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Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.

Qual è il tuo posto nel mondo?

Nel nuovo numero di Rivista Studio, appena arrivato in edicola, raccontiamo il New World Border che negli ultimi anni ha cambiato, e cambierà, le nostre vite: confini nuovi da conoscere e superare, dall'infinitamente piccolo di un quartiere all'immensità dello spazio aperto.

di Studio
19 Giugno 2023

“Quanto è piccolo il mondo”, è una frase che abbiamo detto e sentito mille volte, quando abbiamo incontrato persone che non ci aspettavamo di vedere in un determinato posto. Ma a parte il modo di dire, il mondo è stato veramente piccolo per un po’. Approssimativamente dal crollo del Muro di Berlino all’Undici settembre. Quella è stata un’epoca in cui, almeno dal nostro punto di vista di occidentali, i confini e le barriere degli Stati nazione, e dei relativi blocchi, sono diventate permeabili sia da un punto di vista fisico che da quello ideale. Abbiamo sperimentato un mondo che si rimpiccioliva perché potevamo raggiungere posti che sembravano lontanissimi, i passaporti erano diventati meno necessari, i prezzi dei biglietti aerei si erano abbattuti e la globalizzazione economica aveva portato nei nostri armadi e nelle nostre cucine prodotti che fino a quel momento avevamo potuto acquistare solo andando di persona nei Paesi produttori. Ma soprattutto si è affievolita la paura dell’altrove ed è quasi scomparsa la minaccia di un nemico. Da lì in poi ci siamo convinti che niente ci avrebbe fatto tornare indietro.

E invece ondate successive e di diversa natura, in un ventennio che va dal 2001 a oggi, ci hanno decisamente fatto tornare indietro. La minaccia del terrorismo islamico, le guerre in Iraq e Afghanistan, le crisi economiche, il ritorno dei muri e del nazionalismo, la repressione dei fenomeni migratori, la Brexit, e poi, cose più recenti e persino più acute, come la pandemia, la guerra in Ucraina e il climate change, gli aumenti dei prezzi e delle materie prime, la crisi della logistica, hanno progressivamente cambiato lo scenario. Oggi viviamo in un mondo che sembra improvvisamente grande e complicato. Il turismo è diventato costoso. Alcuni luoghi non sembrano più così aperti e sicuri. Registriamo, con quella che ormai è una forma di rassegnazione, naufragi quotidiani vicino alle nostre coste, come disastrosi epiloghi dei tentativi di superare le barriere, visibili o invisibili che siano. Nell’intervista all’antropologo Shahram Khosravi, autore di Io sono confine, che potete leggere nelle pagine seguenti, scopriamo che i muri di confine sono aumentati dai 16 dell’88 ai circa 80 di oggi. È solo un dato tra tanti, ma abbastanza emblematico del momento storico che viviamo. Allo stesso tempo sembra che queste complicazioni abbiano prodotto una fame di conoscenza che si traduce in un rinnovato interesse per gli esteri, la geografia, le mappe: libri, riviste, podcast. In queste pagine troverete riflessioni che raccontano questo “momento culturale”, ma anche storie che indagano luoghi e comunità molto speciali, come l’Antartide o “La Comunidad” dominicana di La Spezia. Esistono poi anche frontiere di diverso tipo, come quella tra mondo umano e animale e quella, più immaginifica ma in realtà estremamente reale, dello spazio. Dall’infinitamente piccolo di un quartiere di una città di provincia a Marte. Buona lettura.

Questo articolo è tratto da “New World Border – Il nostro posto nel mondo”, il numero di Rivista Studio in edicola. Se volete acquistare una copia oppure abbonarvi, potete farlo qui.

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