Hype ↓
05:41 domenica 30 novembre 2025
I dazi turistici sono l’ultimo fronte nella guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa Mentre Trump impone agli stranieri una maxi tassa per l'ingresso ai parchi nazionali, il Louvre alza il prezzo del biglietto per gli "extracomunitari".
Papa Leone XIV ha benedetto un rave party in Slovacchia in cui a fare da dj c’era un prete portoghese Il tutto per festeggiare il 75esimo compleanno dell'Arcivescovo Bernard Bober di Kosice.
I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.
La presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan ha nominato il nuovo governo e ha fatto ministri tutti i membri della sua famiglia In un colpo solo ha sistemato due figlie, un nipote, un genero, un cognato e pure un carissimo amico di famiglia.
Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.
In Francia è scoppiato un nuovo, inquietante caso di “sottomissione chimica” simile a quello di Gisèle Pelicot Un funzionario del ministero della Cultura ha drogato centinaia di donne durante colloqui di lavoro per poi costringerle a urinare in pubblico.
Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.
Un esperimento sulla metro di Milano ha dimostrato che le persone sono più disponibili a cedere il posto agli anziani se nel vagone è presente un uomo vestito da Batman Non è uno scherzo ma una vera ricerca dell'Università Cattolica, le cui conclusioni sono già state ribattezzate "effetto Batman".

Un monumento fantasma rivive a New York

Inaugura a Manhattan "Day’s End", opera dell’artista David Hammons dedicata all’omonimo intervento di Gordon Matta-Clark, e alla storia dei moli newyorkesi tra gli anni ’70 e ’80.

14 Maggio 2021

Nel 1975 sul molo 52 che si sporge sul fiume Hudson, a New York, l’artista americano Gordon Matta-Clark realizzava una delle sue opere più leggendarie: “Day’s End”, monumentale intervento architettonico – o meglio anarchitettonico – che trasformava il magazzino in disuso collocato sulla banchina in un «tempio al sole e all’acqua». Praticando tagli alle pareti, al soffitto e al pavimento, l’artista allora poco più che trentenne, figlio del pittore surrealista Roberto Matta, consegnava alla città la sua cattedrale gotica, aperta di giorno alle evoluzioni della luce e di notte alle fantasie sadomaso di una subcultura queer che nei moli abbandonati di Manhattan sperimentava il rischio dell’avventura e uno spazio di libertà inaudito.

Matta-Clark morirà precocemente nel 1978 – ha appena 35 anni – “Day’s End” sarà demolito l’anno successivo, sopravvivendo in fotografie e film che documentano l’azione dell’artista come gesto di sfida all’idea di spazio architettonico fisso, chiuso e inviolabile (l’edificio manipolato crea nuove vedute prospettiche), oltre che atto clandestino di resistenza alla gentrificazione. È lui a fondare nel 1973, con Laurie Anderson, Richard Nonas e altri artisti, il gruppo “Anarchitecture” (dalla fusione delle parole anarchy e architecture), mediante cui il progetto, liberato dai vincoli costruttivi, diventa attività critica, land art, performance, happening. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, l’artista di area concettuale David Hammons (1943, Springfield – vive e lavora a New York) riflette sull’intervento di Matta-Clark con un progetto d’arte ambientale a esso intitolato: “Day’s End” di Hammons verrà inaugurato il 16 maggio sul Pier 52, esattamente dove un tempo sorgeva il capannone trafitto dalla luce, esposto alle intemperie di Matta-Clark. Realizzata in collaborazione con il Whitney Museum of American Art (e situata di fronte), l’opera di Hammons figura come una sorta di monumento fantasma, una struttura aperta che, oltre a seguire il profilo e le dimensioni dell’edificio originale, evoca la storia del lungomare di New York, tra presenza e invisibilità. Se infatti nel 1916 la città si apprestava a diventare il porto più attivo del mondo, già negli anni ’50 cominciavano il degrado e la rinascita. Da questo momento i moli divennero luogo di ritrovo per la comunità gay e, soprattutto tra gli anni ’70 e ’80, teatro di sperimentazioni artistico–visuali che mescolavano sesso e rovine urbane.

