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Zohran Mamdani ha indossato una giacca Carhartt personalizzata molto stilosa per spalare la neve a New York Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".
Werner Herzog ha spiegato il vero significato del “pinguino nichilista”, la scena del suo documentario Encounters at the End of the World diventata un popolarissimo meme Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
In Iran stanno arrestando i medici che hanno curato i manifestanti feriti durante le proteste Almeno nove medici sarebbero stati arrestati come ritorsione per aver curato persone ferite. Uno rischierebbe addirittura la pena di morte.
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C’è un video in cui si vede un altro violento scontro tra gli agenti Ice e Alex Pretti avvenuto 11 giorni prima della sua morte Tre nuovi video rivelano che Pretti era già stato aggredito e ferito da agenti ICE, in uno scontro molto simile a quello in cui poi ha perso la vita.
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».

L’Apocalisse a fumetti di Tobias Tycho Schalken

Coconino porta in Italia Eldorado, l'antologia dell'artista olandese che racconta la fine del mondo unendo i comics e le arti figurative.

12 Luglio 2022

Il padre di Tobias Tycho Schalken faceva l’artista e spesso si portava il figlio al lavoro, gli metteva una matita in mano e gli diceva di dargli una mano con le parti tediose e inevitabili del mestiere, con gli oggetti minuti e i dettagli insignificanti. Quando si offriva di aiutare suo padre, Schalken si ritrovava spesso a disegnare serie infinite di baffetti o di occhiali da vista: gli oggetti minuti che tutti si portano sempre appresso e i dettagli insignificanti che definiscono tutti i volti. Diventerà la prima e principale lezione della vita di artista di Schalken, se la ricorderà sempre anche negli anni passati all’Accademia d’arte e design di Breda e in quelli trascorsi a immaginare Eiland, la rivista d’avanguardia realizzata assieme al collega e amico Stefan Van Dinther. Se la ricorderà anche tutte le volte che deciderà di aggiungere una pagina, una tavola a Eldorado, la sua opera più completa e compiuta, recentemente portata in Italia da Coconino come primo titolo della collana Brick, curata da Ratigher.

Ratigher ha deciso il nome di questa nuova collana rileggendo i fumetti di Krazy Kat. Il topo Ignatz aveva l’abitudine di lanciare in testa alla gatta un mattone (brick), gesto che ogni volta scatenava in lei un innamoramento incontenibile e inspiegabile. È, più o meno, la stessa sensazione che si prova alla fine della lettura di Eldorado: uno stordimento che si può facilmente scambiare per amore, una confusione che in effetti ricorda quella che si deve provare a essere colpiti all’improvviso, alle spalle, da un oggetto contundente. L’opera di Schalken non si può neanche definire un fumetto in senso stretto. Certo lo è, perché quando racconta lo fa attraverso l’accostamento di immagine e testo, omaggiando maestri della Nona arte come Mazzucchelli e Tomine. Ma tra un racconto per immagini e l’altro ci sono pagine e pagine di sculture, fotografie, installazioni, composizioni e suggestioni, tutto sempre opera dell’«artista visivo totale» Schalken. Non per niente, la carriera dell’artista – perché di fumettista non sarebbe corretto parlare – olandese è divisa da sempre in due metà: da una parte c’è l’autore di fumetti entrato nella selezione ufficiale del Festival di Angoulême 2021, dall’altra il talento figurativo le cui opere sono state esposte accanto a quelle di Bill Viola e Maurizio Cattelan (altre due influenze onnipresenti tra le pagine di Eldorado).

La bravura di Schalken sta proprio nel tenere assieme queste due parti di sé e unirle in un’opera completa e compiuta come Eldorado. E tutto gli riesce, come spesso capita agli artisti, tornando all’origine: a quell’ossessione per i dettagli insignificanti, alla ripetitività degli oggetti minuti imparata lavorando assieme a suo padre. Nelle sue tavole narrative, quelle che sono fumetti veri e propri, Eldorado racconta un’infinita ripetizione di minuscole apocalissi private: famiglie che si sfasciano, gioventù che si rovinano, equilibri che si spezzano. La sensazione di disastro incombente – l’unico legame dell’opera di Schalken con la cronaca e l’attualità – che si legge in queste pagine narrative viene poi allargata e approfondita, letteralmente, in quelle che narrative non sono. Attraverso immagini sofisticate e allusioni psicologiche, Schalken ingigantisce le crepe aperte dalle minuscole apocalissi private di cui sopra fino a quando queste non diventano l’Apocalisse vera e propria, che inghiotte il mondo e lo risputa trasfigurato come lo vediamo tra le tavole di Eldorado.

I minuscoli oggetti quotidiani – una tastiera, uno schermo, una poltrona da ufficio, un abitacolo – diventano gli strumenti dell’autoisolamento che tutti noi ci imponiamo ogni giorno. Gli spazi aperti, naturali o artificiali, diventano il luogo della solitudine. Un cane che se ne va in giro per i fatti suoi o un gatto seduto su un tavolo in una casa vuota diventano il segno del disastro, di quel che resta dopo l’Apocalisse. Tutto, anche in queste tavole non-narrative, si fonda sui dettagli insignificanti e sugli oggetti minuti. Tutto, in Eldorado, racconta di questa sensazione estremamente contemporanea di essere sempre sull’orlo di un nuovo precipizio, all’inizio del prossimo disastro. La conseguenza di questa sensazione è, come ha spiegato in più occasioni lo stesso Schalken, una continua e vana ricerca dell’Eldorado: «Quel luogo dove tutto è perfetto e dove ciascuno di noi vorrebbe essere, sapendo che non potrà mai raggiungerlo».

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