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13:33 lunedì 2 marzo 2026
Scritto con Ottessa Moshfegh, interpretato da Josh O’Connor, Saoirse Ronan e Jessie Buckley: il nuovo film di Alice Rohrwacher è già uno dei più attesi dell’anno Ad aprile la regista inizierà le riprese dell'adattamento di The Three Incestuous Sisters, fiaba gotica scritta e illustrata da Audrey Niffenegger.
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.

Chi l’avrebbe detto che Dieci Capodanni sarebbe stata una delle serie dell’anno

Arrivata su RaiPlay nell'indifferenza in cui ormai tutte le serie arrivano sulle piattaforme, è stata scoperta grazie al passaparola sui social. E adesso sta piacendo a tutti, perché viola tutte le regole dello streaming.

21 Febbraio 2025

Non iniziatela se amate i ritmi indemoniati. Non iniziatela se cercate quel tipo di setting ormai invasivo che sembra uscire da un manuale di sociologia intersezionale. Non iniziatela se non potete stare senza una trama chiara e ben definita. In tutti gli altri casi, iniziatela e godetevela fino in fondo. Dieci Capodanni (Los años nuevos) di Rodrigo Sorogoyen, creata e scritta dal regista con una nutrita squadra di autori, è la serie televisiva d’autore che rompe completamente i canoni della serialità conformista da piattaforma, rifiutando di compiacere le paturnie dell’algoritmo e puntando tutto sul rigore, inteso come l’equilibrio tra estetica, contenuto e scrittura, caratteristica che per un’opera d’arte cinematografica è assolutamente fondamentale.

Dalla Mostra del Cinema a RaiPlay

Non è un caso che in Italia sia fruibile gratis su RaiPlay, almeno per chi riesce a scoprirla con metodi quasi carbonari, tra passaparola e pizzini social dei rabdomanti dell’underground, visto lo scarso lavoro di promozione svolto della tv digitale di Stato sui propri, numerosissimi, gioielli preziosi dispersi in library. Ma in realtà Dieci Capodanni era stata presentata nel contesto per lei migliore, ovvero la Mostra del cinema di Venezia 2024, anche perché il regista spagnolo veniva da un grande successo personale, almeno tra i cinefili: lo splendido As Bestas, film vincitore di una carrellata di Premi Goya e di un César per il Miglior film straniero.

In Dieci Capodanni l’idea degli autori è ambiziosa: raccontare le vite Ana (Iria del Río) e Óscar (Francesco Carril), una donna e uomo che si conoscono e s’innamorano in una serata di Capodanno alla vigilia dei loro trent’anni – il caso vuole che lui compia gli anni il 31 dicembre (el dia de nochevieja) e lei il primo di gennaio (el di de año nuevo) – e di seguire le loro vicende personali e il loro “coming of age” nella nuova maggiore età dettata dallo spirito del tempo, ovvero la fascia tra i trenta e i quarant’anni, trascorrendo assieme a loro i giorni di Capodanno che vivranno nei dieci anni successivi.

Neo-neorealismo 3.0

Il risultato è una grande prova verista, una sorta di affresco del neo-neorealismo 3.0 che investe tutto nella scrittura chirurgica, capace di una mimesi con la realtà assoluta e quasi spaventevole. Al di là della scintilla all’attache, che gioca con lo spettatore e richiede di accettare la coincidenza letteraria del colpo di fulmine tra gemelli diversi mancati per pochi minuti, Ana e Óscar non hanno nulla di speciale, non hanno vite inimitabili o identità da imporre in vetrina per vendersi nel mondo; hanno solo una quotidianità da vivere e da risolvere per cercare di essere felici e realizzare i propri desideri, per mettersi alla prova e provare a inseguire i loro sogni, o per trovare il loro posto del mondo a partire dal bisogno comunissimo di dare e ricevere amore.

Così, le situazioni che i protagonisti si trovano a vivere e a dover affrontare non sono altro che le nostre, quelle della gente comune: vogliono trovare un buon feeling sessuale, lavorare sull’equilibrio di coppia e mediare tra i propri desideri personali e le esigenze del partner, creare nuclei relazionali allargati tra famiglie e amici in cui sentirsi capiti e poter essere sé stessi. E ancora, accudire i propri affetti più cari senza esserne divorati, conciliare le necessità economiche di un’esistenza che va finanziata con continuità senza rinunciare del tutto al vero sé, miscelare al meglio l’aspirazione al nuovo e all’esperienza sorprendente e conoscitiva con il bisogno atavico di ripiegare nel sicuro, oppure fare i conti con il desiderio stringente o assente di maternità e paternità, che non sempre procedono all’unisono.

Fondandosi sull’ellissi, la narrazione vola magistralmente, poggiandosi su ciascuno di questi cardini tematici in accumulo, come nella vita, e noi spettatori siamo così proiettati nelle esistenze di Ana e Óscar da un punto di osservazione speciale, neutro e intimo, che tuttavia nel corso dell’evoluzione dello spaziotempo del racconto cambia con estrema libertà e uguale efficacia. Al punto che, durante la visione ci sentiamo al tempo stesso amici intimi dei protagonisti o loro stessi, attraverso quel processo di identificazione che lo stesso Sorogoyen, in più di un’intervista, ha dichiarato come intento primario del suo processo di scrittura: «Se lo spettatore si riconosce nel personaggio è sempre una vittoria».

Come un film dei fratelli Dardenne

È questa la filosofia di fondo perseguita e se il risultato arriva è proprio grazie al suddetto rigore. A volte, durante la visione, ci si sente quasi costretti, claustrofobicamente lì, nella stanza con Ana e Óscar o per strada o nel paesaggio in cui avviene l’azione, e i tempi sono dilatati, equiparati a quelli della vita, in cui le cose belle fuggono via e quelle brutte sembrano sempre poter mettere radici. Dieci Capodanni è per questo, a tutti gli effetti, un’esperienza molto più verticale che orizzontale, e se ciò avviene è anche per merito della regia di Sorogoyen e dei suoi co-registi, i quali non cercano mai di erigersi sulla scrittura con scelte estetizzanti. L’estetica c’è, è chiaro, ma è percepita come strumento a servizio di un piano più profondo di fruizione, che è appunto l’identificazione. È dunque estetica dei volti, dei corpi, degli sguardi rubati e negati, delle zone d’ombra emotive che diventano passeggiate, scopate, conquista di momenti di solitudine, occupazione fisica dei vuoti emotivi.

Siamo nel territorio dei fratelli Dardenne al loro meglio, quelli de Il figlio, Rosetta, o L’enfant, senza un focus tematico o un incidente scatenante per far scalpitare la narrazione, ma con lo stesso amore per i personaggi, che non sono né giudicati né guardati con sguardo cinico. «Se esiste una forma di eternità interna al tempo, essa proviene dall’amore», dice Luc Dardenne in un frammento dello splendido Addosso alle immagini, il suo diario pubblicato in Italia dal Saggiatore. Sorogoyen e il suo team di autori sembrano credere a pieno in questa idea, e ci regalano circa dieci ore a tu per tu con noi stessi.

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