L’opera di Hammons, sul Pier 52

Nel suo libro provocatorio Pier Groups – il titolo è tratto dal film porno gay di Arch Brown del 1979, in cui appare brevemente e in modo spettacolare “Day’s End” di Matta-Clark – lo storico dell’arte Jonathan Weinberg traccia un parallelismo tra le opere realizzate negli anni ’70 sul lungomare di New York e le subculture queer dell’epoca. Ad attrarre sui moli artisti come Gordon Matta-Clark, ma anche Vito Acconci, Alvin Baltrop, Shelley Seccombe e David Wojnarowicz, era, secondo Weinberg, il loro offrisi come spazi di libertà apparentemente fuori dal controllo sociale. Come i passages di Parigi descritti dal filosofo Walter Benjamin, i moli – questo terrain vague devastato dagli incendi, corroso dal sole e dalla salsedine – si offrivano alle derive creative, alle flânerie vertiginose, alla seduzione del pericolo. Il loro «potenziale rivoluzionario» stava nel riunire, richiamandole a sé, persone di ogni classe ed etnia.

Matta-Clark alla fine fu estromesso. Il giorno dell’inaugurazione di “Day’s End” la polizia bloccò l’accesso, mise sigilli, transenne e un piccolo ponte dove il pavimento era stato tagliato a metà. Si parlò anche di una sua possibile incarcerazione per aver violato un sito di proprietà della città. Per realizzare l’opera, l’artista aveva sostituito la serratura e il catenaccio della porta principale, escludendo a sua volta quella che lui definiva una «s&m renaissance», la frangia sadomaso che affollava l’edificio in cerca di piaceri e intimità. «Le autorità lo hanno vandalizzato», ironizzava con un ribaltamento di prospettiva. Il suo lucchetto si era dimostrato inutile: in breve tempo lo spazio tornò a essere occupato dai cruiser, diventando lo sfondo delle loro attività clandestine.

«E così la sua vita va avanti, ma è una vita segreta», disse in un’intervista radiofonica. Perché quello che la polizia non aveva chiuso era la gigantesca apertura «a forma di falce» sul lato ovest del capannone – lui la paragonava al rosone di una basilica, altri a un’eclissi, altri ancora a un occhio o una lente. Quando il sole si allineava con il taglio, ricorda Weinberg, lo spettatore in piedi nell’edificio era come accecato. Quando il sole tramontava e il cielo notturno riempiva il foro, si aveva una visione dell’universo. In modo analogo, la struttura creata da Hammons dialoga con la luce, apparendo evanescente ed eterea, luccicante fino quasi a scomparire. Per entrambi gli artisti New York era e rimane materia, ispirazione, spettro e provocazione.

Articoli Suggeriti
La vita vera, istruzioni per l’uso

L'uso dei dispositivi, i social, l'intelligenza artificiale ci stanno allontanando dalla vita vera. Come fare allora a ritrovare una dimensione più umana? Un viaggio tra luddisti, nuove comunità e ispirazioni, nel nuovo numero di Rivista Studio.

I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid

Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.

Leggi anche ↓
La vita vera, istruzioni per l’uso

L'uso dei dispositivi, i social, l'intelligenza artificiale ci stanno allontanando dalla vita vera. Come fare allora a ritrovare una dimensione più umana? Un viaggio tra luddisti, nuove comunità e ispirazioni, nel nuovo numero di Rivista Studio.

I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid

Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.

Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action

E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.

Andrea Laszlo De Simone ha fatto di tutto per non diventare famoso

È il più “schivo” dei musicisti italiani, evita l'autopromozione e limita moltissimo anche i live. E nonostante questo, il suo Una lunghissima ombra è stato uno dei dischi più attesi del 2025. Lo abbiamo intervistato nel nuovo numero di Rivista Studio, che esce oggi.

Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant

Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.

In Die My Love ci sono tutte le buone ragioni che le donne hanno per odiare questo mondo

È stato uno dei film più chiacchierati del Festival di Cannes e adesso arriva al cinema, distribuito da Mubi. Di sicuro, se ne parlerà fino alla notte degli Oscar.