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15:23 martedì 21 aprile 2026
Madonna si è persa il vestito che indossava al Coachella e ha offerto una ricompensa a chi lo ritroverà Su Instagram ha detto che chiunque la aiuterà a ritrovarlo riceverà una ricompensa. Il cui ammontare, però, non è stato ancora specificato.
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Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.

Chi l’avrebbe detto che Dieci Capodanni sarebbe stata una delle serie dell’anno

Arrivata su RaiPlay nell'indifferenza in cui ormai tutte le serie arrivano sulle piattaforme, è stata scoperta grazie al passaparola sui social. E adesso sta piacendo a tutti, perché viola tutte le regole dello streaming.

21 Febbraio 2025

Non iniziatela se amate i ritmi indemoniati. Non iniziatela se cercate quel tipo di setting ormai invasivo che sembra uscire da un manuale di sociologia intersezionale. Non iniziatela se non potete stare senza una trama chiara e ben definita. In tutti gli altri casi, iniziatela e godetevela fino in fondo. Dieci Capodanni (Los años nuevos) di Rodrigo Sorogoyen, creata e scritta dal regista con una nutrita squadra di autori, è la serie televisiva d’autore che rompe completamente i canoni della serialità conformista da piattaforma, rifiutando di compiacere le paturnie dell’algoritmo e puntando tutto sul rigore, inteso come l’equilibrio tra estetica, contenuto e scrittura, caratteristica che per un’opera d’arte cinematografica è assolutamente fondamentale.

Dalla Mostra del Cinema a RaiPlay

Non è un caso che in Italia sia fruibile gratis su RaiPlay, almeno per chi riesce a scoprirla con metodi quasi carbonari, tra passaparola e pizzini social dei rabdomanti dell’underground, visto lo scarso lavoro di promozione svolto della tv digitale di Stato sui propri, numerosissimi, gioielli preziosi dispersi in library. Ma in realtà Dieci Capodanni era stata presentata nel contesto per lei migliore, ovvero la Mostra del cinema di Venezia 2024, anche perché il regista spagnolo veniva da un grande successo personale, almeno tra i cinefili: lo splendido As Bestas, film vincitore di una carrellata di Premi Goya e di un César per il Miglior film straniero.

In Dieci Capodanni l’idea degli autori è ambiziosa: raccontare le vite Ana (Iria del Río) e Óscar (Francesco Carril), una donna e uomo che si conoscono e s’innamorano in una serata di Capodanno alla vigilia dei loro trent’anni – il caso vuole che lui compia gli anni il 31 dicembre (el dia de nochevieja) e lei il primo di gennaio (el di de año nuevo) – e di seguire le loro vicende personali e il loro “coming of age” nella nuova maggiore età dettata dallo spirito del tempo, ovvero la fascia tra i trenta e i quarant’anni, trascorrendo assieme a loro i giorni di Capodanno che vivranno nei dieci anni successivi.

Neo-neorealismo 3.0

Il risultato è una grande prova verista, una sorta di affresco del neo-neorealismo 3.0 che investe tutto nella scrittura chirurgica, capace di una mimesi con la realtà assoluta e quasi spaventevole. Al di là della scintilla all’attache, che gioca con lo spettatore e richiede di accettare la coincidenza letteraria del colpo di fulmine tra gemelli diversi mancati per pochi minuti, Ana e Óscar non hanno nulla di speciale, non hanno vite inimitabili o identità da imporre in vetrina per vendersi nel mondo; hanno solo una quotidianità da vivere e da risolvere per cercare di essere felici e realizzare i propri desideri, per mettersi alla prova e provare a inseguire i loro sogni, o per trovare il loro posto del mondo a partire dal bisogno comunissimo di dare e ricevere amore.

Così, le situazioni che i protagonisti si trovano a vivere e a dover affrontare non sono altro che le nostre, quelle della gente comune: vogliono trovare un buon feeling sessuale, lavorare sull’equilibrio di coppia e mediare tra i propri desideri personali e le esigenze del partner, creare nuclei relazionali allargati tra famiglie e amici in cui sentirsi capiti e poter essere sé stessi. E ancora, accudire i propri affetti più cari senza esserne divorati, conciliare le necessità economiche di un’esistenza che va finanziata con continuità senza rinunciare del tutto al vero sé, miscelare al meglio l’aspirazione al nuovo e all’esperienza sorprendente e conoscitiva con il bisogno atavico di ripiegare nel sicuro, oppure fare i conti con il desiderio stringente o assente di maternità e paternità, che non sempre procedono all’unisono.

Fondandosi sull’ellissi, la narrazione vola magistralmente, poggiandosi su ciascuno di questi cardini tematici in accumulo, come nella vita, e noi spettatori siamo così proiettati nelle esistenze di Ana e Óscar da un punto di osservazione speciale, neutro e intimo, che tuttavia nel corso dell’evoluzione dello spaziotempo del racconto cambia con estrema libertà e uguale efficacia. Al punto che, durante la visione ci sentiamo al tempo stesso amici intimi dei protagonisti o loro stessi, attraverso quel processo di identificazione che lo stesso Sorogoyen, in più di un’intervista, ha dichiarato come intento primario del suo processo di scrittura: «Se lo spettatore si riconosce nel personaggio è sempre una vittoria».

Come un film dei fratelli Dardenne

È questa la filosofia di fondo perseguita e se il risultato arriva è proprio grazie al suddetto rigore. A volte, durante la visione, ci si sente quasi costretti, claustrofobicamente lì, nella stanza con Ana e Óscar o per strada o nel paesaggio in cui avviene l’azione, e i tempi sono dilatati, equiparati a quelli della vita, in cui le cose belle fuggono via e quelle brutte sembrano sempre poter mettere radici. Dieci Capodanni è per questo, a tutti gli effetti, un’esperienza molto più verticale che orizzontale, e se ciò avviene è anche per merito della regia di Sorogoyen e dei suoi co-registi, i quali non cercano mai di erigersi sulla scrittura con scelte estetizzanti. L’estetica c’è, è chiaro, ma è percepita come strumento a servizio di un piano più profondo di fruizione, che è appunto l’identificazione. È dunque estetica dei volti, dei corpi, degli sguardi rubati e negati, delle zone d’ombra emotive che diventano passeggiate, scopate, conquista di momenti di solitudine, occupazione fisica dei vuoti emotivi.

Siamo nel territorio dei fratelli Dardenne al loro meglio, quelli de Il figlio, Rosetta, o L’enfant, senza un focus tematico o un incidente scatenante per far scalpitare la narrazione, ma con lo stesso amore per i personaggi, che non sono né giudicati né guardati con sguardo cinico. «Se esiste una forma di eternità interna al tempo, essa proviene dall’amore», dice Luc Dardenne in un frammento dello splendido Addosso alle immagini, il suo diario pubblicato in Italia dal Saggiatore. Sorogoyen e il suo team di autori sembrano credere a pieno in questa idea, e ci regalano circa dieci ore a tu per tu con noi stessi.

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