dell’autenticità, e forse permette di lavorare con maggiore libertà, senza attendere un arresto o un verdetto nel mondo reale. Fa capire comunque in quanto poco tempo si scriva e si giri un episodio. E visto che la tecnica fa parte del DNA dello show fin dall’inizio, anno 1990, e che ci sono stati quattro spin-off oltre all’articolo originale, i casi utilizzati sono moltissimi: ne esistono solo elenchi parziali. E la parte migliore? Non deve nemmeno essere cronaca nera. Un episodio della scorsa stagione svoltava in chiave thriller la vicenda della Duke Fuck List, anche se la utilizzava solo come punto di partenza, segno che forse la trama portante era stata delineata con un certo anticipo; un altro prendeva in giro le sfortune del musical tratto da Spider-Man. (E il legame indissolubile tra Law & Order e i giovani su Internet è meglio se lo affrontiamo un’altra volta.)

In un’intervista del 2009, lo sceneggiatore e produttore René Balcer razionalizzava tutto il processo a suon di Guardate, noi stiamo parlando di cose vere! Queste cose succedono veramente, non come la Shark Week!, facendo però anche in modo di spiegare quanto ferrato fosse il team legale della rete NBC in termine di stabilire fino a che punto si potesse ricalcare un fatto reale senza conseguenze. (Nonostante ciò, c’è chi gli ha fatto causa per calunnia.) Ma una delle cose che hanno reso ricco Law & Order – oltre alla vendita dei diritti di messa in onda fuori dagli Stati Uniti – è stata la cessione parziale o totale della library, il magazzino delle repliche passato alle reti satellitari: anche quando una serie chiude bottega, com’è successo a giugno con lo spin-off Criminal Intent dopo dieci stagioni, continua a far fare soldi a chi l’ha costruita. E le «storie non esattamente vere» continuano a restare in circolazione, a volte molto più a lungo dei casi che hanno saccheggiato, a volte sovrapponendosi a loro o sostituendoli completamente nella memoria del pubblico. Con l’ovvia differenza che quando il caso è un duplice omicidio nel Nebraska se ne accorgono solo i parenti delle vittime, mentre per l’episodio di settimana scorsa, Scorched Earth, anche se dovesse essere visto tra un anno o due, il giochetto del Chi ci ricorda? sarà inevitabile e avrà una sola risposta.

Ecco la trama: la cameriera di un grande albergo – madre single, nera e immigrata dall’Africa – accusa di stupro un cittadino non americano forse protetto dall’immunità diplomatica. Lui è (suspàns) un uomo politico italiano interpretato da Franco Nero. Il resto è quasi tutto come lo ricordate: l’uomo arrestato a bordo di un aereo pronto al decollo, cosa che potrebbe esistere solo nel Law & Order più fascinema, e invece; i problemi di credibilità della donna, che ha mentito per ottenere asilo in America e ha parlato di «farsi dare molti soldi» in una conversazione registrata, e i possibili precedenti di lui, alternati alla fama da international playboy e alla moglie che gli chiama l’avvocatone. (Lui fa anche cose come guardare il culo alle hostess e lanciarsi in monologhi dove chiama il sesso the dance. Così, giusto per caratterizzazione.) Per cui da un lato hai il cartello che avvisa «ogni somiglianza con fatti e persone reali è puramente casuale», seguito dai poliziotti che fanno le faccette e dicono «ehi, dopo Strauss-Kahn arriva questo qua? Cos’è, una moda?», dall’altro hai un’evidenza innegabile e macroscopica, tanto che lo showrunner si è anche semi-vantato di aver fatto riscrivere la puntata più volte in corso d’opera, proprio perché la speculazione della fiction era confermata dalle svolte del caso reale.

Compresi nel prezzo, il fallout di una sparatoria in ufficio e l’italiano arrestato che sussurra «questa è opera di Berlusconi, lui farebbe di tutto per ostacolarmi». Più tardi, in cella, rifiuta una pizza.

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