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08:48 lunedì 14 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

Cory Archangel

24 Giugno 2011

Cory Arcangel, artista trentenne, ha una mostra al Whitney di nome Cory Archangel: Pro-tools, che ruota, per me, intorno a due opere: una parla di videogame del gioco del bowling, l’altra di filmati Youtube di fenomeni della chitarra metal.

Various Self Playing Bowling Games (2011)

Cinque consolle uscite nel corso di vari decenni. Su tutte e cinque va in loop il gioco del bowling: si passa dal gioco senza prospettiva, inquadrato dall’alto, dell’Atari, si vede aumentare il colore, comparire la prospettiva e le camicie a fiori dei partecipanti. I cinque video sono proiettati uno accanto all’altro su una parete alta e larghissima. Ogni gioco ha anche l’audio molto alto, così la stanza è immersa nella cacofonia, tanto da far pensare allo spettatore che la tortura di luci e suoni stile Guantanamo ai danni del responsabile della sala sia parte della performance. Tra le consolle ho riconosciuto l’Atari, il Nintendo 64, il Gamecube. Al di là della bellezza del titolo, e dell’idea dei vari avatar/sé che uno ha visto evolvere giocando ai videogiochi (l’unica mia esperienza è con l’evoluzione di calciatori, giocatori di football e cestisti rispettivamente in Pro Evolution Soccer,  Madden e NBA2K), i critici che ne parlano sembrano presi dall’idea che Archangel, hackando i giochi, abbia fatto in modo che ogni giocatore su ogni piattaforma mandi la palla in uno dei due canali laterali, totalizzando quindi zero punti. (Zero punti all’infinito, finché dura la mostra e le partite gemelle, che vanno avanti su diverse corsie, sulla stessa parete, come un bowling arcade che fosse anche una macchina del tempo e in cui ogni pista desse su un’epoca diversa.) Il fatto degli zero punti pare dia un istintivo senso di malinconia. che però personalmente non riesco a provare, forse perché quando ero piccolo, tranne per una parentesi con l’Intellivision, i miei non mi hanno mai fatto avvicinare a una consolle. La prima che ho avuto è stata la Playstation prestatami da un amico nel 2000, a 23 anni, dopo la scoperta di Winning Eleven/PES. (Da lì in poi ho avuto solo Play Station, la uno, la due e la tre.) L’opera mi ha comunque toccato perché riesce a far vedere contemporaneamente quale grande impresa creativa e filosofica è lo sviluppo di un genere di videogioco, e quale inarrestabile inquinamento porta nella vita: per fare un esempio sdolcinato, quest’opera mi fa pensare alle tipiche foto scattate in serie ai fiori per poi mandarle come filmato e mostrare la vita del fiore. Dove lì si vedono certi colori e un certo movimento della materia, qui si vedono altri colori, violenti anche quando sono mosci, e un certo movimento, che nasce dal doloroso e a modo suo tragico tentativo dei programmatori di riprodurre lo scorrere della palla quando lo stato dell’arte non lo permetteva. I piaceri artificiali sono una componente fondamentale della vita umana, ma non basta questo pensiero a farmi accettare di buon grado la quantità di bordello che fa l’audio di un videogioco, e di bordello visivo che fanno i suoi colori.

Paganini’s Caprice No. 5

L’altra grande opera ha invece giocato in maniera seria e profonda con la mia nostalgia. Il motivo è che parla della cosa più importante della mia adolescenza: la chitarra elettrica. Se un lavoro sulla chitarra elettrica mi ha toccato, vuol dire che la gente toccata dal fatto che le palle da bowling finiscono nei canali laterali ha diritto a vivere e provare sentimenti verso il proprio passato quanto ce l’ho io. E se un artista mi fa provare questo senso di umanità e giustizia e benevolenza verso gli altri fruitori della sua opera, l’artista in questione deve avere molto valore.

Ecco l’opera metal di Archangel: ha assemblato un assolo di chitarra elettrica; l’ha fatto usando per ogni nota un frammento di un filmato di Youtube in cui un chitarrista nerd in camera sua suona quella nota. Decine di camere da letto o tinelli con decine di chitarre illuminate male, trionfi di Ibanez dai colori matti, di dita pallide flesse in modi inquietanti e insetteschi, un miscuglio di suoni da decine di amplificatori. La perizia che si intuisce, sia per averla vissuta provando assoli di Slash e Nuno Bettencourt in garage per tutta l’estate del 91-92-93-94 invece di andare al mare, sia per averla già vista su Youtube cento volte, perizia che potrebbe essere raccontata ironicamente, è, al contrario, confermata e giustificata dalla perizia della composizione di Archangel, che invece di compilare un gran bordello come nel caso dell’opera sul bowling, perde tempo, come detto, a comporre il suo virtuosistico assolo a partire dai virtuosismi altrui, legittimandoli in tutta la loro solitaria e un tempo closeted sfiga. (Suona come un disco dei Books ora che ci penso, con innumerevoli scarti di timbro e volume tra gli innumerevoli suoni campionati.)

L’impressione che mi fanno queste due opere è che l’autore non sia né davvero un nerd, né davvero un giocherellone, né davvero un artista concettuale, né davvero un furbo. Le sue opere sembrano delle trovate, e poi si rivelano abitabili e complesse.

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