Una proiezione esclusiva, con contenitori di popcorn brandizzati, tra gli invitati il Ceo di Apple e, per qualche ragione, anche Mike Tyson.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno
Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Il documentario su Melania Trump è riuscito nella non semplice impresa di apparire come un flop conclamato ancora prima dell’uscita ufficiale nelle sale. Melania debutta infatti oggi nei cinema di tutto il mondo (anche in Italia) e solo il fine settimana darà il quadro definitivo degli incassi. Le prime proiezioni di box office e i dati delle anteprime e delle prevendite però delineano già uno scenario fortemente negativo, soprattutto in rapporto ai costi di produzione e promozione. Secondo le stime riportate da Variety, il film dovrebbe incassare tra i 3 e i 5 milioni di dollari nel primo weekend negli Stati Uniti. Una cifra che, per un documentario non musicale, sarebbe normalmente considerata positiva. A pesare è però il contesto: Melania esce in oltre 1500 sale, dopo settimane di pubblicità particolarmente aggressiva, con spese promozionali stimate oltre i 30 milioni di dollari. Un investimento che rende improbabile il pareggio economico, anche senza considerare le recensioni molto negative ricevute dalla critica.
A fare notizia in queste ore sono soprattutto i numeri dal Regno Unito. Come raccontato dal Guardian, la catena di multisale cinematografici Vue ha ammesso che le prevendite sono «molto deboli». Un eufemismo, considerando che in un cinema di Islington, quartiere nel nord di Londra, per la prima proiezione programmata, sarebbe stato venduto un solo biglietto e in diverse altre sale in tutta l’Inghilterra non sarebbe ancora stato prenotato un singolo posto. Alcuni esercenti avrebbero inoltre ricevuto email di protesta da parte di spettatori contrari alla programmazione del film. Secondo fonti anonime citate dal Guardian, per convincere i cinema a riservare schermi in un periodo affollato come quello delle uscite legate alla stagione degli Oscar, il distributore avrebbe garantito “indennizzi” economici agli esercenti. Un’operazione che non attenua le difficoltà del progetto e che rende ancora più incerta la prospettiva di rientro dell’investimento, soprattutto per Amazon, che si è assicurata i diritti di distribuzione streaming per circa 40 milioni di dollari.
Tra forum e pagine Facebook si discute da giorni delle difficoltà dell'azienda, di autori congedati e vendite in calo. Il problema, però, non riguarda solo Bonelli, ma un modo di fare i fumetti forse non più sostenibile nel mercato attuale.