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06:21 domenica 29 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Siamo davvero noi il problema?

La natura che rifiorisce, le città che respirano, gli animali che si riprendono i loro spazi: come il virus ha rinforzato una nuova (ma in realtà vecchissima) ideologia.

06 Aprile 2020

I canali di Venezia sono tornati trasparenti e si sono anche riempiti di pesci. I parchi di Milano si sono ripopolati di lepri, gli uccelli ci svegliano, i gabbiani hanno preso ancora più possesso delle vie e inseguono le poche persone uscite per fare la spesa. A metà tra Sorrentino e l’Esercito delle 12 scimmie vediamo cinghiali e animali selvatici di ogni tipo scorrazzare per mezza Italia, sui binari dei tram e nei giardini abbandonati e incolti. Da tante parti si leva un grido stupito: la natura si riprende i suoi spazi. E la cosa non crea spavento, come fossimo in Annientamento di Vandermeer, bensì gioia. (E, ovviamente, sono apparsi anche i primi meme coi dinosauri che, finalmente, dopo anni, tornano ad affacciarsi in Salento). 

Le città d’arte sono vuote e, così, come fossero quadri di Modigliani, piacciono di più. Perché era stato il turismo di massa a esacerbarle. Le architetture riprese dai droni ci restituiscono quello che non sapevamo più vedere. E pazienza se di quelle architetture, adesso, non ne gode nessuno. Sono così belle che anche loro vengono trattate come un elemento della natura, anche loro hanno ripreso possesso dei propri spazi. Possiamo guardarle dalle webcam e commuoverci quando uno sparuto passante le sfiora. Sono un paesaggio naturale che ci sopravviverà.

Molti si lamentano che perfino i libri non hanno più valore, sono illeggibili, perché raccontano un’epoca che ci sembra lontana. In classifica tornano La peste e Cecità e, per chi li compra, quelli sono ormai attualità, instant book. Abbiamo criticato, per anni, l’incapacità del potere, che fossero politici o grandi imprenditori, di pensare il futuro, ma poi il futuro non lo sanno pensare neanche i lettori che prima si lamentavano.

Scrive Anna Oliverio Ferraris in Psicologia della paura: «Non è facile, per noi che viviamo in un’epoca in cui la novità è promozionale e molti prodotti e beni di consumo si vendono facendo appello al nuovo e all’avventura, ammettere che possano esserci stati interi secoli in cui le novità producevano non soltanto sospetto e inquietudine, ma anche panico e reazioni aggressive». Ci sembrava che solo gli incolti e i provinciali reagissero ancora così, e invece eccoci qui. Mentre al secondo posto delle classifiche di vendita c’è Profezie. Che cosa ci riserva il futuro di Sylvia Browne, un libro del 2004 in cui, secondo gli esegeti, la sensitiva (morta nel 2013) prevedeva l’epidemia di Coronavirus. La risposta alla paura è, allora, ancora quella atavica, gli oroscopi, le visioni, il millenarismo.

Ma, accanto a quello storico, si fa sempre più strada anche un millenarismo che potremmo definire scientifico. Perché che il mondo scomparirà, la nostra civiltà svanirà, e la terra trionferà libera dal giogo della razza umana, una volta lo ricordavano solo i predicatori più appassionati, adesso è una costante del discorso umanista. Perfino Spillover di David Quammen è stato trasformato da meraviglioso libro scientifico a manuale di morale. Il virus ha fatto anche cose buone, sembrano dire in tanti a mezza bocca. Ci fa ripensare alle nostre priorità, ci renderà migliori di prima, ha pulito l’aria, ha fatto respirare la terra. E, pazienza, se quelli che prima non facevano respirare la terra, guarda caso, erano sempre gli altri. Quelli che inquinavano, viaggiavano troppo, prendevano troppi aerei, consumavano troppa plastica, vivevano al di sopra delle proprie possibilità, erano gli altri. In un’epoca in cui la parola “moralismo” sembra far orrore a tutti, abbiamo dato mandato al virus di moralizzare gli altri. Quello che non avevamo il coraggio di dirvi prima, vedete, adesso ve lo dice il virus. Così che non possano, una volta ammesso il peccato neanche domandarci, se invece, noi, prima, eravamo diversi.

E assieme all’incapacità del futuro, abbiamo consegnato al virus anche la possibilità di imporci una versione perfino più estrema della retrotopia degli ultimi anni. Se già la nostalgia falcidiava il nostro immaginario e i nostri pensieri, adesso ci troviamo ad avere nostalgia di tutto, delle code al casello, dei luoghi affollati, perfino delle canzoni tremende dell’estate del 2019. Perfino quell’intro agghiacciante reggaeton dell’estate scorsa ci sembra che, in fondo, quasi quasi, come si stava bene. Adesso me la godrei diversamente. Non era affatto questo che intendeva Vonnegut con «Quando siete felici fateci caso», una frase che direttamente o indirettamente tutti abbiamo sentito dire continuamente in quest’ultimo mese. Ma facciamo finta che lo sia. Mentre io, invece, credo intendesse: guardate che anche oggi che siete costretti a stare in casa, e fate i paragoni con la guerra, o con la peste del ‘600, beh, non è proprio così, fateci caso.

E fate pure caso che tutto questo discorso dell’uomo distruttore da punire per le sue colpe morali, dell’uomo come vero virus lo diceva uguale uguale in Matrix l’agente Smith. Quando c’è il confronto tra Morpheus e i computer, l’agente Smith spiega al leader degli umani incatenato quella che è la visione dell’intelligenza artificiale: «Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie […] Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga». Speriamo finisca come sui social e anche qui vinca Keanu Reeves.

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