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02:35 martedì 10 marzo 2026
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.
L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.
Il video del nuovo singolo di Olivia Rodrigo è un montaggio di video fatti dai bambini di Gaza, del Sudan, dell’Ucraina e dello Yemen Lo ha pubblicato su Instagram per promuover l'uscita del disco di beneficienza Help(2), per il quale ha realizzato una cover di "The Book of Love".
I creator assoldati per fare propaganda a favore di Israele stanno facendo causa a Israele perché non sono stati pagati Diversi enti governativi israeliani avrebbero debiti per milioni con studi di produzione e creator assunti per influenzare l'opinione pubblica.
Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.

Dire attraverso la natura

Il momento d'oro della scrittura naturalistica è una moda o nasconde ragioni più profonde? Un'opinione con alcuni consigli di lettura.

09 Marzo 2016

L’editoriale della sezione Studiorama Cultura tratto dal nuovo numero di Studio, in edicola da mercoledì 9 marzo.

Studio-N26-Cover-KevinDevo dire che il pensiero, per un attimo, sfiora anche me. Secondo alcuni detrattori il nature writing è solo un altro modo per trasformare la natura in merce, renderla “un’esperienza”, qualcosa di vendibile e consumabile. Nel 2013, Steven Poole sul Guardian scrive che «il nature writing riduce l’ambiente a una specie di Prozac senza ricetta, una fantasia pastorale che nasconde il più trito escapismo borghese urbano». Questa volta solo un po’ più hipster, aggiungo io mentre sfoglio The Outsiders: New Outdoor Creativity, un volume molto ben illustrato di giovanotti (presumibilmente appartenenti alla classe creativa) immersi in ambienti naturali di composta bellezza mentre fanno camping con attrezzature dall’aria tanto cool quanto costosa.

Ma se da un lato c’è senz’altro in giro un tentativo di vendere la natura come l’ultima esperienza dell’autentico, dall’ossessione per il cibo bio al diffondersi degli orti urbani, dall’altro ricondurre il nature writing a una moda sarebbe un errore. Il fatto è che comunque il sapere sulla natura, come ogni discorso culturale, è sempre il risultato di uno sguardo, qualcosa di inventato: non è un caso che si intitoli The Invention of Nature la fortunata biografia di Alexander Von Humboldt uscita nel 2015 per Knopf. E sempre del 2014 è una magnifica edizione italiana del Viaggio alle regioni equinoziali del Nuovo Continente (Quodlibet/Humboldt) di Von Humboldt.

La scrittura della natura ha, soprattutto in Inghilterra, una nobile tradizione: è del 1789 The Natural History and Antiquities of Selborne del reverendo Gilbert White, un’opera straordinaria e particolarissima, quasi modernista nel suo illustrare la vita naturale di una piccola regione nell’Hampshire attraverso una specie di romanzo epistolare. Di White aveva scritto una biografia qualche anno fa quello che si può considerare il capostipite del nature writing moderno, il botanico Richard Mabey, il cui libro più celebrato, Natura come cura (Einaudi 2010), racconta la guarigione da una depressione attraverso la cura di un giardino e, soprattutto, l’osservazione dell’ambiente naturale.

Usare la natura per articolare un problema, per imporre una forma all’informe: è quello che fa la letteratura

Pari, se non maggiore, la fortuna dei suoi eredi Philip Hoare, Robert Macfarlane e Helen Macdonald. Ai limiti dell’inspiegabile, per dire, il successo nel Regno Unito e negli Usa di H is for Hawk (Io e Mabel, Einaudi 2016) della Macdonald: cosa ha affascinato centinaia di migliaia di lettori in un libro che mescola falconeria, la morte del padre e la biografia di uno scrittore minore? Rispondere a questa domanda vuol dire, prima di tutto, distinguere tra la scrittura naturalistica tradizionale, quella che ha uno sguardo oggettivo e oggettivante sulla natura, e il nature writing moderno: Macdonald non cerca di dire qualcosa sulla natura, ma di dire qualcosa (ad esempio il nodo oscuro che lega identità, lutto e violenza) attraverso la natura. La natura resta un’alterità che non si può riportare a sé senza tradirla. Ma posso in qualche modo “usarla” per articolare un problema, per imporre una forma all’informe: è quello che fa la letteratura.

I libri che, oggi, mi sembrano più interessanti sono così: se c’è una cosa che hanno in comune L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea 2015: ma l’originale è di dieci anni prima) e i libri di Sebald, Rebecca Solnit, Teju Cole o Ben Lerner, e che tutti loro condividono con il nature writing, è questo incedere divagante, rabdomantico all’interno di un paesaggio naturale, urbano o culturale. In fondo la scrittura della natura ci dice qualcosa della natura della scrittura: e cioè che esistono dei modi non narrativi per far procedere una narrazione. E in un tempo in cui siamo circondati da grammatiche narrative solide al limite del soffocante (si pensi alla logica stringente con cui procedono le serie televisive con i loro archi narrativi, antagonisti e aiutanti, ascese e cadute) non è poco.

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