In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
Un’artista ha trasformato la pellicola originale del Disprezzo di Godard in una serie fotografica
Jean Curran è un’artista irlandese che vive a Londra e nel corso degli anni si è specializzata in un tipo di fotografia molto particolare. Per creare le sue opere seleziona fotogrammi dalle bobine originali dei film e le trasforma in stampe a trasferimento di colore, operazione molto più laboriosa di quanto possa sembrare. La stampa a trasferimento di colore si serve di filtri colorati per separare l’immagine di un film in tre negativi e, in un processo simile alla stampa serigrafica, li registra in sequenza su una carta rivestita di gelatina che assorbe il colore (è il riassunto estremamente semplificato della tecnica dato dal New York Times nel 2018: parlando della sua serie dedicata a Vertigo di Hitchcock, Arthur Lubow definiva le immagini di Curran «molto sature, molto contrastate e stupende»). Ora, come ha raccontato Vulture, Curran ha creato un’altra bellissima serie, Godard/Bardot, giusto in tempo per il restauro e la proiezione del Disprezzo a Cannes, in occasione del suo sessantesimo anniversario.










È la prima volta che l’agente di Brigitte Bardot permette che i nudi dell’attrice siano raffigurati in questo modo. Nel film del 1963 di Godard l’attrice interpreta Camille Javal, moglie di Paul, sceneggiatore che vuole assicurarsi l’opportunità di scrivere il suo adattamento dell’Odissea per il famoso regista Fritz Lang e quindi lascia che l’uomo continui a provarci con sua moglie arrivando ad affermare che non è infastidito dall’idea che i due trascorrano del tempo da soli. La moglie è infuriata dal comportamento del marito ma non accetta la sottomissione e prende le sue decisioni su come affrontare l’oggettivazione. «Camille ha il pieno controllo della sua sessualità», spiega Curran, che ha cercato di esprimere il potere e l’autonomia della donna attraverso i fotogrammi che ha selezionato.
L'attesa senza oggetto che racconta – quella di un nemico che non arriva, di un senso che non si materializza – non è mai stata così contemporanea. Rileggere il romanzo di Buzzati o rivedere il film d Zurlini oggi è un'esperienza rivelatrice.
Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Invece di celebrare per l'ennesima volta il funerale delle riviste indie, sarebbe più utile parlare di come gli algoritmi e la frammentazione del pubblico stiano trasformando il fare un giornale in un'impresa impossibile.