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17:17 giovedì 8 gennaio 2026
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle» «Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.

La Casta siamo noi

Una sera a Roma per il decennale del manifesto dell'antipolitica di Rizzo e Stella, all'Auditorium di Renzo Piano, tempio laico del ceto medio riflessivo.

20 Marzo 2017

Ed eccoci qui, dieci anni dopo la pubblicazione del manifesto del partito qualunquista, La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, a celebrarne l’anniversario in quello che fu il tempio delle buone amministrazioni di centrosinistra, il monumento più duraturo del bronzo che le giunte Rutelli e Veltroni eressero a se stesse e alla propria idea di governo illuminato: l’Auditorium di Renzo Piano. Non sarà come leggere Lolita a Teheran, ma dà parecchio da pensare anche discutere della Casta all’Auditorium. Qui, infatti, è dove il fior fiore dell’elettorato democratico viene a passeggiare e a elevarsi, a svagarsi e a sensibilizzarsi sulle più importanti questioni artistiche e internazionali, tra un concerto di Capossela e una presentazione di Carrère, in quel breve spazio di tempo sospeso tra il brunch e l’apericena. Qui è dove il ceto medio riflessivo della Capitale viene per ascoltare e per riflettere, ma soprattutto per riflettersi. Qui è il regno di quelle che a Oxford chiamerebbero forse le chattering classes, e a Roma Nord la classe dei chiacchieroni, numerosa combriccola che in Italia è divenuta da tempo, questa sì, una casta. In una parola: noi.

Noi che scriviamo e voi che leggete. Noi che eravamo lì ieri sera e voi che avreste potuto esserci. Tutti noi che per mestiere o semplicemente perché possiamo permettercelo passiamo la maggior parte del nostro tempo a parlare e a sentirci parlare, a leggerci e a scriverci addosso, sempre trovando il modo di riattizzare l’interminabile chiacchiericcio che rappresenta il nostro biglietto da visita di opinionisti a trecentosessanta gradi, virtuosi della nullafacenza, accolita di dolenti eruditi costantemente impegnati a riversare sul mondo il profluvio delle nostre idee su come si dovrebbe riformarlo. Chattering Casta. No, non stiamo divagando. Se una cosa ci ha insegnato, infatti, questo decennale e praticamente ininterrotto dibattito sui prezzi del barbiere di Montecitorio e la deducibilità della biancheria intima nella Regione Piemonte, è che non devi chiederti di cosa parla la Casta. La Casta parla di te.TO GO WITH AFP STORY BY FRANCOISE MICHELE pensare che non avrebbero nemmeno voluto chiamarlo così, il libro, dice Stella dal palco. Volevano chiamarlo I bramini, che sarebbe stato anche più corretto (anche gli intoccabili sono una casta). «Ma era troppo complicato, troppo snob, troppo elitario». E quindi «decidemmo che era meglio andar giù dritto». Tremendous, chioserebbe qualcuno alla Casa Bianca. Tutto parte dalla legge finanziaria 2007 (cioè del 2006, insomma, la prima finanziaria del secondo governo Prodi). Lo spiega Sergio Rizzo, esponendo il seguente paradosso: essendo il governo Prodi appena partito, i dati su cui si fondava la Casta erano «la radiografia dei governi Berlusconi», eppure lo stesso Prodi, chissà perché, è convinto che la campagna nata intorno al libro – rectius: da cui il libro è nato – abbia avuto un ruolo nella caduta del suo esecutivo.

A rovesciare l’ordine dei fattori è invece Enrico Mentana, anche lui sul palco insieme agli autori, al padrone di casa del Festival che li ospita (il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi), al presidente del Pd Matteo Orfini e al deputato Cinque stelle Roberto Fico (questi ultimi in qualità di membri della casta, nonché «a occhio e croce, quelli che guadagnano meno tra i presenti», puntualizza Orfini). Premesso che giornali e tv non condizionano i fenomeni – esordisce il direttore del TgLa7, seminando un certo sconcerto sul palco e in platea – il successo del libro dipende dal «timing». Il 2007. Vale a dire il momento in cui, dopo un anno di governo Prodi, cade l’antica autorappresentazione della sinistra come la parte migliore del Paese. Con quel governo rissoso, dai cento sottosegretari, con ben due partiti comunisti che ne fanno parte e arriva fino ai centristi di Mastella, si vede che la vecchia favola secondo cui tutti i mali dell’Italia sono colpa di Berlusconi, dice Mentana, non regge. Le differenze si appiattiscono, la sinistra si appiattisce e così il malcontento popolare si indirizza contro la politica nel suo complesso. La casta, appunto.

ITALY-MUSIC-AUDITORIUM-ARCHITECTURE

Si potrebbe discutere se a determinare questo esito, oltre alla rissosità e al numero dei sottosegretari, non abbia contribuito un filino anche la tanto celebrata politica economica di quel governo, a cominciare dalla suddetta finanziaria. Ma ciò nulla toglie alla sostanziale verità dell’affermazione. E tantomeno alla verità della seconda tesi esposta dallo stesso Mentana a fine serata, sia pure in evidente contraddizione con la precedente (la verità, del resto, è quasi sempre contraddittoria), e cioè che questa legislatura è nata dalla ferita dei centouno franchi tiratori che impallinarono Prodi, di cui nessuno ha mai saputo niente, che Mentana paragona addirittura ai candidati grillini buttati fuori da un giorno all’altro dal blog di Grillo. Tralasciamo l’assurdità del paragone, che mette sullo stesso piano la più consolidata previsione costituzionale a tutela della libertà dei parlamentari nell’elezione del capo dello Stato e la più palese violazione di tutti i principi costituzionali di qualunque Paese democratico occidentale, e restiamo alla sostanza. Che sta tutta nella verissima contraddizione involontariamente segnalata da Mentana, e cioè che le due più potenti ondate di contestazione anticasta sono nate a sinistra, una volta come reazione rabbiosa di fronte allo spettacolo dato dal governo Prodi – che in un impeto retorico Mentana sembra addirittura considerare responsabile «dell’appassimento e della morte della politica» – e una seconda volta come reazione alla mancata elezione dello stesso Prodi a capo dello Stato. Due affermazioni tanto indiscutibilmente vere, almeno dal punto di vista storico, quanto evidentemente contraddittorie, salutate dall’applauso scrosciante del ceto medio riflessivo in platea, tutte e due le volte.

Come si esce dalla contraddizione? Non ne abbiamo la minima idea. Al massimo, in via di provvisoria conclusione, possiamo avanzare un sospetto che da qualche tempo ci tormenta, ed è che ogni discussione sulla casta sia in fondo un circolo vizioso. Dunque, al tempo stesso, inutile e dannosa (se fatta in questi termini, si capisce). Quando lo sciocco indica la casta, il saggio guarda il dito.

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