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L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata all'estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
La partecipazione di Kanye West al Wireless Festival di Londra ha causato un disastro commerciale e una crisi politica Gli sponsor hanno abbandonato il festival, il governo ha negato il visto a Ye, il festival è stato cancellato. Tutto in 48 ore.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.

Elly Schlein, una millennial che piace ai boomer

La bolla lib-dem le si è schierata contro, ma lei ha vinto lo stesso anche grazie all'inaspettato sostegno degli over 70.

28 Febbraio 2023

Quando papà mi ha comunicato che alle primarie avrebbe votato Elly Schlein mi è preso un colpo. Papà da sempre è uno della “base” che fa quello che “il partito” dice; a ogni tornata elettorale piazzato davanti a un seggio con mille aventi diritto, convincendo gli ultimi indecisi o aiutando i vecchi a capire dove mettere la croce. «Ma come, la bolla le è contro», gli ho detto, pensando un attimo dopo che per lui “bolla” poteva essere una parola senza senso. «Appunto», mi ha risposto (aveva capito lo stesso, lasciandomi disorientata per la seconda volta).

Prima di domenica, un mio amico sconcertato mi aveva scritto che anche la madre avrebbe votato Elly Schlein. La madre è una cosiddetta professoressa democratica, una di quelle vere, e lui non se l’aspettava da lei, la pensava fan di Bonaccini. Due indizi sono una coincidenza, ma ho avuto la prova che qualcosa poteva succedere quando ho sorpreso anche me stessa a voler votare Schlein. Da tempo la seguo sui social e mi ero fatta l’idea che no, non è la nostra Alexandria Ocasio-Cortez: non si trucca, non fa balletti, non fa live su Twitch. È anzi abbastanza noiosa nel suo raccontarsi online, tanto da avermi fatto desistere fino ad oggi dal farle l’analisi. È arrivata alle primarie senza profili da milioni di follower e nell’ultimo anno si è parlato più di Bonaccini (72.300 menzioni) che di lei (70.400 menzioni), con il sentiment più favorevole verso il primo. La bolla lib-dem le è stata effettivamente contro: il tweet negativo con più interazioni che la riguarda recita, «Sentire Elly Schlein ti restituisce la dimensione plastica della sinistra™. Un mix di infantilismo, inconcludenza e vacua irresponsabilità». L’ha scritto un utente con le bandiere dell’UE e dell’Ucraina nella bio.

Di nuovo, lo scenario online si presentava diverso rispetto poi a quanto è successo ai gazebo. In questi mesi a Elly Schlein sono stati affibbiati tutti i demeriti che si attribuiscono ai millennial (infantile, inconcludente, irresponsabile) con in più lo stigma di “comunista col Rolex”. Gli editoriali che le hanno dedicato sono una lunga sequenza di: sinistra Ztl, new left alle tagliatelle, gauche al ragù, cyborg dei radical chic, tovaglie di fiandra e salario minimo, parlare alle periferie usando la schwa, riforma della costituzione con ChatGPT. Trovato il format, i meme vengono piuttosto facili. Eppure, nella realtà Elly Schlein deve essere risultata più convincente di altre donne democratiche della stessa generazione, come Anna Ascani e Lia Quartapelle, più genuinamente millennial, con la personalità definita dai videogiochi, dai film e dalla musica ascoltata. Online ha avuto anche le influencer contro, accusata di fare “campagne elettorali con le shitstorm”, “la cosa meno di sinistra che esista”. Influencer, tra l’altro, note per l’uso strategico di shitstorm, che di solito avvengono in difesa di cause non proprio di destra (l’anti-razzismo, anti-fascismo, contro-la-misoginia, contro-il patriarcato). Ma in realtà, finora di grosse shitstorm con Elly Schlein di mezzo non se ne sono viste, a parte la questione del “naso etrusco”, probabilmente per una questione di poca risonanza che adesso invece ha (e quindi prepariamoci: arriveranno anche loro).

Ho chiesto a papà per quale motivo alla fine ha scelto Schlein. Risposta: l’ha votata anche Achille Occhetto. E poi sa tirare fuori argomenti dal “contenuto umano” (le hanno rubato lo zaino e si è preoccupata delle lettere e dei taccuini dove aveva raccolto le testimonianze e le proposte dei cittadini incontrati), è un nome nuovo che non pensa a “spartirsi i sindaci” o a “inciuciare con De Luca”. La mamma del mio amico invece ha sentenziato: qui ci si annoia, serve una scossa, qualcosa di diverso. Serve un po’ di caos. Non hanno detto: e poi è una donna. Non è stato quindi per loro un voto di genere, ma c’è questo fatto che proprio non può essere ignorato: Elly Schlein è una donna. E bisogna ammettere che la soddisfazione è grande, anche da parte di quel tipo di donne che cercano disperatamente di schivare la questione donne.

Una premier donna e una capa dell’opposizione donna non si erano mai viste, soprattutto nessuno se lo aspettava dall’Italia (dalla Svezia, al massimo dal Liechtenstein). Una bionda e una mora, come Lila e Lenù, Elisabetta e Maddalena, Paris e Kim: gli elettori sanno ancora riconoscere i disegni divini. Spero si scannino come Berlinguer e Almirante, e che combinino casini: è questa la parità, fare disastri e odiarsi a vicenda, come hanno sempre fatto gli uomini senza che nessuno li ricattasse con l’obbligo di sorellanza. Elly Schlein può fare anche come Liz Truss: arrivare, ammazzare la regina e andarsene. Comunque le spetterà la menzione nel libro di storia. Mi rendo conto che, se fossi la responsabile comunicazione social di Elly Schlein l’avrei già messa a fare un tiktok “prepariamoci insieme” (mentre fa la skin care routine e il fit check con i blazer colorati per il congresso). L’avrei ripresa mentre balla a un party bolognese col Lambrusco nei calici, e fatto postare il video a Trash Italiano, facendo arrivare la shitstorm fino in Finlandia. Dall’altro lato invece, spero che rimanga agganciata il più possibile alla terraferma, con meno di centomila menzioni all’anno, lasciando le shitstorm alle influencer e rilanciando ogni tanto giusto qualche meme.

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